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26 luglio 2011 2 26 /07 /luglio /2011 11:53

Le-alpi-nel-mare.jpgWinfried George Sebald, saggista e critico purtroppo, è morto anzitempo in un incidente d’auto: purtroppo, perché voci autorevoli ritenevano che potesse essere candidato ad un Nobel per la letteratura. Dopo quegli scritti che furono editi lui ancora in vita, altri adesso vengono pubblicati postumi, come Campo Santo, ancora non edito in Italia, di cui Adelphi ha offerto di recente un'anticipazione nella collana "Biblioteca minima", con il libretto “Le Alpi nel mare” (2011): una serie di annotazioni d'un viaggio compiuto da Sebald nella montuosa Corsica, naturalmente a piedi, sembrerebbe di poter supporre, tra i centri piu' grossi (come Ajaccio, capoluogo) e cittadine o villaggi sperduti tra i monti impervi. Vissuto in Inghilterra dal 1970, dove era docente di Letteratura Tedesca Contemporanea presso la University of East Anglia di Norwich, Sebald è stato sempre un grande "vagabondo" dell'anima. I suoi libri sono parte d'un testo unico che si va snodando senza soste (forse l’unico che assume una sua autonomia è Austerlitz, anche se poi lo stile narrativo in cui la soggettività dell’Autore è sempre presente nella trama di ricordi e di libere associazioni.

Sebald cammina, si muove in giro, osserva instancabilmente e raccoglie frammenti della realtà che lo circonda, la documenta con delle foto rigorosamente  in B&N, che poi riporta nel suo testo e che sembrano sempre sbiadite e come d'altri tempi, raccoglie documenti suppletivi (quasi ci fosse in lui l'ansia di potere archiviare con dovizie di prove i suoi passaggi esteriori ed interiori) e, mentre così procede, esplora se stesso, i suoi ricordi, le sue conoscenze e la sua cultura con delle escursioni vertiginose negli ambiti piu’ imprevisti che, a volte, lasciano il lettore terribilmente straniato.

La cifra fondamentale della sua scrittura (e delle sue meditazioni)  è un impasto di solitudine, di malinconia e di consuetudine con la morte e con il declino, senza alcuna pretesa di convertire il lettore alla sua visione del mondo, ma soltanto il desiderio di comunicagliela.

Sebald.jpgIntimiste e dolenti, le sue prose diaristiche catturano il lettore, poiché lo riconducono sempre all'universalità della condizione umana.

"Le Alpi nel mare" contiene quattro brevi scritti che,  a mio avviso, come potrà concordare chi conosce abbastanza a fondo le sue opere, rappresentano quattro preziosi vertici della sua poetica e della sua visione del mondo.

Magistrale, per comprendere il suo approccio e di toccarlo vividamente con mano,  il capitoletto “Campo santo” in cui, partendo dalla dolente visita dell'antico cimitero del villaggio còrso di Piana con le sue croci di ferro e le sue lapidi incise e alcune spezzate, Sebald  ci parla delle consuetudini funerarie vigenti nel luogo e delle superstizioni relative e, ovviamente, ci trasmette i suoi pensieri sulla morte e sul declino, ma anche sul rigoglio della vita che, malgrado tutto, torna a riprendere possesso della morte. E, anche quando, Sebald ci parla con malinconia di cose morte ed da tempo andate, deteriorate dal trascorrere del tempo, le fa rivivere, rendendole tremendamente vive e presenti con la precisione quasi fotografica delle sue pennellate.

“Ma nel camposanto di Piana, in mezzo alle esili inflorescenze, agli steli e alle spighe, di tanto in tanto uno dei cari estinti s’affacciava da quei ritratti ovali color seppia incorniciati da un sottile bordo dorato, che nei paesi latini era uso apporre sulle tombe sino agli Sessanta [ndr - Ma, durata anche molto oltre qui da noi in Italia, anzi tuttora consuetudine tuttora piuttosto viva]: un ussaro biondo in uniforme con il colletto alto, una ragazza morta il giorno del suo diciannovesimo compleanno, il viso già quasi cancellato dalla luce e dalla pioggia, un uomo dalle spalle incassate con un gran nodo alla cravatta, funzionario coloniale a Orano fino al 1958, con in testa il chepì di traverso, che era tornato a casa gravemente ferito nell’inutile difesa delle postazioni fortificate nella giungla attorno a Dien Bien Phu”(pp. 33-34)

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Published by Maurizio Crispi - in Letture
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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