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14 febbraio 2013 4 14 /02 /febbraio /2013 06:40

Il cupo pessimismo di Wells (Maurizio Crispi) Herbert George Wells è uno dei maggiori rappresentanti della narrativa d'anticipazione a cavallo tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX.
I suoi romanzi e i numerosissimi racconti (raccolti nell'opera omnia pubblicata in traduzione italiana da Mursia alcuni decenni fa) parlano dei progressi della scienza, delle inquietudini generati dallo scientismo, quando deve confrontarsi con scoperte che possono essere utilizzate male (vedi, ad esempio, il caso posto dall'uomo invisibile, in cui la scoperta stessa dell'invisibilità ha un impatto destabilizzante sulla psiche dello scienziato), senza alcuna cura del cosiddetto principio di precauzione, oppure di altre che conducono l'uomo a confrontarsi con la vertigine di ciò che sino a prima non era nemmeno pensabile (vedi il caso posto da "La Macchina del tempo" che offre anche una panoramica sui possibili esiti letali di uno sviluppo scientifico esasperato, soprattutto se al servizio dell'industria degli armamenti e delle tecniche di distruzione.
Altri ancora pongono delle questioni metafisiche e perturbanti (come, ad esempio, "The door in the wall") e infine in altri racconti o romanzi Wells pone il tema della fondamentale solitudine dell'uomo nel confronto della vastità dell'Universo, che egli non può in alcun dominare, né controllare. 
E' in fondo ciò che traspare nel romanzo "La Guerra dei Mondi" in cui l'Umanità è sottoposta ad un "assalto" da parte di extraterrestri che potranno essere debellati soltanto per via di un accidente del tutto imprevisto.
In ogni caso, si sottolinea in questo racconto che non è l'uomo ad essere al centro dell’Universo in una ormai insostenibile visione antropocentrica, ma che anche lui, come altre creature viventi e senzienti, è mero accidente, scaturito da fortuite circostanze che lo hanno portato ad evolversi in un certo momento e in un certo modo, ma che non lo autorizzano certo a considerarsi il Re del mondo.
Il cupo pessimismo di Wells La fondamentale solitudine dell'uomo e il suo essere del tutto incapace di confrontarsi con la diversità e la ricchezza di vita dell'universi si vede con molta nettezza nei due racconti "entomologici" intitolati rispettivamente La Valle dei Ragni e L'Impero delle Formiche, cui si aggiunge secondo alcuni critici - a formare un "trittico" - il racconto "Nel Paese dei Ciechi".
I tre racconti sono stati pubblicati da Adelphi nella collana "Biblioteca Minima": i primi due accorpati assieme in volume con un'interessante postfazione di Sandro Modeo (2012), mentre il terzo racconto ha visto la luce, sempre nella stessa collana, alcuni anni fa (2008) anche questo corredato con una nota di Modeo.
Nella Valle dei Ragni racconta di un'incursione in una valle solitaria (con un ambientazione un po' da frontiera western dove gli "incursori si trovano a ddover fronteggiare una mgrazione di ragni giganteschi.
Ne "L'impero delle formiche" si assiste alla comparsa di una specie di formiche di grandi dimensioni che sembrano essere capaci di organizzazione e di coordinamento, con una volontà di conquista nei confronti dei territori abitati dagli uomini. Anche qui il fenomeno inspiegabile prende l'avvio da un luogo recondito del Pianeta (un angolo della foresta amazzonica) e dilaga verso il mondo civilizzato: una nuovo specie di formiche che incarnano il "superorganismo" perfetto, descritto successivamente da alcuni entomologi.
Il paese dei ciechi
(The Country of the Blind) è un racconto di H. G. Wells. Il racconto venne pubblicato nell'aprile del 1904 nella rivista Strand Magazine e, solo nel 1911, venne inserito della raccolta di storie di Wells dal titolo The Country of the Blind and Other Stories.
In seguito una versione rivista ed espansa venne pubblicata per la prima volta nel 1939 dall'editore Golden Cockerei.
Il cupo pessimismo di Wells Rimane come uno dei racconti brevi maggiormente noti di Wells ed è sicuramente prominente nella letteratura riguardante i ciechi e la cecità.

Questi tre racconti, hanno valso al grande scrittore britannico la nomea di "entomologo del terrore" e collimano con una sostanziale evoluzione pessimistica del suo modo di vedere il posto dell'uomo nel mondo, sottoposto al confronto con un ambiente ostile ed indifferente, in una dimensione di fondamentale solitudine.
In questo Wells si differenzia profondamente dal quasi coevo Jules Verne, le cui opere sono rimaste sempre pervase da un forte ed incrollabile spirito positivista e non generano certamente nel lettore inquitudine, semmai meraviglia per i progressi della Scienza e delle nuove scoperte possibili.

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Published by Maurizio Crispi - in Letture
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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