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4 gennaio 2014 6 04 /01 /gennaio /2014 07:13

Le ultime ore dei miei occhiali di Nino Vetri. Un piccolo amarcord trigenerazionale(Maurizio Crispi) Le ultime ore dei miei occhiali di Nino Vetri (Sellerio, Collana Il Contesto, 2007) è un prezioso "amarcord" trigenerazionale. L'autore, musicista in un gruppo musicale di Palermo (" La Banda di Palermo") dove suona il Sax tenore e il basso elettrico, compone in esso un delizioso quadro di ricordi che altalenano dalla generazione del nonno alla sua, passando per quella del padre che ora presenta segni di senilità.
Il punto di partenza è sempre il presente e da qui Vetri con piccole riflessioni lapidarie e percorsi associativi compie delle fulminee incursioni nel passato del nonno e del padre, ma sempre partendo dal suo presente o dal suo passato personale di bambino e poi di ragazzino e di adolescente, così come viene rievocato nostalgicamente.
Così vediamo sfilare davanti agli occhi in un mosaico di continuo cangiante il suo stesso percorso di formazione, sostenuto da "miti" familiari e dalla presenza di personaggi ingombranti e, forse, discutibili, ma ciononostante immanenti e con i quali entrare in termini, facendo di continuo delle rielaborazioni (direbbe Freud delle "coastruzioni").
Tra le due possibilità date di scegliere un percorso cronologico oppure, invece, percorrere quello impressionistico, Vetri ha optato per la seconda soluzione, utilizzando sempre un vertice soggettivo e collocando il Sé che ricorda nel presente attuale (quando parla del padre) o nella sua infanzia-adolescenza quando rievoca la figura del nonno.
Malgrado la recensione (ma tutto sommato ironica) "incendiaria" che si potrà guardare su youtube, il libricino di Vetri è da leggere, perché - scorrendolo di seguito oppure entrando nel testo a caso - le sue parole attivano immediatamente dentro ciascun lettore che appartenga alla sua stessa generazione risonanze empatiche e vividi ricordi, ivi compreso anche il fatto che l'attivazione di una ricerca indiziaria che potremmo fare da adulti sulle figure-mito della nostra infanzia-adolescenza potrebbe portarci alla scoperta di verità sgradevoli.


(dal sito web della casa editrice Sellerio) La scuola, l’adolescenza, i pantaloni bucati, la musica, i viaggi, i concerti: sono schegge di avventure di pace e di guerra, ricordi di fatti straordinari e peripezie famigliari con cui il protagonista racconta la sua storia. E con umorismo schizza il ritratto di una generazione.
Di questo piccolo amarcord trigenerazionale, Andrea Camilleri ha detto: "Ironico, elegante, diretto: che si vuole di più da un primo romanzo?".
È la memoria la protagonista in questo libro di Nino Vetri. Un libro apparentemente senza trama, tanto sciolti e fluenti si rincorrono i pensieri, le cronache, i racconti, squarci in interni di vita familiare e non. La memoria del padre, che va e viene, dimentica del presente e densa di particolari del passato (dei bombardamenti, della fame del dopoguerra, dello sbarco degli alleati), quella del nonno, guerra in Albania e passato da fascista, "cose vecchie, cose brutte", di cui alimenta il ricordo conservando in una stanza segreta armi e cimeli del regime, quella del microcosmo familiare - nonni, zii, cugini - che riesce a compattarsi attorno agli affetti, indulgente verso le diversità, paziente con le fissazioni dei vecchi e le bizzarrie dei giovani. Ma attraverso ricordi e racconti il protagonista racconta la sua storia: la scuola ("sento di avere ricevuto l'ultima educazione risorgimentale"), l'adolescenza, i pantaloni bucati, la musica, i viaggi, i concerti, le risse.
«Mio nonno cambiava spessissimo connotati. Una volta aveva dei baffetti sottili, un’altra volta il pizzetto, qualche volta la barba. Ma sempre le mani ai fianchi e il mento puntato verso l’alto. Un retaggio. Non facciamo i mammolini! mi diceva». Svetta su tutti gli altri il ritratto del nonno. Ma ognuno dei personaggi, anche minore, che scorrono ha qualcosa di unico e vivido, un umorismo poco appariscente e persistente, un caldo ritemprante affetto non sentimentale. Sono schegge di avventure di pace e di guerra, ricordi di fatti straordinari e peripezie famigliari raccolti da bambino, con alcune irresistibili incursioni nel presente – la smemoratezza del padre e la formazione di un complesso punk –, in cui riecheggiano termini di moda e luoghi comuni usati fino a ieri e che sembrano già parole morte. Una lingua perduta che suggerisce che il soggetto di Le ultime ore dei miei occhiali forse è il tempo, il nostro passato prossimo che sembra già incredibilmente remoto. E quindi uno schizzo, un abbozzo di ritratto privo di ogni presunzione che non sia l’umorismo, di una condizione umana presente e di una generazione.


Nota biografica sull'autore. Nino Vetri è nato a Palermo nel 1964. Suona nel gruppo «La banda di Palermo» (dedicandosi al Sax Tenore e al Basso Elettrico). Con questa casa editrice ha pubblicato, oltre a Le ultime ore dei miei occhiali (2007), anche Lume Lume (2010) e Sufficit (2012).

 

 

Una recensione incendiaria

 

 


 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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