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1 settembre 2012 6 01 /09 /settembre /2012 12:27

Pantelleria. Contrada SibàIl volo aereo è stato tranquillo.
L'aereo semivuoto, al massimo una ventina di persone a bordo.
La veloce planata sulla costiera nord della Sicilia e poi all'altezza di Trapani, la lenta virata verso Sud che regala la vista su Monte San Giuliano, ammantato di nubi - e di Erice medievale appollaiata sulla rupe con le sue pietre antiche - e il profilo delle Egadi (e Marettimo - la più lontana delle tre sorelle - è la più indistinta nella bruma).

Poi, la trasvolata attraverso il vuoto blu - oggi un po' lattiginoso - del Canale Sicilia e, alla fine, Pantelleria, tutta cinta di nubi che le fanno da corona.
L'aereo scende verso la terra ospitale verdeggiante e nera di lava.
L'atterraggio è violento.
L'aeromobile si piega sul fianco destro, quasi volesse ribaltarsi.
Si sente la forza di uno strappo, come quello di un cavallo imbarizzito che vuole disarcionare il suo cavaliere.
Tutto dura soltanto 10 secondi.
Poi, l'aereo ritorna docile e la sua velocità all'impatto con il terreno della pista, si va spegnendo.
Il drago è stato domato e noi, minuscole pagliuzze, siamo salvi.
In quei lunghi, fatidici, 10 secondi nessuno ha fiatato.
Non c'é stato il tempo di lanciare un singolo grido di paura.
Si apre il portello e scendiamo a terrra un po' frastornati.
L'aria è calda, non soffia un solo refolo di vento, l'erba secca a lato della pista non trema nemmeno.
Il silenzio è totale, all'inizio quasi innaturale.
Entriamo in una grande aerostazione, spropositata: una cattedrale nel deserto, inaugurata pochi mesi fa, assolutamente spropositata rispetto all'esiguo traffico passeggeri.
Eppure, è grande come se dovesse accogliere oceaniche.
Vuota com'è fa una strana impressione, come se fosse la vestigia di ciò che rimane di un tempo in cui invece si riempiva di gente chiassosa, come era, ad esempio, l'aeroporto da cui provengo.
Un'atmosfera che, con una leggera deriva umorale, potrebbe rievocare "I Langolieri" di Stephen King.
Un giardino pantesco trasformatoRitiro dal nastro trasportatore il mio bagaglio e mi sposto nell'edificio che, sino all'anno passato, fungeva da scalo passeggeri e faccio le pratiche per prendere in consegna lo scooterone che avevo già prenotato. 
Il resto della giornata a casa di Tiziana e di Giorgio - i miei ospiti - mentre le condizioni meteo vanno peggiorando progressivamente. 
Aumentano le nubi, si alza e si rinforza il vento.
Cade qualche rada goccia d'acqua che, tuttavia, non si trasforma in pioggia.
Si accresce il senso della solitudine.
E' incredibile come l'isola, anche se sei in compagnia d'altri, abbia un immediato impatto su di te, creando un senso di distacco dal luogo da dove vieni e da tutto ciò che sei...
Un distacco, dovuto alla consapevolezza che sei lontano e, soprattutto, staccato da tutto il resto del mondo, in una realtà piccola in cui rapidamente tutto può mutare e in cui puoi rimanere confinato dal mutare delle condizioni climatiche.
L'isola ti trasforma - le isole, in genere, specie se piccole, hanno quest'efffetto su di te: l'effetto che hanno sul tuo animo è impalpabile, eppure potente.
All'inizio, sento l'esigenza di dormire, quasi che il sonno avesse una funzione terapeutica sul primo impatto che l'isola ha su di me.
Un impatto a cui non bisogna opporsi: c'è il rischio che tu ti auto-espella.
Pantelleria. laluna ammicca tra le nubiIl sonno catalizza l'adattamento.
E' come se io dovessi rinascere sull'isola, ritrovando in me l'insularità della propria condizione di uomo e della solitudine profonda e primigenia che é dentro ciascuno di noi.

Il vento soffia sempre più forte e freddo.
Muggisce, quasi, e questo ansito, come un potente respiro, accresce ancora di più la sensazione di separatezza.
Una sensazione che non ti rende debole, ma ti fa sentire più forte.
Nel cielo risplende la luna che, a tratti, scompare inghiottita dalla coltre di nubi, ma il suo chiarore forte e costante continua ad intravedersi dietro, quasi fosse in filigrana.
Poi, di nuovo il sonno rigeneratore, nel silenzio.


Foto di Maurizio Crispi

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Published by Testo e foto di Maurizio Crispi - in Note di diario
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commenti

Magni Gabriella 01/08/2014 18:29

DOPO AVER LETTO IL POST SULL'ISOLA,ESSENDOMI PIACIUTO IL SUO MODO DI SCRIVERE, MI SONO ISCRITTA ALLA NEWSLETTER PER SEGURE IL SUO BLOG.... BELLO ANCHE IL POST SUL RITROVAMENTO DELLE FOTO ....TEMPO
FA CAPITO' A ME PURE DI RINVENIRE UN VECCHISSIMO ALBUM FOTOGRAFICO DI PELLE NERA DA CUI EMERSERO FOTO INGIALLITE ... FU UN RIVIVERE SENSAZIONI ANTICHE

gabriella 01/02/2014 21:50

Sono arrivata casualmente al suo post sull'isola che io amo da oramai 17 anni.Mi sono piacevolmente sorpresa di scoprire che le sue stesse sensazioni riguardo a Pantelleria sono appieno condivise
dalla sottoscritta... il senso di solitudine estrema,il senso di esclusione ..di allontanamento dal nostro mondo convenzionale...il divenire balia di una natura umorale.....condivido su facebook il
suo post che mi ha emozionato Gabriella Magni

Maurizio Crispi 01/07/2014 23:50



Grazie per le belle parole e grazie per la condivisione



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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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