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13 agosto 2011 6 13 /08 /agosto /2011 07:37

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Il mio nonno materno, Giosuè Salatiello acquistò attorno tra il 1920 e il 1930 una casa di di villeggiatura, sita a Mondello, oltre la borgata marinara, in località Piano di Gallo, proprio nei pressi della famosa torre (Torre di Mondello o del Fico d'India) appartenente al sistema difensivo costiero, di avvistamento e di comunicazione della Sicilia.

Era una grande casa, squadrata, con molte stanze ariose, ingentilita da decorazioni liberty, da balconcini e da un piccolo porticato sul fronte della casa dove era ubicato l'ingresso, cui si accedeva per mezzo di una breve scalinata.

Tutt'attorno, la circondava un terreno non enorme, ma sufficiente, dove il nonno aveva anche realizzato il suo piccolo orticello e messo a dimora delle piante di fichi (di cui ricordo ancora che, da piccolo, feci delle memorabili scorpacciate).

Il luogo era selvaggio, quando mio nonno acquisto la casa: a parte il rudere della torre non vi erano altre case immediatamente vicine. Alle spalle quella acquistata dalle prozie (le sorelle della nonna, altrettanto, se non più grande, pure circondata da un terreno. Accanto il terremo dove poi i Crocco avrebbero costruito una casa più piccolina e subito oltre l'ingresso alla vasta area a quel tempo adibita a cava di ghiaia e che successivamente acquistata da qualcuno del posto rimase sostanzialmente inutilizzata (e venne poi trasformata nella Riserva Naturale Orientata di Capo Gallo).

Più distante, sull'altro versante del capo Gallo che cinge la baia di Mondello, un altra casa, ma abbastanza fuori dalla vista.

Il nonno amava questa casa e ne curava molto il terreno: sul fronte, aveva fatto mettere una vasca rotonda sormontata al centro da un puttino da cui sgorgava un getto d'acqua. Ci andavano sempre in villeggiatura, estate dopo estate, e ci stavano per un lungo periodo sino a tre mesi.

Mo nonno la frequentava sempre - anche d'inverno - perchè aveva il suo orticello da curare, sino a quando morì - eravamo ancora nell'anteguerra - per una complicazione infettiva legata al diabete di cui, da anni era sofferente.

Loro, invece, continuarono ad utilizzarla sino a poco dopo lo scoppio della guerra.

Poi, la casa, quando gli eventi bellici presero una brutta piega e i Tedeschi assunsero il controllo militare della Sicilia, venne requisita come punto idoneo all'osservazione costiera prima dagli stessi Tedeschi e poi dagli Americani. Al termine del conflitto mondiale, abbandonata dagli ultimi occupanti militari, e prima che la famiglia di mia madre potesse riprenderne il legittimo possesso, venne in parte vandalizzata e sottoposta a ruberie di suppellettili, utensili e libri da parte di ignoti (ma i sospetti dell'azione proditoria per mia madre e i suoi fratelli ricadevano senza ombra di dubbio su alcuni degli abitanti della vicina borgata marinara: ogni tanto gli sembrava di riconoscere qualcuna delle cose sottratte).

A questa casa erano legati molti dei ricordi di gioventù di mamma e dei suoi fratelli, ma anche dopo a lungo, alcuni di loro - quando si sposarono ed ebbero dei figli - continuarono ad tornarci per le vacanze estive, anche se per periodi più brevi, perchè si era in tanti e bisognava "democraticamente" dividersi per potere usufruire della casa.

E' per questo motivo che a questa casa e al suo giardino dove - con i miei cuginetti . passavo gran parte del tempo all'aperto (i medici allora prescrivano che i bambini stessero molto esposti ai raggi del sole, perchè era così che si combatteva il rachitismo), giocando e qualche volta ordendo monellerie delle quali io ero regolarmente (a volte ingiustamente) considerato il colpevole.

La casa purtroppo negli anni Sessanta venne venduta. Tra due opposti pareri (quello secondo cui la casa andava tenuta e, eventualmente, valorizzata, e quello dei venditori) prevalse quest'ultima linea.E purtroppo alla fine venne "svenduta", nel senso che se l'accaparrò il sensale a cui era stata affidata la vendita, dopo che costui ebbe scoraggiato tutti i potenziali acquirenti.

Chi la acquistò (ancora la costruzione non era stata censita dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali) fece della casa un restauro selvaggio "non conservativo", eliminando tutte le vestigia delle decorazioni liberty e trasformandola in un orrendo cubo di cemento, la cui facciata è dipinta - se non ricordo male - di bianco e di rosa.

Ogni volta che passò di lì penso con nostalgia a come era questa casa dei miei ricordi di infanzia e a quanto mia madre ci fosse legata.

Era, sostanzialmente, il luogo dei ricordi "comuni", visto che la maggior parte delle case che la famiglia di mia madre aveva abitato nell'infanzia e nell'adolescenza erano state tutte d'affitto e, quando finalmente i nonni avevano acquistato casa, già i destini dei fratelli avevano cominciato a separarsi: la casa di Mondello, invece, era quella in cui tutti tornavano e si ritrovavano tutti assieme e in cui presero forma le loro vite di adulti.

L'altro giorno mi sono imbattutto in una vecchia foto. Si tratta d'una panoramica presa dall'alto che raffigura la casa proprio come era all'inizio: sperduta in un luogo selvaggio e desolato (apparentemente) proprio al bordo della scogliera, un luogo che possiede tutte le qualità per attizzare delle fantasie romantiche. In questa foto, se si guarda bene, si noterà che alcune delle persiane sono aperte e che qualcosa è steso fuori: segno che era già abitata. E immagino come il nonno, pur severo e appassionato cultore della Latinità classica, abbia potuto innamorarsene quando lo accompagnarono per la prima volta sul posto come potenziale acquirente.

Guardando la foto, con una certa emozione, ho immaginato che il fotografo appostato con la sua ingombrante attrezzatura sullo sperone di roccia sovrastante avesse colto un momento in cui mia madre era in quella casa, assieme ai nonni e a tutti i suoi fratelli...

 

 Il sistema delle torri costiere di Sicilia


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Published by Maurizio Crispi - in Ricordi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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