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18 aprile 2012 3 18 /04 /aprile /2012 12:58

diaz-film.jpgIn Diaz. Don't clean up this blood (per la regia di Daniele Vicari, Italia 2012) viene rappresentata un'efficace e cruda ricostruzione dei fatti accaduti al G8 di Genova nel 2001, con una particolare attenzione agli eventi accaduti tra la scuola Diaz, dove nottetempo quattrocento poliziotti armati di tutto punto con equiggiamento antisommossa fecero irruzione, accanendosi con violenza feroce e gratuita contro 93 uomini e donne inermi e pacifici, e la Caserma PS di Bolzaneto dove molti di quelli selvaggiamenti picchiati vennero tratti in arresto e ulteriormente seviziati e umiliati.

E' un film crudissimo, le cui sequenze narrative sono fondate sulle testimonianze rese nel corso del procedimento giudiziario, e che, senza nessuna edulcorazione, mostra misfatti e nefandezze, colpendoti come una gragnuola di pugni nello stomaco, in maniera intensa e dolorosa, come e peggio rispetto a quanto accade durante la visione di un film horror: quando vedi un film horror, puoi sempre pensare che tuttto ciò che viene rappresentato non accade nella realtà "vera" ed è solo frutto della fantasia d'un autore o di un regista.

E' un film che suscita civile indignazione, anche perchè il cineasta indugia a lungo sulla violenza gratuita e bestiale contro persone pacifiche che non stavano facendo nulla, se non convivendo tranquillamente, chi conversando, chi dormendo o riposando, chi mangiando, all'interno di quella scuola messa a disposizione come dormitorio e ritenuta per una serie di fortuite circostanze rifugio di pericolosi Black Bloc.

Ma anche se questa violenza - lo scatenamento di un inferno, di una bolgia di botte, tonfi, urla, pianti, con le scure sagome degli aguzzini che imprecano, offendono, picchiano con furia cieca - fosse stata diretta contro i Black Bloc, gli "anarco-insurrezionalisti", i "terroristi", non avrebbe avuto alcuna giustificazione.

Per motivi di "propaganda" e per far distogliere l'attenzione mediatica dalla morte del giovane Giuliani, si decise in alto, di "creare il caso", con l'identificazione del covo dei Balck Bloc e il rinvenimento di armi da guerriglia.

Ma, come emerse poi dagli atti processuali, fu tutta una montatura.

Questo almeno nel corso del procedimento penale venne assodato.
Anche se, sino ad ora, piena giustizia non è mai stata resa a quei 93 della scuola Diaz.

Fece ritorno in quell'occasione, potenziata ed amplificata, la violenza bestiale del questurino armato di "tonfa" (il crudele manganello), di quello stesso questurino che veniva piazzato contro i dimostranti durante gli "anni di piombo": questurini che spesso, prima di scendere in piazza, venivano "caricati" dai superiori con una serie di slogan per rimarcare la differenza tra sé e gli altri, tra sé e  i nemici, da abbattere, da percuotere, da gasare con i lacrimogeni, di quello stesso questurino che, sulla base delle testimonianze rese allora e divulgate dalla stampa di sinistra, oltre ad essere dopati con le parole, venivano "energizzati" con la distribuzione di sotanze stimolanti (e sull'uso delle cosiddette "droghe di guerra" - e non solo in tempi di guerra - sono state scritte molte pagine).

In questi momenti, poi, dato il contesto e il tipo di preparazione ricevuta, si scatena nell'azione una sortta di violenza del branco che non è più controllata in alcun modo, anche perchè le istanze superiori (i "Superiori" di grado) si mantengono a distanza (in modo da non dover nemmeno essere testimoni di ciò che hanno scatenato).

I casi recenti del giovane Federico Aldovrandi e di Stefano Cucchi, entrambi picchiati a morte,  ci lasciano intendere che simili comportamenti  da parte delle forze dell'ordine - sia pure in forma endemica - sono sempre presenti e pronti ad esplodere e ad essere pilotati in interventi che abbiano anche matrice politica.

Le scene del film hanno ricordato dolorasamente agli spettatori quelle riprese dal vivo dei primi telecronisti, di volti sanguinanti, di ferite lacere e di denti spezzati, di braccia e polsi rotti che, subito dopo quei fatti, fortunatamente fecero il giro del mondo, con l'allora nascente rete informatica globalizzata.

Quello di Genova (diviso nei due successivi scenari della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto) rappresenta un capitolo doloroso che, come osserva giustamente la frase scritta sulle affiche del film vide la "più grave sospensione delle libertà civili" dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ha lasciato aperta una ferita indelebile nella nostra memoria collettiva.

Ed è un capitolo ancora aperto, visto che ancora la sentenza definitiva non è stata pronunciata e nessuno degli agenti responsabili dei fatti è mai stato sospeso dal servizio.

Il film, per quanto di duro impatto, è da vedere per non dimenticare, perchè non siano cancellate quelle macchie di sangue sui muri, perchè siano ricordate per sempre, nella speranza che chi ha picchiato con i manganelli possa almeno provare vergogna per ciò che ha fatto.

Dal punto di vista tecnico, è bene precisare che non si tratta di "docu-fiction", come alcuni impropriamente hanno detto, ma di film documentaristico che racconta fatti effettivamente accaduti, utilizzando la tecnica dei punti di vista multipli e del rapido rewind che consente di ritornare ad un retroscena o ad un punto di vista diverso da quello esposto subito prima. Fa da fulcro a questi cambi di direzione temporale e di punto di vista il lancio di una bottiglia en ralenti, davanti alla scuola Diaz e il suo infrangersi a terra in mille pezzi.
Nella narrativa del regista, è forte - ma senza nessuna facile concessione alla tentazione di costruire degli iper-tipi - l'attenzione posta nel disegnare e lasciar intuire la variegatura dei tantissimi pacifisti no-global che si erano riuniti a Genova, rappresentati nella loro "normalità", e i volti livido, cupi, gonfi e manipolatori di quelli che stavano nella stanza dei bottoni e che, stando nell'ombra decisero quell'intervento.
Quello che rimane del film, alla fine, è un groppo allo stomaco derivante dal vedere "normalità" della civile protesta contrapposta al cupo esercizio del potere e calpestata con una violenza cieca ed irragionevole.

 

Scheda del film

Un film di Daniele Vicari.

Interpreti principali: Claudio Santamaria, Jennifer Ulrich, Elio Germano, Davide Iacopini, Ralph Amoussou, Fabrizio Rongione, Renato Scarpa, Mattia Sbragia, Antonio Gerardi, Paolo Calabresi, Francesco Acquaroli, Alessandro Roja, Eva Cambiale, Rolando Ravello, Monica Birladeanu, Emilie De Preissac, Ignazio Oliva, Camilla Semino, Aylin Prandi, Michaela Bara, Sarah Barecek, Lilith Stanghenberg, Christian Blümel, Christoph Letkowski, Ester Ortega, Pietro Ragusa, Gerry Mastrodomenico

Drammatico,

Durata 120 min.

talia 2012.

Fandango.
Uscita venerdì 13 aprile 2012

 

Il Trailer ufficiale

 

 


 

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Published by Maurizio Crispi - in Cinema
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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