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31 dicembre 2012 1 31 /12 /dicembre /2012 06:56
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Scrissi questo pezzo diaristico, ricordando le sensazioni di un particolare momento durante un viaggio in Bretagna. Correva l'anno 1993. E mi ero spostato sino a Saint Malo, città possente di fortificazioni, antico covo di pirati e avvolta da un'aura romantica. Ero andato lì per partecipare ad una gara sportiva (Giochi mondiali della Medicina dove mi ero iscritto per correre una Mezza). Durante i giorni precedenti e successivi girovagavo con l'autoa nolo da un posto all'altro, sia sulla costa sia verso l'interno, facendo delle puntate anche verso la vicino Normandia.
quattro dopo mezzanotteFu una vacanza molto bella e malinconica. Mi ero sposato da poco e di lì a qualche mese sarebbe nato mio figlio Francesco.
Qui, racconto le mie impressioni forti nell'arrivare e nell'entrare in un imprabile Grill lungo una strada di transito per rifocillarmi.
Questo autogrill era un luogo davvero strano (o, come appresi subito dopo il mio ritorno, studiando alcuni scritti di Foucault un "non luogo"), imprabile per alcune sue caratterstiche, deserto per altro - senza la minima traccia di avventori. Per quel che mi riguarda, avrebbe potuto essere benissimo uno scenario da cui Stephen King avrebbe potuto trarre ispirazione per qualcuno dei suoi inquitanti racconti. Adesso, a posteriori, farei un'associazione con il suo romanzo breve "I Langolieri" (contenuto nell'antologia di romanzi brevi "Quattro dopo Mezzanotte") che al tempo di quel viaggio non avevo ancora letto.
Allo svincolo di una lunga strada deserta

nel lucore smorto dell'imbrunire

emerge un'isola di luci smaglianti

 

LA via si era snodata dritta e monotona sotto la pioggia,

dopo la visita all’antico villaggio

niente più che un coagulo di edifici sbilenchi e irregolari

fatti di pietre squadrate e tetti spioventi di lastre d'ardesia

abitato da fantasmi

Strade silenti

percorse soltanto da pochi viandanti sperduti,

le mura  attorno trasudanti ricordi di tempi lontani

e evocanti presenze inquiete

ruine di grandi fortificazioni

assediate da alberi fronzuti

 

MI chiedo dove sono andati a finire gli uomini

in questo inquieto crepuscolo dell’anima

 

Inoltrandomi nella landa desolata

segnata da punti di riferimento evanescenti

ricorrenti sempre eguali

così da darmi l'impressione di passare più volte dallo stesso luogo

vincolato ad un'eterna ricorsività

avevo viaggiato per ore nelle brume della sera

avvoltolato nello spessore di un piovasco improvviso

inondato dagli spruzzi di acqua e fango del passaggio violento

                                                            [di autotreni dispotici

 

ED ecco sorgere inaspettata davanti a me

l'insegna luminosa brillante di colori

di un luogo di sosta

 

Chronogrill c'è scritto a caratteri cubitali

 

 

Sollievo all'idea di entrare in un luogo

che penso caldo e accogliente -un riparo?-

e forse anche lo struggimento

- dopo il silenzio e la solitudine interiori

intrecciata con  una colonna sonora

fatta soltanto di stridori meccanici -

di poter vedere  di nuovo un volto  umano

condividerne la vicinanza

scambiare una frase

per sentire  così il suono della voce mia e di altri

 

 

Penetro nell'edificio

incerto

a passi esitanti

ma un interno finto mi accoglie

tavoli vuoti

sedie forse mai occupate

e tutto è in perfetto ordine

per ricevere  folle di avventori                                                                                                                                           

                    comitive vocianti

                     viaggiatori solitari

                     coppie in cerca di evasione

                     pendolari in moto perpetuo

                     reietti migranti verso i miraggi delle città

                     o fuggitivi dalle metropoli

 

 

Scorie di rabbia lievitano leggere

la nostalgia che sale piano

mentre le note tristi

di Chimes of freedom

e la canzone dei Bee Gees

- sempre la stessa, Saturday night's fever

messe a girare in continuazione

si diffondono dagli altoparlanti

cose del tempo andato sprofondate nell'oblio

ricompaiono all'improvviso

emergendo dalle nebbie evanescenti della memoria

sono sommerso

da un'ondata di rimpianto

dalla penosa consapevolezza dell'esilio

e dal desiderio del ritorno

 

UN'onda di marea che di colpo mi travolge

senza che io possa accorgermi di quanto accade

prima che la freccia del tempo si ripieghi su sé stessa

 

ma poi niente veramente accade

 

 

E rimango seduto alla tavola

decorosamente coperta da una tovaglia rosa

ben apparecchiata secondo le regole

mentre  una ragazza robusta  

- pure vestita di rosa  fiocco nei capelli incluso-

materializzata dal nulla

mi si fa vicino

taciturna 

eppure nell’esibizione  imperiosa di matita e taccuino

vogliosa di raccogliere un’ordinazione

 

l'autogrill è sempre deserto 

e dal mio arrivo non altri avventori ne hanno varcato la soglia

forse nessuno lo ha mai fatto

 

 Che questo autogrill

 sia soltanto una finzione per quelli come me

 che viaggiano senza mai fermarsi

 spinti da una voglia febbricitante

 ma condannati al silenzio e all'oblio?

 

 

LA musica  va di continuo,  soffusa

e non sovrasta il ticchettio regolare che invade la sala

divisa in molteplici loculi da ordinati tramezzi

per separare gli invisibili commensali

e assicurare a ciascuno la propria legittima  privacy

 

 

IL  ticchettio pervasivo e onnipresente

si origina da tanti cronometri appesi alle pareti

molteplici cronometri,

alcuni eguali

altri in  esemplari unici  e di foggia strana 

ma ciascuno regolato sul tempo di un differente luogo della terra

per ricordare agli avventori che il tempo lineare scorre inesorabile

dovunque

e che bisogna andare sempre avanti

e mai fermarsi a meditare sul passato

o a cogliere l'istante

 

Andare veloci e vincere il tempo

 

alle pareti le foto di campioni 

con indosso  tute da space-rider

che sfrecciano eroici su cocchi e cavalcature meccaniche

dipinti a vivaci colori

sfidando il tempo

 

ALLA ragazza vestita di rosa

che mi osserva con aria interrogativa

taccuino e penna in mano

lancio  un'ordinazione a caso

senza parlare

soltanto indicando con il dito

sulla lista che mi ha offerto poco prima

 

Rimango in attesa

quieto e silente

 

imprigionato in un'ansa temporale

comprendo adesso che questo luogo

l' autogrill-chronogrill

è chiuso in un tempo ricorsivo

i cronometri che battono il tempo lineare

sono soltanto illusione

 

NON ci sono eventi da misurare

non mi può accadere più nulla che abbia una durata

non c'è più differenza apprezzabile tra l'andare e lo stare

 

il principio è la fine di tutto

e la strada mi attende

vuota                   

ma soltanto per condurmi

ad un altro chronogrill

ad altri luoghi sempre eguali

in serie infinita

 

i cancelli cronometrici

sono ora chiusi

davanti e dietro di me

senza rimedio

 

legato a questo certezza

stancamente mi alzo ed  mi trascino fuori dal chronogrill 

le chiavi dell'auto pronte in mano

 

SULLA soglia

prima di essere ingoiato ancora una volta

dalla strada che  va avanti all’infinito 

gli ultimi lampi del giorno che muore

mi  balzano addosso

attraverso gli ampi squarci della coltre di nubi

lontano all'orizzonte

 

 

 

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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