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9 novembre 2014 7 09 /11 /novembre /2014 07:11

Il tatuaggio commemorativo ed affettivo: simboli, letttere e parole scritte

 

(Maurizio Crispi) Del tatuaggio si possono dire infinite cose, argomenti pro e altri contro. In ogni caso rappresenta un'interessante tendenza sociale, oggi sempre più diffusa, specie in quei paesi come l'Italia, dove nelle sue origini il tatuaggio era associato alla sottocultura carceraria.
Ci sarebbe anche molto da scrivere sulla "psicologia" del tatuaggio e credo che pochi sino ad ora l'abbiano fatto.

Certo è che, dal punto di vista dell'ontogenesi la pelle condivide una comune origine con il cervello, visto che quest'ultimo si sviluppa a partire dall'invaginazione di un foglietto ectodermico.
E quindi sarebbero molte le suggestioni che porterebbero ad ipotizzare che la pelle come veicolo delle emozioni possa essere strettamente correlata con il nostro cervello e con il Sistema Nervoso.
Il tatuaggio è qualcosa che si scrive sulla pelle e che una volta scritto vi rimane indelebilmente, invecchiando assieme al supporto in cui è contenuto. E sotto questo profilo specie se è tatuaggio non ostentato, non colllocato a beneficio di osservatori esterni (i tatuaggio estetici oppure quelli "esibizionistici") esprime il modo di vedere le cose del suo portatore, le sue inclinazioni affettive, i suoi desideri e le sue emozioni.
Un tatuaggio può nascere in un momento specifico nella vita di un individuo e può servire a suggellare un momento particolare intenso e momorabile oppure anche può avere un valore commemorativo. Il tatuaggio può esprimere una promessa d'amore e a volte può essere realizzato come "tatuaggio di coppia" consistente in una frase spezzata in due e ciascuno dei due partner ne porta un pezzo.
L'unico inconveniente è che, a differenza di altre modalità cn cui si esprimono emozioni e pensieri di per sé mutevoli come le nuvole che passano nel cielo sospinte dal vento, il tatuaggio é "per sempre", anche se adesso - con le costose tecniche laser - è possibile rimuoverlo. Altri a volte, quando ritengono di aver superato per sempre quel momento si fanno sovratatuare quel tatuaggio per trasformarlo in qualcosa d'altro. Ma i più vogliono che la propria pelle rimanga come testo scritto e memoria storica dei momenti più significativi. Altri ancora rendono il proprio tatuaggio mutevole, nel senso che lo vanno costruendo a poco a poco: una figura che si complerà soltanto nel corso degli anni e che esprime in un certo senso un grande affresco iniziatico.
Sono rimasto particolarmente da questa testimonianza rinvenuta su Facebook che mi ha indotto a queste piccole digressioni.

 

(FT) Ho tatuato l'iniziale del tuo nome, accanto a quella del mio, sul mio braccio sinistro, dal lato del cuore. È il simbolo dell'amore eterno, incancellabile, indelebile che nutro verso di te, Tu che vieni da dentro di me, Tu che nasci dalle mie viscere, Tu che ti nutri di me. È inspiegabile ed irrazionale il legame che solo a me appartiene, che é un dono naturale impagabile: ricompensa del travaglio emotivo e fisico.
Tu che sei la mia linfa, la mia energia, il mio sorriso, la mia voglia di resistere e andare sempre avanti, un passo oltre il confine, oltre l'orizzonte. Tu che mi emozioni e mi lasci attonita con il tuo amore e la tua protezione verso di me. Tu, animo puro, fatto uomo d'improvviso, custode del mio cuore, Tu piccolo, fragile e forte, Tu guerriero e determinato sei lo specchio dell'animo mio, la mia gioia per l'eternità e l'emozione più grande. Nascevi a quest'ora, 5 anni fa.

 

 

Vedi anche l'articolo correlato:  Il tatuaggio, oggi: tra pratica sociale ed esigenza interiore

 

Ed anche: La donna tatuata. Curiosità insoddisfatte e piccoli misteri irrisolti

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Published by Maurizio Crispi - in Società
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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