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4 luglio 2011 1 04 /07 /luglio /2011 09:59

donne-del-sesto-piano.jpgLe donne del 6° piano (di Philippe Le Guay, 2010, Francia) è una commedia briosa e delicata come soltanto i Francesi sanno fare.

La storia, retrodata, è collocata esattamente nel 1962, a Parigi, quasi esattamente 50 anni addietro, nel pieno della ripresa del dopoguerra, con il risorgere dell'alta borghesia operosa e affaristica, fatta di uomini lavoratori e mogli che, invece, ingannano il tempo tra opere di beneficineza, attività culturali e chiacchiere più meno insulse con le amiche, mostre e vernissàge, ma - certamente - poco propense a qualsiasi lavoro domestico.

Per condurre una simile vita e per garantire ai consorti ogni confort e il rispetto di rassicuranti abitudini, ordine e pulizia, camicie perfettamente stirate e argenteria lucidata a specchio, le signore benestanti e nullafacenti hanno bisogno di domestici: ed è anche chiaro che si vada alla ricerca di mano d'opera a costi relativamente contenuti, seguendo nello stesso la moda e i trend del gruppo di appartenenza.

Il film racconta la transizione dalla "moda" delle domestiche provenienti da zone economicamente depresse della Francia (in questo caso, la Bretagna) a quelle migranti dalle regioni povere della Spagna franchista che sognano un futuro di emancipazione, includente l'acquisizione di una propria casa o la riappropiazione d'una vita familiare o il ricongiungimento con i propri figli.

Le donne del 6° piano sono, appunto, tutte spagnole di diverse provenienze, migrate in Francia per trovare lavoro e potere inviare denaro a casa per le più disparate esigenze dei familiari rimasti lì o per la realizzazione dei propri sogni.

Jean-Louis Joubert (Fabrice Luchini), che vive una piatta esistenza da consulente finanziario ed è imprigionato in ossessive abitudine (e i due figli mandati a studiare in college) l'esistenza di queste donne e di un mondo intero a lui ignoto, quando la domestica di famiglia - bretone - si licenzia e la moglie Suzanne Joubert (Sandrine Kiberlain) assume, seguendo il consiglio di un'amica di chiacchiere, Maria (Natalie Verbeke) una giovane e avvenente spagnola, da poco arrivata in città da Burgos e ospitata dalla zia.

Le "Spagnole" alcune fortemente tipizzate al limite della macchietta (anche nella scelta delle fisionomie) vivono tutte al 6° piano dello stesso vecchio stabile dove abitano i signori Jobert (per tradizione plurigenerazionale).

Attraverso la neo-assunta domestica, il signor Joubert entra a poco nel mondo delle spagnole, impara a conoscerle e ad apprezzarle per la loro schiettezza e genuinità di modi, e - sospinto nda una crescente - e appena dissimulata - attrazione nei confronti della giovane Maria, comincia ad essere - di queste donne - il benefattore, in molti modi diversi, cercando di migliorare le loro condizioni di vita e di risolvere i mille problemi quotidiani che le assillano (a partire dal malfunzionamento dell'unico gabinetto alla turca,  che hanno a disposizione). 

Questo contatto, vivificante, nel giro di poco tempo, porterà il signor Joubert a fare scelte di vita radicali, a dispetto dei tabù sociali in cui è stato impastoiato per gran parte della sua esistenza (come ad esempio nell'enunciazione "I padroni vanno con i padroni"): si potrebbe dire che è proprio dal "6° piano" che egli cominci a potere utilizzare un inatteso vertice d'osservazione sul mondo e su di sé, con l'insensibile attivarsi di percorsi interiori trasformativi (di alleggerimento, sostanzialmente, e di gioia di vivere).

E' un film godibile e delicato, con pochissime scene d'azione, tutto centrato sui dialoghi e sulla presentazione-analisi d'una situazione che, mutatis mutandis, è anche quella odierna. Anche nella nostra esperienza di Italiani, abbiamo avuto varie fasi: dalle domestiche che le famiglie benestanti assumevano al loro servizio, reclutandole nei piccoli paesi della provincia, a quelle - più a buon prezzo - che provenivano dalla Sardegna, economicamente più depressa, sino all'epoca attuale, in cui nelle nostre famiglie come domestiche e come badanti ci sono Rumene, Ucraine, Moldave.

I rapporti tra datori di lavoro e domestiche, e i rapporti delle domestiche tra loro tuttavia sono identici tutt'oggi: identici i modi di rapportarsi, identica l'ignoranza dei primi sulle reali condizioni di vita delle proprie lavoranti, identici i sogni e le aspirazioni delle domestiche (tra cui quella - giovani o non giovani - di conquistare e, eventualmente, sposare un "signore"), identici infine i modi di passare il tempo, in chiesa o nei giardinetti o in altri punti d'incontro, nei giorni liberi dal lavoro.

Insomma, la commedia di Le Guay, parlando di ieri ci parla anche dell'oggi, offrendo alla nostra attenzione, in modo divertente e piacevole, degli spunti di riflessione.

In questo, a differenza dei prodotti nostrani, la commedia cinematografica francese rivela di possedere - in modi garbati e certamente non prepotenti - delle grandi capacità di approfondimento su temi sociali, coniugando brillantemente l'intelligenza con la leggerezza e il divertimento, e riuscendo così a parlare anche di temi riguardanti la rottura di rilevanti tabù sociali.

Una bella parte è affidata a Carmen Maura, interprete di molti film di Almodovar.

 

Scheda Film

Un film di Philippe Le Guay.

Interpreti principali: Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalia Verbeke, Carmen Maura, Lola Dueñas, Berta Ojea, Nuria Solé, Concha Galán, Marie-Armelle Deguy, Muriel Solvay, Audrey Fleurot, Annie Mercier, Michèle Gleizer, Camille Gigot, Jean-Charles Deval, Philippe Duquesne, Christine Vézinet, Jeupeu, Vincent Nemeth, Philippe Du Janerand, Patrick Bonnel, Laurent Claret, Thierry Nenez, José Etchelus, Jean-Claude Jay, Joan Massotkleiner, Ivan Martin Salan

Titolo originale Les Femmes du 6ème ètage.

Drammatico

Durata: 106 min. -

Francia 2011. Archibald Enterprise Film

uscita venerdì 10 giugno 2011.

 

TRAILER



http://www.youtube.com/watch?v=NK_RigRIeFA

 

 

 

 

 

 

La scheda del film

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Published by maurizio crispi - in Cinema
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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