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30 ottobre 2014 4 30 /10 /ottobre /2014 06:58

Due diversi scenari che invitano ad una riflessione metafisica sulla morte e sul morire"L'amore al tempo dei morti" (Robert Silverberg, Fazi, 2006) è una raccolta di due racconti tematici di Silverberg che la Fazi ha proposto, a distanza di oltre quarant'anni dall'edizione originale, rispettivamente nel 1971 e nel 1974.
I racconti, dapprima pubblicati separatamente, vennero poi accorpati in un volume tematico assieme ad un terzo che, nell'edizione italiana, è stato omesso, per dare maggiore omogeneità ai due sul tema della morte.
In "L'Amore al Tempo dei Morti" ("Born with the Dead",1971), si immagina un mondo (che per noi lettori del XXI secolo è già passato), che è datato "1998", i morti dietro libera espressione della loro volontà testamentaria possano essere "rianimati" attraverso una particolare procedura che fa seguito ad una veloce ibernazione dei corpi subito dopo il decesso. I morti rianimati costituiscono una comunità a se stante: né essi amano venire in contatto con i vivi,né tanto meno i vivi si sentono a proprio agio in loro presenze.
Si sono così create due comunità separate e i Morti rianimati vivono in speciali enclave a loro riservate che vengono chiamate le "Città fredde" e passano la loro vita a fare viaggi, esplorazioni,o intenti in cerebrali conversazioni l'uno con l'altro; non hanno più il senso del tempo, poiché ne posseggono adesso una scorta illimitata.
L'anomalia accade quando il protagonista del racconto Jorge Klein non si rassegna a perdere i contatti con la moglie Sybille, deceduta a causa di una malattia e che si è fatta rianimare. Il suo percorso è ricco di scoperte e di riflessioni offerte al lettore sull'antropologia della morte e di come questa essere sconvolta dall'avvento di nuove tecnologie.
Il secondo racconto "La partenza" ("Going", 1974) è ambientato in un ipotetico futuro. Siamo nel 2095 e ormai di morte naturale non muore più nessuno. Il mondo rischia la sovrappopolazione, se non fosse che ogni coppia non può generare più di due figli e che, ad un certo punto, gli ultracentenari, seguendo la filosofia "del passaggio e del compimento", elaborata da un certo Hallam nel suo testo fondamentale "Girare la ruota: la dipartita come consolazione" non decidessero di "fare girare la ruota", andando incontro al proprio compimento che avverrà in speciali strutture a ciò predisposte, nel contesto di una grande festa. Gli anziani cedono fanno posto ai più giovani. Il personaggio centrale è Henry Staunt, compositore musicale e teorico della musica che, ad oltre 140 anni, comincia ad essere stanco e ad indulgere con il pensiero all'idea del transito. Il racconto è appunto la storia della sua permanenza nella speciale struttura (una delle tante "Residenze di Commiato") dove avverrà il compimento e, in questo ambito, egli si interroga sui motivi della sua decisione, cercando uno valido.

Non vorrei sbagliarmi, ma vagamente ispirato a quest'idea, venne prodotto un film italiano del genere commedia, forse ad episodi, in cui gli anziani - ad un certo punto della loro esistenza - venivano presi di peso (o semplicemente circuiti) dai propri familiari più giovani e portati in speciali strutture per il trapasso. Qui, veniva adombrata una sorta di eutanasia "forzata" per gli anziani, insomma.

Due diversi scenari che invitano ad una riflessione metafisica sulla morte e sul morireI due racconti, benché datati quanto ad anno di pubblicazione, mantengono intatto il loro interesse e la loro freschezza: e ciò vale anche per il primo che da nostro punto di vista si svolge in un tempo già passato.
Sono entrambi sul tema della morte e sulla sua antropologia, con interessanti estrapolazioni che esaminano il problema da due lati opposti. La possibilità di ritornare come "morti rianimati" (si badi bene non come zombie che esprimono una forma degradala di vita "non vita"), ma come in certo qual modo "angeli incarnati" nel primo o esseri umani trasfigurati che posono esprimere solo un distillato algido di emozioni e di sentimenti, e che sono fondamentamente egoisti ed autocentrati; e, nel secondo, l'interrogativo su come e quando decidere di andare incontro al proprio transito quando non ci sono più validi motivi per continuare a vivere.

Il volume si pone come secondo di una trilogia silverberghiana di cui il primo é stato "Il Libro dei Teschi" ("The Book of Skulls"), pubblicato nel 2004, sempre da Fazi: qui quattro giovani studenti, a partire dal ritrovamento di un antico testo esoterico partono alla ricerca d'un eremo ubicato in un'area desertica del New Mexico, per chiedere di essere accolti ed iniziati all'immortalità, pur sapendo che, secondo la profezia scritta nel libro, su quattro solo due potranno riuscire e che gli altri due dovranno morire, uno suicidandosi.

Ben poco c'è da dire su Robert Silverberg, grande "vecchio" della Science Fiction e, con i volumi di questa trilogia, alle prese con delle riflessioni metafisiche sui temi escatologici.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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