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9 ottobre 2013 3 09 /10 /ottobre /2013 07:33

In (Maurizio Crispi) Ci sono dei film che proprongono agli spettatori un'esperienza estrema. La storia che vi viene narrata non ha trama, non ha articolazioni. I personaggi che compaiono ed interagiscono sono sottoposti ad una prova difficilissima. E l astoria è tutta lì.
Se falliscono, c'è la rappresentazione del modo in cui reagiscono a quelle sollecitazioni così estreme. Se sopravvivono, saranno per sempre trasformati dall'avere vissuto quell'esperienza. Nello stesso tempo, lo spettatore viene sottoposto alla meraviglia che si alterna a seconda dei casi al brivido empatico di fornte ai pericoli che devono affrontare i personaggi, al terrore agorafobico o all'angoscia claustrofobica più estrema.
 

 

Gravity è un film di fantascienza del 2013 scritto (con il figlio Jonas come co-sceneggiatore), diretto, montato e prodotto dal messicano Alfonso Cuarón, che ha per protagonisti Sandra Bullock e George Clooney.
Il film, proiettato in anteprima mondiale il 28 agosto 2013 nella Sala Grande del Palazzo del Cinema di Venezia, ha aperto la 70^ edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Il film di Alfonso Cuaròn, si presenta con un cast di attori limitatissimo, in pratica soltanto Sandra Bullock nella parte di Ryan Stone e George Clooney, nei panni di Matt Kowalsky, comandante dello Shuttle.
George Clooney, paludato nei panni dell'astronauta è stranamente simile (con un involontario effetto umoristico) al Buzz Lightyear di Toy Story della Disney.
Il film è breve, con una lentezza che in parte sembra rimandare alla totale mancanza di gravità, con delle improvvise velocizzazione (che servono a ricordare che tutto si muove nell'orbita attorno alla Terra ad una velocità spaventosa), con un alternanza di momenti fortemente agorafobici e claustrofobici.
Secondo alcuni commentatori il film contiene numerose "bufale" ed imprecisioni che non reggono ad una serrata critica scientifica come si è preoccupato di puntualizzare Neil de Grasse Tyson, uno dei fisici e divulgatori scientifici più famosi del mondo: insomma, sembra che il regista si sia preso numerose libertà nell'infrangere i limiti della credibilità scientifica.
Sono di una bellezza ineffabile le immagini della Terra vista dallo spazio profondo.
Nulla di nuovo rispetto ad altre pellicole che hanno esplorato un tema analogo a partire da alcune immagini inquetanti proposte da Stanley Kubrick in "2001 Odissea nello Spazio", ma lì c'erano il lirismo e la licenza poetica che consentivano di non preoccuparsi affatto dell'aderenza della narrazione ai principi della scienza e della fisica.
Ma, al di là della ricerca dell'esattezza scientifica e al di là del fatto che il terrore dello spazio profondo è stato un tema da sempre preso in considerazione da cineasti e da narratori di SF, rimane quello, indiscutibile, che il film è pieno di pathos e di tensione drammatica, con una Sandra Bullock che da sola tiene banco in quasi metà del film.
Che il finale sia scontato non importa, vi è forte il messaggio che esperienze estreme come quella che Sandra Bullock si trova a vivere lasciano indelebilmente il segno e trasformano le persone che vi passano attraverso, in quanto hanno il potere vivificante della morte-rinascita, come sembrano sottolineare le immagini finali.

 

In (Sintesi) La dottoressa Ryan Stone è un'esperta ingegnere biomedico che affronta per la prima volta una missione nello spazio. Assieme a lei sullo Space Shuttle l'astronauta Matt Kowalsky, il comandante, destinato ad andare in pensione al rientro da questa che sarà la sua ultima missione. Durante una passeggiata all'esterno dello Shuttle per lavori di manutenzione sul telescopio Hubble, vengono colpiti da un'onda di detriti di un satellite che distrugge la navetta spaziale e uccide gli altri membri dell'equipaggio, lasciando i due da soli alla deriva nello spazio, senza comunicazioni con la base di Houston.
Il comandante Kowalsky è l'unico a disporre di uno zaino jet e riesce a trainare con sé la dottoressa Stone agganciandola con un cavo. Distrutto lo Shuttle, e in attesa del secondo passaggio dell'onda di detriti, la loro unica speranza è raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale, distante pochi chilometri dal punto in cui stavano operando in orbita. Con il propellente esaurito i due superstiti riescono a raggiungere la stazione, tuttavia il comandante è costretto a sacrificarsi per salvare la donna, lasciandosi andare alla deriva nello spazio.
Affranta, la dottoressa Ryan Stone, che nel frattempo aveva esaurito la propria riserva di ossigeno, riesce a penetrare nella stazione internazionale, danneggiata, disabitata e piena di oggetti in caduta libera. Entrata nel modulo di salvataggio russo Sojuz, cerca di sganciarsi dalla stazione attivando i razzi ma il paracadute, apertosi a causa dell'impatto dei detriti, si è impigliato nella stazione e le impedisce di staccarsi. Solo tornando all'esterno potrà sganciare il paracadute. Tuttavia una nuova pioggia di detriti ad altissima velocità la coglie all'esterno.
Con la navetta russa pesantemente danneggiata, peraltro senza paracadute, non può rientrare sulla Terra, pertanto come ultima speranza si dirige verso la stazione cinese Tiangong 1 in orbita, che però sta vistosamente perdendo quota. Con la navetta di salvataggio cinese Shenzhou, staccatasi dalla stazione cinese poco prima della sua distruzione, riuscirà ad affrontare la rovente discesa nell'atmosfera terrestre e infine ammarare.

 

 

Scheda film

Un film di Alfonso Cuarón.
Interpreti: Sandra Bullock, George Clooney, Ed Harris, Orto Ignatiussen, Phaldut Sharma.  Amy Warren

Genere: Fantascienza
Ratings: Kids+13
Durata 92 min.
Origine: USA, Gran Bretagna 2013.
Warner Bros Italia
Uscita nelle sale italiane giovedì 3 ottobre 2013.

 

 

Videoclip

 

 


 

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Published by Maurizio Crispi - in Cinema
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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