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24 settembre 2011 6 24 /09 /settembre /2011 15:56

gargoyle_i_vampiri_dell_11_settembre.jpgSubito dopo la tragedia dell'11 settembre e dopo l'esplosione di orrore mediatico alimentato dalla reiterazione delle immagini delle Twin Towers che si collassavano in una minacciosa nube di polvere grigio nero, fiamme e fumo, si fecero strada con vigore delle teorie complottiste, secondo le quali tutta l'azione nel suo sistema fosse il frutto di un artefatto, d'una messa in scena o che fosse stata in qualche modo "aiutata", a partire da considerazioni come l'elevatissima resistenza dei piloni portanti delle due Torri, la particolare fretta di rimuovere tutte le macerie (quasi a voler far sparire tracce di esplosivi e resti di ordigni piazzati ad arte), ma anche basandosi sulle incongruenze e i paradossi sul volo del terzo aereo, quello che "si sarebbe" schiantato sul Pentagono.

Le analisi complottiste presero le mosse proprio a partire dai misteri e dagli interrogativi senza risposta suscitati dal “terzo” aereo, quello schiantatosi contro il Pentagono e sicuramente più "periferico", da lì e non dall'evento "centrale" e altamente drammatico del crollo delle due Torri (che erano diventate, frattanto, il simbolo-icona di un attentato liberticida), forse perché il clamore patriottico suscitato dai fatti dell'11 settembre era troppo grande per poter andare a fondo con altre ipotesi senza subire un linciaggio morale ed essere tacciati di anti-americanismo.

I primi ad essere dati alle stampe furono due volumi uno scritto per intero dal pubblicista Thierry Meyssan, L'incredibile Menzogna. Nessun aereo è caduto sul Pentagono (pubblicato in Italia per i tipi della Fandango, 2002) e l'altro - sempre curato dallo stesso Meyssan - Il Pentagate. Altri documenti sull'11 settembre (Fandango, 2002) Successivamente altre fonti autorevoli ripresero - in maniera estensiva e più politologica - la tesi del complotto ordito da servizi segreti deviati (ventilata anche negli scritti dell’autorevole Noam Chomski) con una serie di importanti contributi, tanto da arrivare alle stampe di due volumi contrapposti - entrambi pubblicati in Italia da Piemme - che fanno da contraltare l'uno all'altro, poiché illustrano le due facce della stessa medaglia, rispettivamente Zero. Perchè la versione ufficiale sull'11/9 è un falso (AA.VV, a cura di Roberto Vignola) e 11/9. La cospirazione impossibile (AA.VV., a cura di Massimo Polidoro), entrambi i volumi pubblicati nel 2007.

La diatriba tra le due tesi opposte non si risolverà mai, ovviamente, anche se i fautori del "Grande Complotto" che sarebbe teso a stabilire un Nuovo Ordine Mondiale in cui le leve del potere, per il tramite di governi fantoccio, sono nelle mani dei spregiudicati affaristi delle multinazionali, più o meno massoniche, sono tanti e non si arrendono tanto facilmente nelle loro argomentazioni.

La verità non si saprà mai: questa è la conclusione cui attenersi, anche se il critico attento rimarrà sempre attratto dalle incongruenze rilevate nella sequenza dei fatti, nei giorni e nelle settimane che hanno fatto seguito al presunto attacco terrorista.

Tuttavia, anche se non dovessero resistere ad una critica serrata, le teorie complottiste rimarranno sempre come espressione suggestiva di un modello alternativo di pensiero che propone un corso degli eventi diverso sul quale con facilità possono innestarsi miti e leggende, come - ad esempio - quella inquietante e supportata da molti testimoni oculari - dell'immagine di un volto satanico che comparve nella cortina di fumo sprigionato dalla fiamme del World Trade Center.

Dal fumo scuro che si alzava copioso dal World Trade Center erano visibili i tratti di un volto - occhi, naso, bocca e barba - che in molti hanno riconosciuto come quello di Satana, e poco dopo come quello di Osama bin Laden (da 11 settembre. Leggende di guera,Paolo Toselli, Avverbi Edizioni, 2002, p.68).

Autore della foto tanto discussa fu un fotoreporter professionista, certo Mark Phillips, che poco la pubblicazione delle foto (a quanto pare lui era ignaro dell'artefatto) ricevette migliaia di mail e nel suo sito web circa due milioni di viste da utenti che cercavano di sapere se egli avesse falsificato le foto.

La risposta che lui diede invariabilmente, fu "No", dato che senza avere il tempo di compiere alcuna azione di “imbellettamento”, aveva inviato alle agenzie di stampa l'intera sequenza di foto subito dopo gli scatti.

Bastò questo (l'esclusione dichiarata di una manipolazione ad arte), perché l'opinione pubblica si dividesse tra chi prese a considerarlo un messaggero del demonio e chi invece uno prescelto da dio (ib.)

Il romanzo I vampiri dell’11 settembre, per i tipi della Casa Editrice Gargoyle, 2011 (titolo originale: The Vampires of 9/11 - Book Two of a Trilogy), prende le mosse proprio dal manifestarsi di strani e inquietanti fenomeni nel luogo del crollo e, poi, in eventi pubblici correlati o implicanti personaggi di spicco della intelligentsia politica del Governo Bush.

Con questo volume si chiarisce meglio il progetto di Clanash Farjeon che, iniziato con il romanzo I vampiri di Ciudad Juarez, è – al di là della fiction – quello di mettere in scena una denuncia molto circostanziata degli intrighi politici che stanno dietro le apparenze. Come indubbiamente lo fu a suo tempo il film di Stanley Kubrick, Il Dottor Stranamore (Doctor Strangelove), I vampiri dell’11 settembre si può considerare – a pieno titolo – un romanzo di horror fantapolitico – seppure, per la sua complessità, potrebbe sfuggire a qualsiasi etichettatura – o secondo altri un horror di protesta”.

Protagonista della vicenda, che si sviluppa alcune settimane dopo la tragedia delle Twin Towers, è nuovamente Michael Davenport, reporter per conto della rivista britannica Enigma, che si occupa di fatti preternaturali e inspiegabili, alla ricerca della convalida di prove per una loro confutazione.

Dopo la frastornante avventura in Messico, a Ciudad Juarez, il giornalista sassone viene nuovamente inviato in America, questa volta a New York, per indagare su alcuni strani fenomeni apparentemente paranormali che si sarebbero manifestati subito dopo l’11 settembre, ossia: fantasmagoriche apparizioni/trasformazioni del Vicepresidente USA Richard Cheney e di altri personaggi politici che assumono vampiresche e mortifere fattezze con una frequenza via via crescente e con il conseguente allargarsi di testimoni. Queste visioni arrivano a essere oggetto di servizi televisivi dai risvolti imprevedibili: i volti dei quattro presidenti statunitensi Washington, Jefferson, Lincoln e Teddy Roosevelt scolpiti nella pietra di Monte Rushmore, per esempio, mutano nelle effigi di Cheney (il Vice-presidente), di Rumsfeld (Ministro della Giustizia e principale artefice del liberticida Patriot Act), di Kissinger (guerrafondaio dietro le quinte, per quanto insignito del premio Nobel per la pace) e di Condoleezza Rice (Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Bush Jr) – ritenuti da Farjeon le animacce nere della teoria del complotto – sino alla messa in scena d’una vera e propria danse macabre, in occasione di un’importante partita di baseball in cui Bush Jr in persona deve esibirsi in un primo lancio inaugurale.

Nella sua indagine, Michael viene a contatto con una serie di personaggi altolocati che gli svelano cosa si è mosso e cosa si stia muovendo dietro le quinte; nello stesso tempo viene attenzionato dai servizi segreti deviati, perché implicato nei fatti di Ciudad Juarez che avevano rappresentato una sorta di suggello complottista internazionale e di connivenze tra le mafie, i cartelli del narcotraffico e il governo USA.

I vampiri dell’11 settembre è un testo godibile, divertente, con molteplici incursioni nel terreno della fanta-politica nella letteratura e nella cinematografia (il citato film di Kubrick in cui Dr Strangelove, con un passato di scienziato nazista, ora al servizio dei bellicosi e guerrafondai americani, satireggia Kissinger).

Compaiono tutti i personaggi della scena politica statunitense, di cui alcuni della corte di Bush, altri più nell’ombra, i quali  –  di maggior durata longitudinale da un governo all’altro – sono quelli hanno deciso la vera linea di sangue e di dominio: tutti sono disegnati a tinte cupe e, nello stesso tempo, caricaturali. Bush figlio viene raffigurato come un povero mentecatto, un burattino stralunato, nelle mani di abili manipolatori e del losco Vice-presidente Cheney; Condoleezza Rice, come una donna affamata di sesso che, assieme ad altri potenti, ama indulgere in rituali “neri” e farsi il bagno nel sangue; Henry Kissinger, come un guerrafondaio, abile manipolatore e pervertito, con tutti gli inevitabili sipari di associazioni segrete e logge massoniche che dall'ombra governano e comandano. 

Il pensiero di Farjeon sui fenomeni paranormali e sulle strane e vampiresche apparizioni si espliciterà nel prosieguo del romanzo, man mano che Michael avanza nella sua indagine, entrando vieppiù nell’intrigo politico, con le sue propaggini spionistiche e malavitose.

Uno degli interlocutori del reporter inglese – tentando di abbozzare una spiegazione plausibile all’incredibile corso degli eventi – formula una ridefinizione dei fenomeni:

“Sono fenomeni transumani”.

“Come le percezioni extrasensoriali, un’azione a distanza, il cosiddetto ‘paranormale’?”

“Ovvio. Transumano, ma con cause umane”.

“La pressione sottocutanea di un incontenibile senso di colpa che spinge come pus da un foruncolo” (p. 202).

La natura del paranormale diventa, quindi, espressione del senso di colpa provato dai veri artefici del crollo delle Torri Gemelle, il cui epilogo sarà una improbabile catarsi finale (espressione di una propensione autorale al metaforico-allegorico)  che porta il lettore al transitorio scioglimento della vicenda, in attesa del terzo volume della trilogia.

Come sempre in tutte le opere proposte da Gargoyle, è molto ricco l’apparato di note che correda ciascun capitolo, in modo tale da dare al lettore non di cultura anglo-americana tutta una serie di delucidazioni sui personaggi reali che sono stati assunti dall’autore per fare da caratteri della sua fiction e sui fatti storici e di cronaca, recente o remota.

Ciò consente un approccio colto alla fruizione del romanzo, rendendo possibile al lettore curioso una serie di approfondimenti tematici e accrescendo la godibilità del testo.

 

Sintesi del romanzo (dal risguardo di copertina).

Alcune settimane dopo l'orrore dell'11 settembre Michael Davenport, un giornalista inglese che lavora per la rivista Enigma, fa ritorno in America per la prima volta dopo aver rischiato di perdere la vita per seguire un'oscura pista che lo ha portato a trovarsi nel bel mezzo della guerra della droga a Ciudad Juarez, la cittadina messicana di confine con il più alto tasso mondiale di sparizioni e misteriosi decessi. Il suo capo lo ha incaricato di condurre accertamenti su una notizia riportata da Al Jazeera, e Michael si ritrova ben presto ossessionato dalla storia di due operai - tra i tanti ad aver prestato i soccorsi dopo il disastro delle Twin Towers -, i quali sostengono di aver assistito a una sconcertante visione emersa dalle macerie di Ground Zero, 26 giorni dopo il crollo. È stata probabilmente un'allucinazione, il miraggio di due menti sovraffaticate, nulla più di una spirale di fumo o di uno scherzo di cattivo gusto. Tuttavia, anche se estremamente improbabile, sussiste la tenue possibilità che si tratti di qualcosa - o di qualcuno - che ha a che fare con il soprannaturale... Più Michael investiga, più le apparizioni si intensificano diventando via via più bizzarre e incredibili. Il percorso dell'indagine vedrà infine il giornalista approdare alla Casa Bianca, dove incontrerà ancora una volta Laura Bush, contribuendo, forse, a cambiare il corso della Storia...

 

Nota bio-bibliografica dell'Autore

clanash-farjeon.jpgClanash Farjeon e' l'anagramma dell'attore britannico Alan John Scarfe.

Nato nel 1946, si trasferisce ancora bambino in Canada. Formatosi all'Università britannica della Columbia e all'Accademia di Arte Drammatica di Londra, è conosciuto soprattutto come fine interprete del teatro classico - Marlowe (Faust) Shakespeare (Bruto, Amleto, Otello, Iago, Re Lear, Prospero Faust), Cechov (lo zio Vanja), Strindberg, Pirandello, Brecht, Beckett, Williams, Osborne, Pinter - ma e' anche autore di diverse regie teatrali.

Ha recitato in piu' di quaranta film e in innumerevoli serie TV, tra cui Star Trek: Voyager e Star Trek: The Next Generation, in quest'ultima accanto alla moglie Barbara Macza, in arte March, attrice di origini polacche, anch'essa di formazione teatrale.

La coppia ha due figli, Jonathan, attore, e Tosia, cantante d'opera con la passione per il rock. Nel 2003, Scarfe ha pubblicato il suo primo romanzo, A Handbook For Attendants On The Insane, che Gargoyle ha riproposto nel 2008 con il titolo de Le memorie di Jack Lo Squartatore, incontrando un ottimo successo di lettori e di critica.

The Vampires of Ciudad Juarez è  il primo capitolo di una trilogia che Gargoyle ha pubblicato nel 2010, seguito ora da I Vampiri dell'11 settembre.

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Published by Maurizio Crispi - in Letture
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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