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10 agosto 2012 5 10 /08 /agosto /2012 07:07
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Ieri, 9 agosto 2012, era la ricorrenza del mio 62° compleanno.
Soprattutto attraverso il social network (FB), ho ricevuto una valanga di auguri virtuali tutti molto apprezzati (e molti da persone che conosco personalmente e, dunque, particolarmente sentiti).
Per il resto, come sempre una piccola celebrazione in famiglia: un pranzo e, alla fine, come usava fare mia madre, il "gelo di mellone" (anguria rossa) fatto in casa (che è sempre da leccarsi i baffi).
Tutto qui. Il mio compleanno, sin da quando ero piccolo, è stato una festa in famiglia: si faceva tutto con molta quiete, con i nonni, gli zii, cuginetti e cuginette.
Più che altro era un'occasione per incontrarsi con la famiglia allargata.
Anche perché, per cadendo il mio compleanno d'estate, non c'erano compagni di scuola da invitare: e, del resto, allora non si usava, se non in occasioni particolari, come la festa dei 18 anni (o, prima ancora, dei 21 anni): in quel caso, la festa aveva delle connotazioni particolari perchè era considerata una specie di debutto in società con il raggiungimento dell'età adulta.
Ma io, nemmeno in occasione dei 18 anni, ho avuto una festa speciale, se non la consueta e rassicurante (per me, molto cara) riunione in famiglia.
Il giorno del compleanno è anche un momento di nostalgia: anche perché man mano che si va avanti con gli anni, alle nostre spalle c'è una lunga scia di ricordi, di rimpianti e di nostalgie: ogni anno qualcuno manca all'appello e questa consapevolezza genera un po' di tristezza.
Ma la nostalgia è anche un modo per tenere vivo il ricordo delle persone care che non ci sono più.
E' stato così che ieri ho sentito il desiderio di andare a rispolverare una vecchia fotografia di famiglia, relativa al mio terzo compleanno.
Sono in un momento di scontrosità (spesso quando ero piccino mi impuntavo sl "No") e mio padre - così leggo la foto - con molta pazienza e con fare incoraggiante sta cercando di convincermi a soffiare sulle candeline (disposte su di una torta casalinga, come si usava allora).
La mamma è venuta mossa, ma sempre elegante per quanto con uno di quei abiti confezionati in casa, ed è contenta (riusciva ad essere sempre allegra e con il sorriso sul volto).
Appoggiata con
il gomito sul tavolo, si vede una delle mie cugine più grandi.
Quando ero piccolo, mi chamavano a casa Mao Ze Tung, nomignolo coniato dalla mamma, perché allora tanto si parlava della Rivoluzione cinese e del suo leader ed io ero tutto nero e scuro (alla nascita avevo un'enorme ciuffo di capelli neri, che poi caddero subito dopo) e, per di più, quasi sempre imbronciato.
Così ero e adesso, mentre guardo questo foto, sono passati ben 60 anni.
Un tempo enorme, a ben guardare.
Eppure, non mi sento tanto diverso da come ero allora.
Quel bambino imbronciato è ancora dentro di me.
Anche se non ci sono più i miei genitori me li sento accanto, come lo erano allora in quel particolare giorno per incoraggiarmi a soffiare sulle fatidiche candeline.
Continuo a sentire le esortazioni di mio padre e l'incoraggiamento della mamma.
Dai che ce la puoi fare!
Supera te stesso!

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Published by Maurizio Crispi - in Ricordi
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commenti

Pierpaolo 04/16/2013 23:12

E' la vigilia del mio compleanno e cercavo riflessioni sul genetliaco che si aggiungessero alle mie. Così sono capitato qui e...le tue righe mi hanno fatto commuovere. Grazie!

Maurizio Crispi 04/20/2013 02:10



Grazie del "ringraziamento"... L'utilità dello scrivere e del leggere risiede appunto nel fatto che scrivendo e rendendo pubblico il proprio scrivere si può offrire ad altri la possibilità di
rispecchiarsi oppurre offrire ad altri la possibilità di elaborare proprie, ulteriori, riflessioni.



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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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