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30 maggio 2013 4 30 /05 /maggio /2013 09:01

La mobilità sostenibile: l'esempio londinese ci dice che un modo diverso è possibile(Maurizio Crispi) A Londra si va molto in bici.
Ma più che per lo svago e lo sport (anche, ovviamente), la bici viene utilizzata come mezzo mezzo di trasporto e come strumento di lavoro.
Perchè? A fronte di una popolazione enorme di pendolari che si muovono dalle periferie verso il centro per ragioni dilavorative (i cosiddetti "commuter"), l'amministrazione cittadina ha deciso di disincentivare l'utilizzo dei mezzi privati motorizzati.
Quindi, in pratica non si può parcheggiare da nessuna parte (anche nei pressi delle abitazioni è scoraggiata attivamente la sosta delle auto, sicchè possedere un automezzo a Londra implica dei costi proibitivi, anche per un semplice parcheggio vicino casa, a meno che non si abbia un posto macchina privato abbinato all'appartamento in cui si vive) e non è stata volutamente portata avanti una politica centrata sulla costruzione di grandi parcheggi sotterranei o elevati, all'insegna dell'assioma (da evitare per le sue nefaste conseguenze): "Più parcheggi, più auto".
Il trasporto sui mezzi pubblici, per quanto efficientissimo, è molto costoso. L'abbonamento mensile in metropolitana medio verrebbe a costare attorno a £100 al mese: un vero  salasso!
Al tempo stesso, l'amministrazione cittadina sta incentivando l'uso della bici per andare al lavoro: per esempio, a questo scopo, è stato istituito un servizio gratuito di immatricolazione dei velocipedi (così da avere una minima protezione dal furto della bici, adesso un po' più frequente). Mentre l'impressione del numero di matricola assegnato sul telaio della bici (e la sua relativa trascrizione in un pubblico Registro) sono curati da agenti della Polizia cittadina, contestualmente viene offerto ai ciclisti un controllo di efficienza completo del proprio mezzo del tutto gratuito. Inoltre, c'è una politica orientata a creare corsie preferenziali ciclistiche e addirittura in alcuni punti della citta delle Bycicle Super-highway, piste ciclabili a due corsie, una per ciascun senso di marcia, e rese riconoscibile per il fatto di aver dipinto il fondo in blu.
Mobilità sostenibile a LondraE, inoltre, nel 2010, l'allora sindaco della città Boris Johnson ha lanciato il sistema detto
 Barclays Cycle Hire (BCH), che - al costo di un minimo abbonamento mensile - consente ad ogni cittadino di prelevare una bici da appositi parcheggi, fare i propri tragitti e, quindi, depositare la bici in un altro parcheggio del sistema, con la possibilità di prelevare un'altra bici in un punto qualsiasi della città per compiere ulteriori percorsi sulla bici.
Ma anche le ditte e le aziende, per via dell'abbattimento dei costi, incentivano l'uso della bici per il trasporto di mercanzie, di plichi, di derrate alimentari da un posto all'altro: negli orari di apertura degli uffici e dei negozi è possibile vedere una quantità di "trasportatori" che si spostano per mezzo di bici appesantite da carichi importanti e svariati o che con la bici trascinano carrelli da trasporto.

Il trasporto in bici, peraltro, è reso più semplice anche dalla grande informalità e duttilità dei Britannici, che sul posto di lavoro si sentono liberi di arrivare in tenuta sportiva per poi cambiarsi con gli indumenti da lavoro non appena arrivati nel proprio ufficio
E quindi per questo motivo, nelle cosiddette rush hour, è possibile vedere un'enorme quantità diciclisti con i vestiti più informali o addiritturra in tenuta sportiva recarsi o tornare dal posto di lavoro, in genere portando uno zainetto sulle spalle che contiene i vestiti dii ricambio da indossare sul posto di lavoro, nonchè l'occorrente per un desk-lunch frugale.
In genere, chi lavora in ufficio, tiene in un suo armadietto, le scarpe da indossare al lavoro e altre cose di cui possa aver bisogno durante le ore lavorative.
E' così è fatta: lo spostamento verso il posto di lavoro e poi verso casa si può realizzare con la massima efficienza e il massimo risparmio.
 

 

La mobilità sostenibile: l'esempio londinese ci dice che un modo diverso è possibilePer lo stesso motivo, anche se in numero ridotto rispetto ai ciclisti, è possibile vedere dei pendolari che vanno al lavoro o ne tornano correndo: anche loro riconoscibili dai normali runner per il fatto che corrono lungo le vie più affollate sempre nelle rush hour, portando uno zainetto sulle spalle.
Al mattino, tra le otto e le nove, e di pomeriggio a partire dalle 17.00 le strade di Londra si riempiono così di una variopinta folla di ciclisti che pedalano e di runner che corrono, abbinando le esigenze lavorative con una scelta di trasporto semplice, salutare ed economica.
La bici e i piedi rimangono ancora il mezzo di trasporto più economico e alla portata di tutti: gli unici che ancora nessun governo ha pensato di tassare, fortunantamente.

E' tutto molto semplice, in fondo.

E ci si chiede perchè in Italia la mobilità su bici nelle grandi città stenta così tanto ad attecchire.

Ci si potrebbe chiedere: Perché?

La risposta è semplice: c'è un problema di paradigma culturale che fa da potente ostacolo (anche se ci sarebbero anche molti altri fattori da analizzare).


Mobilità sostenibile a LondraNoi Italiani - per poter adottare il modello inglese dei trasporti cittadini - dovremmo accogliere una mentalità diversa e abbandonare certi stereotipi (pseudo)culturali che tendono a separare le proprie preferenze sportive dall'ambito lavorativo e altri che richiedono ai lavoratori una formalità eccessiva nell'abbigliamento da tenere sul posto di lavoro, sicchè allo stato attuale sarebbe impensabile per un lavoratore "rispettabile" presentarsi in azienda, in ufficio o in fabbrica in tenuta sportiva per indossare poi la tenuta più idonea sul posto.

In ogni caso penso che questa riflessione possa valere principalmente per chi lavora nel terziario, mentre per chi lavora in fabbrica e sulle ragioni del suo non uso della bici come mezzo di trasporto andrebbero fatte altre analisi.

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Published by Maurizio Crispi (Testo e foto) - in Riflessioni
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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