Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
3 agosto 2011 3 03 /08 /agosto /2011 17:08

appeso-02-tarocchi.jpegAndando via da Curinga in auto, dopo alcune ore di sonno precario, a poca distanza dal paese, in corrispondenza d'un curvone panoramico, praticamente subito dopo aver passato la bella fabbrica del Santuario della Maria Santissima del Carmelo, ho notato un assembramento - non numeroso - di persone e di Carabinieri. Discutevano - poco - ma soprattutto guardavano in basso, al di là della ringhiera di ferro che delimita il marciapiedi. Poco più in là un grande bar moderno, luogo di sosta di chi è in transito lungo questa strada.
Una vista superba: un ripido pendio, ricoperto fitto da una distesa di ulivi ancora giovani.
Erba di campo e grandi cespugli di belle di notte punteggiate di fiori già parzialmente rinchiusi.
Il pendio digrada ripido e s'apre con una vista superba verso il mare di Pizzo Calabro e sulla sua spiaggia di graniglia bianca che si distende per chilometri e chlometri sino ai rilievi montuosi che annunciano altre asprezze delle Calabrie.
Grando nubi solcano il cielo spinte dalla brezza leggera e fresca. Il sole, ancora giovane dopo il sonno della notte, va e viene. Quando viene oscurato si sente freddino e viene la pelle d'oca, che arriva fastidiosa come un cattivo presagio.
Una visione pastorale, idilliaca, accentuata dalla piccola vertigine del vuoto per la ripidezza del tratto iniziale del pendio, dove tuttavia la mano alacre dell'uomo faber ha piantumato i giovani ulivi.
le-pendu-tarocchi.jpgMa quando ci si sporge per guardare meglio, l'idillio pastorale è rudemente spezzato dalla visione da un corpo sospeso ad un ramo d'ulivo, da cui pende con rigida immobilità quasi fosse una stuatua di cera oppure un manichino di paglia, come un tempo gli spaventepasseri, come forse dev'essere apparso il corpo di Giuda Iscariota dopo che, non reggendo al rimorso per il suo tradimento, s'appese ad un ramo di siliquastro.
Questa visione mi colpisce forte e duro, inattesa, come un pugno nello stomaco proveniente da un Cassius Clay,, lasciandomi senza fiato e stordito: orrore allo stadio, ma pure, compassione.

Vorrei scappare via: Perchè mi sono fermato, mi chiedo. Quale insana decisione! - penso.
Uno, anziano, con i capelli bianchi tagliati corti, quasi a spazzola, un paesano, viene nella mia direzione. Io sto un po' discosto dall'assembramento e non oso avvcinarmi.
Chiedo: Non è di qua?
No è forestiero! - e, toccandosi la testa con una mano con fare eloquente, aggiunge: A malatia è brutta!"
Altri commenti si aggiungono al coro, stagliandosi in maniera impressionistica dal brusio di sottofondo: "Unn'era buono di testa", "Capellone".
Uno mi si avvicina e dice "Ce ne vuole di coraggio..." senza proncunciare altre parole come consapevole che ci si trova davanti all'abisso, quando si decide di levare la mano su di sé.
Io replico: "A volte la disperazione spinge a fare cose inaudite..."
Altri fanno illazioni sul fatto che il "forestiero" fosse venuto qui a Curinga per la maratona...
appeso-Tarots.jpgMolti altri, nel mentre, vedendo l'assembramento, si fermano, parcheggiando le auto in transito e s'avvicinano quasi ci si trovasse ad uno show itinerante di grande attrazione, una specie di numero speciale di un moderno Circo Barnum degli orrori.
Uno si mette gli occhiali per vedere meglio
De adulti si avvicinano con due ragazzetti ciarlieri ed eccitati, di cui uno sicuramente appena decenne.
Io, che mi trovo al loro passaggio, indicando i due ragazzini, dico: Loro, non è il caso...
I due adulti allora li rimandano indietro e i due, privati del loro spettacolino, si lamentano e supplicano i due adulti di potere andare avanti.
Io mi sento straniato in tutto questo, guardo e non guardo e, comunque, preferisco non avvicinarmi troppo.
In vita - e pur essendo medico - non ho mai visto nè un morto ammazzato, né tanto meno suicidato, figuriamoci poi un impiccato (magari sarò stato anche fortunato... Solo una volta, durante un giro in bici, c'era un corpo senza vita riverso sull'asfalto della strada statale e un motorino buttato a terra poco discosto: era uno che era stato preso da un malore ed era crepato così, sul colpo)....
Solo nei film, ma alle immagini cruente dei film siamo abituati e, inconfronto, ora che ci penso, le scene di impiccaggione in confronto a quello che nella mia visione periferica ho visto sembra un po' posticcio e finto.
Quello che colpisce, qui, è la totale e completa immobilità di un corpo vivente sino a poco prima che ora sembra tramutato in una cosa, terreo e ed esangue nelle parti del corpo scoperte le mani e il colto: l'immobilità di un quarto di bue appeso al gancio del macellaio, la macabra finzione dell'essere vivente dello spaventapasseri, o anche il terrore che può incutere il revenant o lo zombie alla Romero.
The-hanged-man.jpgNoto, in questa visone a rate - a piccoli pezzetti - che la sua mano è stretta su una frasca dell'ulivo a cui s'è appeso, parzialmente strappata dall'ultima convulsione. Un piede dello sconosciuto è come puntellato sul ripido pendio. La testa lievemente girata di lato sembra voler volgere lo sguardo sul lontano paesaggio marino distante. Penso che all'ultimo, mentre cercava di bere l'ultimo sorso d'aria, mentre la gola gli si faceva stretta, se non gli si è spezzato il collo prima (improbabile, perchè non c'è stata una grande caduta e s'è strangolato, lasciandosi trascinare lentamente dal peso del corpo che faceva stringere sempre di più il cavo elettrico rvestito di plastica bianca, utilizzato per fare il cappio), deve avere avuto un ripensamento e che abbia cercato, in un ultimo - tardivo - empito, di fare marcia indietro. Chi può saperlo? Ma indubbiamente, salvo che non accadano catastrofi interiori, l'attaccamento alla vita è sempre molto forte e l'istinto di sopravvivenza tende a prevalere.
Intanto, circolano altre voci che - come in precedenza - mi arrivano a frammenti.
Un carabinere s'è calato giù nella scarpata e gli ha trovato indosso una Carta d'identità, nuova fiammante, plasticata. Ora, come novità, dicono che il giovane sia di Messina. Cosa era venuto a fare qua? Ma ancora: al bar  di fronte lo hanno visto alle prime luci del giorno. Qui, avrebbe preso un caffé e acquistato delle sigarette, ma anche chiamato un taxi per andar via. Infatti, poco dopo, quel taxi è arrivato e il suo guidatore cercava il cliente che lo aveva chiamato, senza trovarlo perchè era sparito repentinamente, poichè di botto aveva preso un'altra decisione.

Le cose saranno andate veramente così? Mah! Difficile poterlo dire.

I giallisti ci insegnano che ciò che appare, di rado, è ciò che veramente accaduto. A partire da questo spunto e dal macabro rinvenimento, sicuramente Camilleri ci potrebbe scrivere una bella storia...
Poi, si è sentita in lontananza una sirena. Era l'ambulanza a cui sarebbe spettato il triste compito di caricare il cadavere, dopo i rilievi della polizia scientifica che pure stava per arrivare.

E quella sirena che lacerava l'aria ha rappresentato l'ingresso, sulla scena, dell'ufficialità e delle formalità della legge. Infatti, quasi in concomitanza, arriva anche il magistrato di turno e, a questo punto, i Carabinieri - dandosi ua smossa - delimitano la scena ad ampio raggio con la stringa segnaletica bianco-rossa, esortando ruvidamente la gente ad allontanarsi e disperdendo i capanelli: "Voi qui non ci potete più stare. Allontanatevi"! (che suonava implicitamente: "Andate via! La festa dello sguardo morboso è finita. Accontentatevi di quello che vi abbiamo già concesso").
Sono andato via e ho ripreso il mio viaggio, ma quest'evento di cui ero stato testimone (vedendone solo l'effetto, senza conoscere le cause e i percorsi, e potendoli solo immaginare), mi è rimasto impresso con un effetto decisamente perturbante.

Pisanello_010.jpgL'immagine di quel corpo immoto, quella zazzera di capelli castani che il cavo, tendendosi, aveva leggermente sollevato, lasciando scoperta una parte della nuca con il suo biancore, la mano aggrappata al ramo dell'ulivo, ritornava di continuo, anche perchè il tipo indossava una T-Shirt dello stesso identico colore di quella che avevo indosso, sotto la felpa:  un colore insolito che avevo scelto appositamente, proprio perchè inusuale, nell'accettare l'omaggio di una maglietta dell'evento di corsa di Curinga del giorno prima.
La compassione nasce appunto dal fatto che ci sono degli elementi che ci consentono di identificarci con il nostro prossimo, trovando anche lievi e casuali agganci con il mondo esprienziale dell'altro, ma il rinvenimento di questi casuali punti di repere a volte può anche dar luogo ad un effetto perturbante: quello di fantasmi che ritornano a fare incursioni nella tua mente, gettandovi il seme dell'inquietudine.
Nei giorni successivi, ho fatto delle ricerche in internet, mettendo nel motore di ricerca combinazioni di parole del tipo: "Suicida a Curinga", oppure "Giovane s'impicca a Curinga". Eppure, non ho trovato nulla: niente di niente.
Tutto quello che ho visto, senza la convalida del corrispettivo d'una notizia circolante in rete, è rimasto così relegato al ricordo, scivolando in una dimensione onirica.
Mi interrogo se tutte le cose che ho descritto prima, io le abbia veramente viste, oppure se non le abbia semplicemente sognate o immaginate: a volte, questo scivolamento d'una cosa reale in una dimensione di sogno è anche un meccanismo di difesa che la mente mette in atto per distanziarsi da qualcosa che, se riconosciuta reale, sarebbe troppo forte da accettare e da elaborare.
Non posso non pensare all'immagine di questo sconosciuto che, nei suoi ultimi istanti, cerca di risucchiare l'ultimo sorso di aria nei polmoni, mentre la morsa del cappio gli si stringe sul collo e, intanto, la sua mano afferra convulsamente la frasca dell'ulivo e un piede si puntella a terra, per cercare di allentare la stretta implacabile del nodo.
Il trapasso, anche quando in un momento di disperazione lo si è cercato, è sempre una faccenda dura e penosa. "Tutti morimmo a stento" è la canzone di Fabrizio de André, ispirata alla Ballata degli Impiccati di François Villon.
Si muore sempre "a stento", se non si è pace con se stessi, lottando e imprecando e maledicendo: anche se la morte ricercata -  ancora di più quella attuata con il lancio nel vuoto - può racchiudere in sé il progetto (per quanto folle) di una vita rinnovata o nuova del tutto.
appeso.jpgMagari l'impiccato di Curinga, che non ha trovato pace nella vita che gli era stata data - mi viene da pensare adesso - avrà una migliore chance in una prossima esistenza, quando la sua anima, dopo aver girovagato inquieta nei luoghi della dipartita, risorgerà in un altro tempo e in un altro spazio.
Al riguardo, è singolare che la dodicesima carta degli arcani maggiori dei tarocchi, detta L'Appeso o L'Impiccato, o, nei mazzi più antichi, Il Traditore, abbia dei significati che sembrano avvicinarsi più alla vita che non alla morte. Sebbene la carta descriva un supplizio, il giovane appeso (a testa in giù nei tarocchi francesi, mentre in quelli siciliani è appeso per la testa) viene tradizionalmente raffigurato con un volto sereno, in preda all'estasi più che al dolore o all'umiliazione. In alcuni casi, come nei tarocchi Rider-Waite, ha anche il volto contornato da una aureola. A questi elementi, oltre che alla intrinseca ambiguità grafica della carta (che si presta a essere osservata capovolta) si riconducono molti dei significati simbolici associati all'Appeso in cartomanzia, che lo associano all'accettazione, all'armonia interiore o alla capacità di trascendere le convenzioni e osservare il mondo da un punto di vista più spirituale e, in ogni caso, alla scelta o sopportazione di una stasi momentanea, come strumento di cambiamento.

villon-epitaffio.jpgLa ballata degli impiccati (La ballade des Pendus), conosciuta anche come  L'epitaffio di Villon (L'épitaphe Villon) è il testamento spirituale del poeta francese François Villon, grande ribaldo, scalmanato e rissoso, mentre si trovava in prigione in attesa della pena che gli era stata comminata. Sembra che Villon proprio in quei giorni fosse ossessionato dallo spettro dell'impiccagione (tanto più temibile perchè a quei tempi, sovente, la pena continuava anche dopo la morte del condannato, il cui corpo - a monito per gli altri - doveva rimanere appeso, esposto alle intemperie, sino ad essere disseccato dal sole e scarnificato dai corvi). La Ballata è la sua poesia più conosciuta, pubblicata postuma nel 1489 e si pensa comunemente (anche se non è inconfutabilmente stabilito) che fu composta, mentre Villon era in carcere, in attesa della sua esecuzione, in seguito a l'affaire Ferrebouc che vedeva coinvolto un notaio pontificio, ferito durante una rissa.

 

Fratelli umani che dopo noi vivete,
non abbiate con noi i cuori induriti,
perché se avete pietà di noi, poveri,
Dio avrà più presto pietà di voi.
Voi ci vedete qui, in cinque, sei, appesi:
quanto alla nostra carne, troppo nutrita,
dopo molto tempo è divorata e putrida,
fino all'osso, siam polvere e cenere.
Della nostra sventura, nessun si rallegri,
ma pregate Dio che tutti noi assolva!


Per approfondimenti segui questo link oppure questo

 E' facile, fare l'associazione con la canzone di Fabrizio de André "Tutti morimmo a stento", di cui riporto qui il video che mi sembra assolutamente idoneo a far da colonna sonora a questo racconto

 

Condividi post

Repost 0
Published by Maurizio Crispi - in Note di diario
scrivi un commento

commenti

mery 08/07/2011 02:32


salve io sono una delle figlie di quel giovane..posso dire che mio padre non era malato di mente era una persona splendita,amava la famiglia.quel giorno era a lavoro,perchè si sia allontanato e
abbia deciso di partire per questo dannato paese senza dire una parola non si capisce..il dolore è il vuoto che ha lasciato dentro di noi nessuno può capirlo,ci poniamo mille domande ma non
troviamo ancora le risposte.l'immagine di mio padre in quella bara non la dimenticherò mai...la cosa che mi trafigge il cuore che anche se sapremo cosa sia successo il mio papà non tornarà
più...non potrà più stringermi,non potrà più cucinare i suoi pranzetti,può solamente proteggerci da la sù in questo mondo fatto di pace e amore....mentre leggevo il suo racconto avevo i brividi
credo che quell'immagine la ricorderà per sempre,noi non eravamo li siamo stati informati quando era già all'obbitorio. siamo stati sul posto e come sia arrivato in questo paese sperduto e perchè
ci sia andato non so se riusciremo mai a scoprirlo.


Maurizio Crispi 08/09/2011 07:38



Nella vita di un uomo possono rimanere sempre molti misteri. E quello della morte di suo padre forse rimarrà tale, non avendo lui lasciato per voi nessuna scrittura
"ultima" come fa a volte chi medita di togliersi la vita: il perchè di quell'ultimo viaggio rimarrà avvolto nel mistero.


Non ho pensato nemmeno per un istante che suo padre potesse essere malato di mente: senza alcun elemento di giudizio sarebbe assurdo affermarlo. Non so: se qualcuno
l'ha fatto, è sicuramente stato avventato.


Posso solo pensare che potesse essere molto disperato e che avesse tenuto questa disperazione dentro di sé, o che fosse semplicemente smarrito, come a volte capita
quando si cammina in quella "valle" che è la nostra vita, a tratti illuminata dalla luce del sole, a tratti "oscura" e invasa dalle tenebre.


I bei ricordi (anche quelli di piccole cose quotidiane) sono il patrimomio che ci rimane di una persona che non è più e, coltivandoli, quella persona la facciamo
vivere al nostro fianco, la manteniamo vitale per tutto quello che è stata e per quello che ci ha insegnato.


Sono profondamente addolorato per quello che è capitato, per voi innanzitutto: so cosa significa perdere il proprio padre quando si è ancora giovani, perchè per una
tragedia ho perso il mio.


Mio padre quando ero giovane (avevo 22 anni) partì per un viaggio di lavoro e, a casa, non entrò più da vivo. Mentre faceva ritorno, l'aereo di linea su cui
viaggiava si schiantò sulla cima di una montagna. Io di lui vidi soltanto una bara chiusa e sigillata.


Mi dissero che era meglio che non andassi all'Istituto di Medicina Legale dove i familiari effettuavano il riconoscimento dei corpi, ed, istupidito come ero dalla
repentinità e dall'insensatezza dell'evento, supinamente accettai.


Me ne sono pentito, non una ma diecimila volte. Se fosse possibile, oggi, tornerei indietro su quella mancanza di decisione da parte mia.


Coraggio! Quando il mondo ci crolla addosso, faticosamente ci rialziamo e possiamo ricominciare a camminare...


 



Kiara Jekka Gallo 08/05/2011 14:13


Volevo darle le mie congratulazioni, complimenti.. bell'articolo.
Io sono di Curinga, anche se non ho visto con i miei occhi l'accaduto sto cercando di farmene un'idea tramite voci paesane e tramite notizie pubblicate sul web che ovviamente, come lei ha detto,
non ci sono.
so che non c'è paragone a farsi delle idee su qualcosa quando la si vede e quando la si sente soltanto, in ogni caso posso, anche se lontanamente, immaginare che cosa ha potuto provare non solo
guardando ma anche scrivendo.....
ieri sono passata di là.. attraverso quella strada buia, ed era sera tardi... può immaginare la soggezione che mi ha messo quel luogo infernale, solo a pensare che a quello stesso ramo di ulivo
vicino a me fino a poco tempo prima ci stava un uomo appeso.
strano, eppure molto intrigante..
chissà poi quali saranno state le cause a suggerire il compimento di un'azione simile.......
ancora complimenti per l'articolo, la saluto.


maurizio crispi 08/09/2011 07:42



Io ho scritto, soprattutto perchè avevo bisogno di liberarmi di questa cosa che mi aveva fortemente turbato e che mi era rimasta dentro
per tutta la durata del viaggio verso casa.


Scrivere è un modo per elaborare e per allontanere da sè quanto si è visto e che ha turbato la nostra mente e la nostra coscienza,
soprattutto se ciò che si è visto possiede delle caretteristiche fortemente perturbanti tali da farle innestare in ricordi ed esperienze pregresse.


Dopo che ho scritto, sono stato un po' meglio.


Ma l'impatto - come ho cercato di spiegare - è stato davvero intenso.



Elena 08/04/2011 08:30


Salve, sono una ragazza del paese...quel dannato giorno anch'io ero lì davanti a quel macabro spettacolo...sa, anch'io ho pensato le stesse cose che ha pensato lei e girovagando da giorni sul web
in cerca di notizie, stamattina ho trovato lei. E' un peccato che nessun altro si sia occupato della cosa, qualunque sia stato il motivo che l'ha spinto a tanto, quella povera anima chissà quali
tribolazioni aveva nel cuore ed è per questo che credo che sia giusto ricordarlo...magari se esiste davvero l'aldilà almeno ora potrà sentire il calore e perchè no, anche l'affetto di chi come me,
da perfetta estranea, ogni santo giorno nel ricordo di quella vista gli dedica un pensiero, una preghiera...lei è rimasto colpito, ma tanta gente ha solo assistito ad uno spettacolo portando i
bambini che chiedevano dopo che lo avevano coperto: Papà ma perchè quel signore ha una coperta bianca addoosso?


maurizio crispi 08/09/2011 07:45



E' così. Credo che che l'avere scritto le mie impressioni sia anche un modo per ricordare questo giovane uomo che ha compiuto un gesto
estremo in un momento di grande smarrimento.


Spero veramente che possa avere pace e che, se esiste una possibilità di ritorno, in una nuova vita possa avere delle chance
migliori.



Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth