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30 settembre 2011 5 30 /09 /settembre /2011 10:07

Il circo dei vampiri LaymonA volte, la narrativa rubricata come appartenente ad un genere specifico, viene fortemente penalizzata, nel senso che diventa oggetto di pregiudizi e esclusioni da parte di lettori che snobisticamente vogliono “letteratura” e non semplici forme di svago, intrattenimento, evasione.

Eppure, spesso anche se non sempre, il genere si affaccia – o addirittura entra trionfalmente – nel filone della grande letteratura. Questo assioma si può indubbiamente applicare a Il circo dei vampiri (in lingua originale: The traveling vampire show) di Richard Laymon (Gargoyle, 2011) , il cui incipit è nel segno della migliore narrativa horror, ma è anche altro: il lettore viene immediatamente calata in un'atmosfera degna di Stephen King o di Dan Simmons, dove sembra che tutto sia pigro e sonnolento e che niente degno di nota debba accadere. Eccone gli elementi base.

Grandville, una piccola cittadina americana USA, di stampo campagnolo, di poche centinaia di abitanti, dove sembra che non succeda niente, eppure succede di tutto e dove si intrecciano molte storie torbide.

Un luogo  - il "maledetto" il campo di Janks (a causa degli atti efferati che vi erano stati perpetrati in passato da un tale rispondente a questo nome), divenuto poi il campo di Fargus in un tentativo di addomesticamento - elemento inquietante e di attrazione primaria per i ragazzini del posto e delle zone vicine alla ricerca di brivido e di avventura, sulla base di una serie di storie eccitanti su questo luogo circolano relativamente a fatti e ad episodi inquitanti, se non anomali (ma forse, a parte la storia relativa a Janks, sono soltanto "leggende" campagnole, ma non è dato saperlo.

Tre ragazzi, in piena adolescenza e profondamente amici, alla ricerca del brivido trasgressivo e dell'avventura, come elemento di formazione e di "passaggio", Dwight (il narratore), Rusty e Slim (che, essendo donna, fa della "compagnia" una compagine mista, nemmeno fuori registro se si considera l'illustre esempio di IT di King).

Compaiono – ad interrompere la sonnolenza di un’estate che non passa mai – dei flyer strategicamente disposti sui pali della luce e agli angoli delle strade,  annuncianti l'arrivo di un "Circo di vampiri", in cui si esibirà (o sarà messa in mostra) la vampira Valeria e che si fermerà proprio nel luogo maledetto, dove rigorosamente da mezzanotte in poi, avrà luogo uno spettacolo.

Infine, il desiderio di andare alla ricerca di qualcosa: per esempio scoprendo cosa c'è dietro le quinte e se "Valeria" altro non è se non una mistificazione. I tre sono attizzati ancora di più, nel loro desiderio di scoprire e di sbirciare, dalla postilla secondo cui l'esibizione è riservata solo ai maggiori di 18 anni.

Cattivi presagi cominciano a concretizzarsi quando arrivati nel campo di Janks per una ricognizione preliminare, malgrado gli annunci, non c'è ancora traccia del Circo, così com’era stato annunciato nei flyer distribuiti in giro per il paese, mentre si fa loro incontro un cane macilento ed affamato, orbo di un occhio che, se pensiamo all'incontro dantesco con le tre bestie all'ingresso della "selva oscura" lascia solo presagire sventura.

Insomma, questi pochi elementi riuniti magistralmente con grande fluidità narrativa sono da soli sufficienti ad attivare nel lettore una sorta di craving, una vera e propria bramosia - nel voler andare avanti e scoprire cosa lo attende nelle pagine successive.

E ciò malgrado – o forse proprio a causa di ciò – della lentezza con cui si dipana la narrazione (tutta la vicenda si dipana nell’arco di un'unica giornata), con continue soste, flashback, pause e rallentamenti, in cui proprio quando sembra che stia accadendo qualcosa e si è con il fiato in sospeso, niente accade (rispetto all’irruzione del perturbante tanto attesa).

Il romanzo, per questo suo stile, si sviluppa come una lunga attesa, in cui gli elementi nuovi vengono dosati con il contagocce, come in un lungo e lento preliminare amoroso.

I tre protagonisti Dwight, Slim e Rusty (cui si aggiunge l’adulta Lee, che – pur dando delle garanzie di “supervisione” ai tre più piccoli – sembra essere assimilata al gruppo adolescenziale che i tre compongono), percorrono una via che è come una lunga, interminabile spirale, avvicinandosi con snervante lentezza (quell’immobilità sonnacchiosa della piccola provincia americana dalla quale tutti gli adulti – per vari motivi - sembrano essersi eclissati, salvo poi a comparire ma soltanto nella veste di sguaiati e libidinosi comprimari dello spettacolo) verso un punto focale, rappresentato dall’atteso spettacolo de Il Circo dei Vampiri, un’attesa che è avvolta in aura di inquietudine e di oscuri presagi che irrompono nella banalità del quotidiano, ma anche di eccitazione a stento dissimulata in cui le fantasie masturbatorie dell’adolescenza trapassano insensibilmente verso una sessualità matura, genitale.

In effetti, man mano che si va avanti, il lettore si chiederà più volte se lo spettacolo avrà mai luogo, ma andrà avanti egualmente, resistendo alla tentazione di andare a sbirciare nelle ultime pagine.

Piccoli ominosi presagi si accumulano: come se una presenza vagamente ostile e minacciosa aleggiasse attorno a loro senza mai appalesarsi.

E, mentre l’intreccio va avanti, si sviluppa in contemporanea una sottile linea di erotismo prima fantasticato soltanto, poi a poco poco espresso, quasi che la vicenda fosse si configurasse anche come percorso di iniziazione all’età adulta, alla sessualità agita (e non soltanto rappresentata in un vivido sogni ad occhi aperti: ciò che prima da una rigida educazione di provincia castigata e un po’ puritana era proibito, diventa accessibile e fruibile) e, dunque, in definitiva come cammino di formazione.

Ci sono dei momenti nella vita adolescenziale, sia nel gruppo sia nel singolo, in cui certi eventi agiscono come catalizzatori, facendo convergere di colpo assieme in un unico fascio diverse linee di sviluppo e favorendo la trasformazione e il passaggio ad una diversa stagione della vita (il che comporta anche la perdita di una “presunta” innocenza originaria).

La presenza di Rusty, amico di Slim e di Dwight, è funzionale a far “gruppo” adolescenziale, anche se il percorso “iniziatico” è una faccenda che sembra riguardare maggiormente gli altri due, più evoluti e meno impaniati nelle ingenuità del primo sviluppo: e, nello stesso Rusty, assume il ruolo di testimone e di quello che, con la sua immobilità evolutiva, si pone in un certo senso come pietra di confronto rispetto agli altri due (Dwight ancora “vergine” di tutto ciò che concerne il mondo e le sue asprezze; Slim, invece, già passata attraverso un suo personale - durissimo - “battesimo del fuoco”, è una sorta di "guida" perchè lei ha visto cose che non si possono raccontare e ciò nondimendo non ha perso la sua freschezza).

Intrecciati con la vicenda ambientata nel presente emergono ricordi di eventi passati che aprono delle parentesi narrative e che servono a costruire la “complessità" dei personaggi (come l’incontro con l’inquietante auto nera).

La storia procedono sino al finale, di cui - è ovvio – non si può dire nulla per non rovinare ai lettori il piacere della scoperta e della sorpresa.

Quello che conta è il piacere del percorso e del viaggio, che - come nella migliore narrativa horror - converge alla fine verso quel'agognato punto finale, in cui senza mediazioni irrompe il perturbante, lasciando il lettore e gli stessi protagonisti Slim e Lee, basiti e pronti, tuttavia a continuare la loro vita, portando con sé il segreto di una conoscenza inquietante, non senza doversi confrontare con alcune inevitabili perdite (i riti di passaggio di un tempo, che sancivano il passaggio all'età adulta, richiedevano forza e determimazione, e non tutti superavano le prove con cui erano chiamati a cimentarsi).

Richard Laymon dimostra di essere un esperto narratore, abile nell’intessere dialoghi sfaccettati e nel centellinare i colpi di scena, che in questo romanzo sfaccettato come un Bildungsroman, mostra di possedere una profonda conoscenza dei meccanismi dello sviluppo adolescenziale.

Peccato che altri suoi romanzi tradotti in Italiano e , a suo tempo, pubblicati, non sono attualmente più reperibili sul mercato.

Sarebbe auspicabile che la Casa Editrice Gargoyle li riprendesse, rendendoli nuovamente fruibili agli appassionati.

 

Vedi anche in questa pagina:

Il Circo dei Vampiri di Richard Laymon: un romanzo di genere che, sin dall'inizio, seduce il lettore

 

Rchard-Laymon.jpgSintesi del romanzo (dal risguardo di copertina)

È una torrida mattina d'agosto dell'estate 1963. Siamo a Grandville, nella rurale provincia americana, e a ogni albero e palo della luce lungo la statale è stato affisso un volantino che annuncia l'arrivo in città del Circo Itinerante dei Vampiri. L'attrazione principale - campeggia a caratteri cubitali sul manifesto - è la bellissima Valeria, l'unico esemplare vivente di vampiro ridotto in cattività. Per tre adolescenti del luogo, Dwight, Slim e Rusty, è molto più che l'evento dell'estate, è lo spettacolo del secolo. Nonostante i volantini proibiscano espressamente l'ingresso ai minorenni, i tre decidono di assistervi a qualunque costo, ignari di andare incontro a un orrore senza fine. Una storia di amicizia, di paura e di coraggio, di tentazione e passioni giovanili, che segnerà per sempre le vite di tre ragazzi per cui il circo non sarà mai più lo stesso.

 

Nota biografica

Richard Carl Laymon (Chicago, 14 gennaio 1947 – 14 febbraio 2001) è stato uno scrittore statunitense di romanzi horror. Cresce in California e si laurea in lingua inglese all'Università di Willamette, nell'Oregon. Lavora come insegnante, bibliotecario e segretario di uno studio legale, finché il successo dei suoi racconti lo spinge a diventare uno scrittore a tempo pieno.

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Published by Maurizio Crispi - in Letture
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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