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12 febbraio 2014 3 12 /02 /febbraio /2014 06:57

Nella mostra

 

E' in corso di svolgimento a Greenwich (GB), negli spazi affascinanti del National Maritime Museum, uno dei musei tematici dedicato al mare e alla navigazione tra i più grandi del mondo, la mostra dedicata al grande pittore inglese Joseph Turner, dal titolo "Turner and the Sea", inaugurata il 22 novembre 2013 e aperta sino 21 aprile 2014. Si potrebbe dire che l'abbinata tra Turner e il NMM sia quanto meno azzeccata (e. non a caso, nel piccolo catalogo che viene dato ai visitatori come gadget abbinato al ticket, a corredo delle note informative sulla mostra, appaiono qua e là, le riproduzioni di oggetti che fanno parte delle gallerie del Museo).
Il titolo stesso della mostra è iconico e possiede qualcosa di apodittico: probabilmente, perchè parla con la sua incisività di un'inesausta passione e di un'intima relazione che si è sviluppata per tutta una vita; iconico, come è il titolo del famoso romanzo di Hemingway, Il Vecchio e il Mare. Un Assoluto, insomma, in qualche misura: e vedremo perchè.

Joseph M. W. Turner ebbe una lunga vita operosa (1775-1851) e, rispetto ai canoni del suo tempo, esplorò in maniera continua (e con passione) i limiti della pittura, tentando di continuo nuove soluzioni e originali modalità espressive.

Sembrerebbe, a prima vista, che la mostra possa riguardare soltanto un segmento limitato della vita artistica di Turner, ma - in realtà - non è così, perchè il confronto con il mare, con le sue vastità, con la mutevolezza delle sue condizioni e dei suoi colori, fu per lui fonte continua di ispirazione.Il mare fu per Turner una sorta di sfida continua alla sua espressività, a partire dall'ispirazione che ebbe, guardando le opere dei paesaggisti olandesi del XVIII secolo che furono - da un certo punto di vista - il suo punto di partenza in una ricerca che non ebbe mai fine.

Prendendo le mosse dalla "maniera" non priva di fascino di quei pittori, Turner iniziò a sperimentare, lavorando sul colore e sul movimento.

Le sue scene di mare (siano esse paesaggi, navi in navigazione, naufragi, spiagge battute dal mare infuriato e dal vento, battaglie e, ultima sua sperimentazione, la caccia alla balena) sono piene di movimento: un movimento che - a volte - dà la vertigine.

Nella mostra E il colore viene tradotto con le sue sfumature cangianti e la sua mutevolezza - cosa che, in mare, non è diffcile poter constatare - con una tecnica indedita, quasi impressionistica (e ciò Turner fu autenticamente un precursore del successivo movimento pittorico).

Turner, come tutti i pittori del tempo, in assenza di strumenti "tecnologici" di supporto (come è oggi la macchina fotografica), andava in giro munito di taccuini, album, acquarelli, matite colorate, carboncino.

Ma il soggetto da lui preferito, per eccellenza mutevole, richiedeva - per fissare una singola impressione - rapidità e maestria di esecuzione: e la mostra ci mette in condizione di ammirare i suoi lavori preliminari che ci fanno vedere il lavoro dell'artista in progress, per così dire.

Ma c'è di più.

Turner era assolutamente sperimentale ed empirico: sosteneva, come un'approccio filosofico all'espressione artistica moderna tende ad affermare - che l'artista dovesse esporsi direttamente a ciò che intendeva rappresentare in una sua opera. Sotto questo profilo, era molto aderente al pensiero del filosofo Francis Bacon  che affermò che un medico, per capire a fondo una malattia, dovrebbe essere stato ammalato di quella stessa malattia e che, diversamente, non può avere voce in capitolo per parlarne.

Per studiare l'effetto di una nevicata in mare - e rispolverando il mito odisseico dell'incontro con le Sirene - Turner si fece legare all'albero della nave su cui viaggiava durante una tormenta, in modo da poter sentire la neve sulla sua pelle ed averne gli occhi accecati.

E, soltanto, dopo, potè realizzare un quadro che, alla maggior parte dei suoi contemporanei, apparve anticonvenzionale e fuori dai canoni, per non dire incomprensibile.

Dunque, fu un pittore assolutamente sperimentale, molto moderno e sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo: probabilmente se avesse trovato una risposta ai suoi interrogativi avrebbe smesso di dipingere il mare in tutte le sue mutevoli forme.

In questo senso non fu mai un pittore di maniera, poichè la sua ricerca lo portava sempre a superare se stesso.

E, mentre nuovi pittori emergenti lo scoprivano e cominciavano ad imitare un suo presunto "canone", lui, di continuo e in una maniera spiazzante, andava "oltre", alla ricerca di nuove frontiere espressive, non disdegnando di occuparsi di temi della modernità.

Per esempio, non mancò di rappresentare in alcune sue opere la battaglia di Trafalgar che assicurò la vittoria britannica su Napoleone Bonaparte e la Francia e che tanto influenzò l'immaginario collettivo del tempo; oppure, introdusse in alcune delle sue marine, le prime navi a vapore oppure scene di caccia alla balena, attività che si espanse alla grande proprio nella seconda metà del XIX secolo.

Nella mostra Fu anche moderno per un'altra ragione: avendone i mezzi, decise di promuovere in proprio i suoi quadri, creando un proprio spazio espositivo in un edificio adiacente alla sua dimora nella prospera ed aristocratica Harley Street (che è oggi è la via londinese dove risiedono - e ricevono - i più grandi luminari della Medicina britannica).

Fu un uomo sanguigno e volitivo, con una vita privata molto complessa e variegata ma che visse senza ostentazione rispetto ai suoi contemporanei, arrivando in taluni casi ad assumere una differente identità per poter vivere senza intralci alcune sue scelte, come quella di sposare la vedova Sofia Booth (prendendo lui stesso il cognome di Booth e acquistando per vivere assieme a lei un pub nell'East End).

Ed anche ebbe una "secret life", come dimostra un'ampia collezione di disegni erotici, rinvenuti dopo la sua morte.

 

Assolutamente apprezzabile, della mostra, è il criterio cronologico, per cui seguendo il percorso illustrato da pannelli esplicativi, si può passare da una fase all'altra della sperimentazione pittorica di Turner, osservando al contempo le opere di quei pittori che lo hanno influenzato (i paesaggisti olandesi) e di quelli, tra i suoi contemporanei, che hanno avuto predilezione per le "marine" o che, a lui si sono ispirati.

 

Si può seguire passo passo la carriera artistica di Turner in relazione a questo suo fondamentale soggetto d'ispirazione, per lui sfida e passione assieme.

Le ultime due stanze sono dedicati ai lavori in progress (la bozzettistica e gli studi preparatori) che ci danno un'idea del suo "laboratorio", ad alcune opere rimaste incompiute e agli ultimi soggetti, come quello della tempesta di neve in mare, di cui si è accenato prima, o quello con la rappresentazione delle prime navi a vapore.

L'unico inconveniente è che le didascalie poste accanto ad ogni dipinto sono troppo minuscole e richiedono, per essere lette, un avvicinamento eccessivo al quadro.

La mostra è peraltro - e apprezzabilmente - interattiva, poichè alla fine del percorso, sono disponibili dei tablet attraverso i quali, dopo aver inserito le propie generalità, è possibile lasciare una propria review alla mostra (sino ad un massimo di 900 caratteri), avendo la possibilità di essere estratto (due nominativi al mese) per diventare "membro" del National Maritime Museum (con la possibilità di ingresso gratuito per le diverse iniziative) per un anno.
E, in questo caso, si tratta di un lodevole utilizzo di un gadeget tecnologico.

 

 

Nella mostra

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Published by Maurizio Crispi (Testo e foto) - in Arte - allestimenti e mostre
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

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