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30 dicembre 2012 7 30 /12 /dicembre /2012 07:00

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 6°). Come sul set di un film porno, ma qui è tutto vero

 

 

( Capitolo) Ognuna delle cose che capita di osservare qui a Cap d’Agde – siano essi spettacolini, teatrini, eventi - meriterebbe di avere uno spazio a sé stante: quando, entrati nel ruolo di osservatori, si acquisisce una sufficiente dimestichezza, dalla massa indifferenziata dei corpi nudi emergono delle situazioni di interazioni sessuali – solo a volte erotiche - estremamente variabili che io sarei propenso a descrivere come “teatrini porno”, perché – leggendone la descrizione si potrebbe pensare di primo acchito che siano la trasposizione di sequenze tratte da un film hard-core.

La prima associazione superficiale e frettolosa sarebbe proprio questa.

E invece, no. Sono proprio vere.

Happening reali, non orchestrati, non preordinati.

Per spiegare meglio questo assunto, ecco di seguito tre “eventi”.

 

Sotto un ombrellone vivacemente colorato, ma alquanto basso tanto che non ci si può stare sotto in piedi ma soltanto accovaciati o in ginocchio, due chiavano "alla missionaria". distesi su di uno strato di teli da mare. Lui stantuffa a pieno ritmo, lei geme di piacere.

Inginocchiati tutt'attorno e fittamente assiepati uno stuolo di spettatori, tutti maschi - ovviamente - in misura eguale intenti ad attizzare le proprie erezioni e a palpeggiare il corpo della donna, mani si allungano e toccano la dove è possibile.

La copula si protrae a lungo, poi l'uomo si scarica e si ritrae, lasciando il corpo della donna illanguidito dalla scarica orgasmica tra gli spettatori che, a questo punto, si liberano anche loro, sborrando su di lei, che accetta gli spruzzi di sperma su di sé grata, quasi che questa pioggia sia  un'apoteosi aggiuntiva all'orgasmo appena sperimentato... un effetto bukkake in presa diretta, insomma.

 

Poco discosto (e poco prima) una coppia sulla sabbia, lei languidamente appoggiata di schiena sul petto del suo compagno seduto. Lei se ne sta seduta a cosce divaricate e poco prima era stata in giro per la spiaggia a fermarsi a guardare i numerosi teatrini di sesso a cielo aperto e a commentarli lascivamente, interloquendo con gli attori con commenti salaci, mentre sorseggiava del vino da un flute di plastica.

Davanti a lei accovacciato, un uomo - non più giovanissimo - con un cappello di paglia in testa.

L'uomo la sta sditalinando con dedizione: la donna apprezza le attenzione e mormora alternativamente "C'est bon ça!" e "Doucement!".

Il terzetto è un po' isolato dal resto della popolazione di libertini.
Il cielo nel pomeriggio afoso si è rannuvolato e soffia un forte vento dal nord che solleva i sottili granelli di sabbia.

E, del resto, questo stesso vento che ha soffiato costante per tutto il giorno, facendola da padrone, non ha reso possibile un pieno dispiegamento della folla di bagnanti che hanno preferito starsene più a ridosso delle dune e della scarna vegetazione che le ricopre.

Ma ecco che si fa avanti un tipo giovanile e prestante che si accovaccia a poca distanza dai tre e comincia ad osservare quello che accade con evidente interesse e piacere, com'è evidente dalla turgidità del suo cazzo che, di tanto in tanto, si manipola distrattamente, ma senza alcun intento masturbatorio (almeno per il momento).

Il compagno della donna lo osserva allusivamente e gli fa dei cenni con gli occhi: sembra impersonare, qui, sulla spiaggia francese del Languedoc-Roussillon, un Marchese Casati redivivo[1]

L'uomo coglie il messaggio e si fa più vicino, mettendosi di fianco alla donna che subito vogliosa, gli afferra il cazzo già alzato e turgido e comincia a menaglierlo con vigore, mentre lui si dedica a stringere le sue tette e a strizzarle i capezzali,  occasionalmente anche a succhiarli.

Intanto, in un incremento del piacere, derivante non solo da un surplus di stimolazione in zone sensibili, ma anche dall’eccitazione di poter maneggiare un grosso cazzo, la donna continua ad esortare il suo sditalinatore in un'alternanza di incrementi e decrementi di velocità ("Vite", oppure ancora "Doucement") e al contempo geme.

Ogni tanto, la donna scambia delle battute con il compagno (o marito) e ride di una bella risata piena.

Fa degli apprezzamenti, subito ripresi e ripetuti dal marito sul "gros bite" (si intuisce che stia parlando del “grosso cazzo”) del libertino che s’è appena aggregato e, mentre gode, continua a masturbarlo.

Poi, ad un certo punto, si china in avanti e repentinamente, senza nessun preambolo, si riempie la bocca con quel cazzo e prende a succhiarlo con forza.

In un breve giro di tempo l'uomo, mugolando, è già venuto dentro la sua bocca e lo sperma comincia a colarle tra le labbra.

Per un po' continua a succhiare, ma poi commenta con il compagno che la venuta è stata troppo veloce. Così, abbandonando quel cazzo troppo “veloce”, rivolge la sua attenzione ad altri astanti che intanto si sono raccolti a crocchio, attorno al “succoso” happening.
Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 6°). Come sul set di un film porno, ma qui è tutto veroProsegue la complicità tra i due: lui e lei si consultano più volte, indicandosi a vicenda la mercanzia esposta, i numerosi cazzi a  vista, alcuni mosci, altri eretti. Alla fine, è lui a decidere, scegliendo per la donna uno con un cazzo bello grosso e pronto.

I due ridacchiano. C’è della complicità tra loro. Si baciano, prima che si avvii la nuova interazione.

L'uomo di prima recede anche se non troppo, perché continua a palpare il corpo della donna, mentre al suo posto subentra il nuovo scelto che riceve analoghe e vigorose attenzioni.

Mentre questi eventi che si susseguono l'uomo con cappello di paglia in testa continua a impegnarsi senza requie nel suo sditalinamento, alternando al lavoro di dito anche un occasionale lavoro di lingua.

Poi, ad un certo punto la donna si alza e va a tuffarsi in mare. “Merci, merci”, dice gentile mentre corre via a sguazzare nell'acqua bassa e a compiere lavacri.

Sembrerebbe che il teatrino si sia concluso ed invece no!

Quando la donna rientra viene ghermita ancora in piedi da due uomini anziani e panciuti (e sempre il suo compagno è presente e fa da supervisore). La donna allarga le cosce per lasciarsi penetrare meglio dalle dita voraci dei due, sul davanti e sul dietro. Intanto, altre mani le palpano il seno, mentre lei con le sue mani ghermisce cazzi masturbandoli.

Le attenzioni dei due uomini provocano l'orgasmo sperato: e sembrerebbe un intenso orgasmo da stimolazione del punto G, quello che si scatena poco dopo con una produzione prorompente di secreti vaginali, che sgocciolano sulla sabbia (parrebbe quasi un effetto “minzione”). La donna gode, presa da tremiti incontrollabili e ciononostante si regge in piedi a continua a farsi manipolare, mentre altre mani la toccano, la palpano, la spremono.

 

L’effetto, di fronte a simili scene, è sempre straniante.

Una cosa è vedere una simile scena in un film porno, in cui lo spettatore pur traendone eccitamento, ha la  percezione dell’artificialità, non può prescindere dalla consapevolezza che tutto sia stato costruito ad arte e che le continue movimentazioni dei figuranti sono in qualche modo orchestrate in modo tale che da un lato diano una sensazione di naturalezza e che, dall’altro, consentano che gli “organi” sessuali (cazzi, fiche, bocche e culi) siano sempre a favore di macchina.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 6°). Come sul set di un film porno, ma qui è tutto veroQui, invece, ti senti proprio scagliato nel vivo delle cose: come se fossi stato collocato nel bel mezzo del set di un film a luci rosse, in una situazione in cui tutti diventano dei potenziali figuranti o entrano nel ruolo di spettatori interessati o in quello di individui che cedono alla tentazione della masturbazione oppure ancora in quello del figurante attivo che, con fluidità, passa dalla posizione di semplice osservatore a quella di performante in una scena sessuale orgiastica.

Anonimato, assenza del volto e del nome.

Le persone che interagiscono sono solo buchi, cazzi, fiche, bocche, seni da palpare e da succhiare. Non ci possono essere elementi che personalizzano gli individui e che li legano ad una cifra individuale. Passato il momento, ci si lascia, malgrado l'intensa ed eccitante stimolazione - non necessariamente reciproca - e ci si volge ad altro.

Il sesso senza volto e senza impegno, senza affetto e senza emozione, godimento esclusivamente fisico, se è ipotizzabile una cosa del genere, forse si potrebbe dire una modalità di “sesso drogato”.

 

Il verbo imperante è fare sesso, succhiare e farselo succhiare, scopare, ogni buco e ogni bocca è identico ad un altro, l’importante è che siano disponibili e possano essere riempiti, anche i cazzi sono tutti eguali, a prescindere dall’aspetto fisico del loro portatore che sia grasso o magro, con pancia e culone, non importa: l’importante che siano grossi a sufficienza e, soprattutto pronti e reattivi, disinibiti e esibizionisti (con la facilitazione ad raggiungere e mantenere l’erezione coram populo).

Ma, del resto, la maggior parte degli astanti sono lì proprio per questo e non vedono l’ora di avere la loro parte…

Ed è chiaro che quelli che colgono più frutti sono i più pronti, quelli che sgattaiolano in prima fila, infiltrandosi attraverso la più o meno fitta cortina di spettatori/guardoni,  che sono pronti ad accovacciarsi accanto agli scopatori/succhiatori e a dichiarare la loro disponibilità con un rapido ed esplorativo tocco della mano oppure a recepire la disponibilità dei figuranti che può consistere in uno sguardo ambiguo o in un breve cenno del capo (un sottinteso “Unisciti a noi”).

 

Ecco là un altro gruppetto: fulcro dell’attenzione è una piacente quarantenne, formosa e pienotta con una sottile catenella attorno alla vita (unico indumento), con un onnipresente uomo accanto a lei che vigila sull’andamento della situazione e che esprime il suo assenso  a che qualcuno nuovo si aggiunga all’ammucchiata.

La donna è seduta sulle sue ginocchia. Da dietro uno le manipola la fica e la sditalina.

La donna geme di piacere e intanto succhia il cazzo di un maghrebino ossuto. Succhia e smena.

Di colpa il tizio estrae il cazzo dalla bocca e si ritrae indietro tendo il glande avvinto tra le mani a coppa per non fare vedere pubblicamente la sua eiaculazione di cui sembra vergognarsi.

La donna, viceversa, sembra sorpresa che si sia ritirato così di botto, senza godere del piacere dell’eiaculazione dentro la bocca o sulla sua faccia.

Niente di che!

La merce per dar corpo al proprio libertinaggio non manca!

Infatti, si volge subito ad un altro cazzo.

Come quello di uno che, cogliendo l’occasione, si è subito intrufolato, mettendosi in ginocchio davanti a lei, già pronto.

E la donna, avida, ricomincia a succhiare.

Altro cazzo, altro pompino.

Dai gemiti che l’uomo emette sembra che ci sia fare, ma intanto la sua eccitazione è costantemente alimentata dall’altro tipo che, stando alle sue spalle, da dietro la sditalina senza tregua.

Succhia e lecca, lecca e succhia, con qualche smenatina ogni tanto, il cazzo dell’uomo si fa sempre più turgido, come si può constatare quando ne riemerge un pezzo tra le labbra dischiuse della succhiatrice..

Poi l’uomo, gemendo le viene nella bocca, con subentranti ed inarrestabili ondate di piacere che lo portano ad effettuare dei ritmici movimenti in avanti del bacino quasi a volersi scopare la donna nella bocca.

E quella a lungo, dopo la venuta, continua a succhiare, mantenendo vigorosa l’erezione dell’uomo che continua a gemere preso da una vertigine di piacere, mentre tutti attorno applaudono e fanno ressa, perché tutti, di fronte allo spettacolo di un pompino prolungato, vorrebbero essere in prima fila e che il loro debba essere il prossimo cazzo ad essere succhiato.

“C’etait bon?”, finalmente chiede la donna all’uomo, quando finalmente si decide di rilasciare il cazzo che le aveva riempito la bocca.
Oui, trés bon, merci!”, risponde l’uomo. Ed altri si fanno immediatamente sotto…

Uno giovane con la barbetta caprina commenta, rivolgendosi al tizio che ha appena finito di essere succhiato: Vedo che ti dai da fare… Ieri ho visto il pompino che ti ha fatto quella tipa. Ci ha dato sotto, quella, eh!”

“Ci puoi giurare…” – è la risposta.

E il tizio: “Io vengo dalla Svizzera. Anche lì ci sono dei privé. Ma qui è tutta un'altra cosa. I Francesi non sono come gli Italiani che sono condizionati dalla Chiesa…”


 



Note
Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 6°). Come sul set di un film porno, ma qui è tutto vero[1] Il riferimento - d'obbligo - è al Marchese Camillo Casati Stampa ella moglie Anna Fallarino che si erano incontrati per la prima volta a Cannes nel 1958. La donna all'epoca era sposata con l'ingegnere Giuseppe "Peppino" Drommi (poi consorte della contessa Patrizia De Blanck). Camillo Casati ne diverrà l'amante, fino a farle ottenere l'annullamento del matrimonio dalla Sacra Rota (Dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio), pagando, si dice, 1 miliardo di lire; la sposerà poi, con rito sia civile che religioso, nel 1959. Sarà durante il viaggio di nozze che Camillo Casati le rivelerà i suoi gusti sessuali, spingendo la moglie ad intrattenere rapporti sessuali con giovani di bell'aspetto da lui stesso scelti e pagati, il tutto, ovviamente, sotto il suo sguardo, riservandosi, inoltre, la possibilità di scattare fotografie di quanto avveniva ed intervenire a sua volta: insomma, il Marchese Casati fu un vero antesignano di un libertinaggio e di uno scambismo “aristocratico”, espressione di una scelta controtendenza e in qualche modo iconoclastica,prima dell’evoluzione dei costumi verso uno “scambismo di massa”.

Di tale passione voyeuristica e candaulistica ci restano numerose annotazioni scritte di suo pugno relative ai momenti e alle esperienze più soddisfacenti.

«Al mare con Anna ho inventato un nuovo gioco. L’ho fatta rotolare sulla sabbia, poi ho chiamato due avieri per farle togliere i granelli dalla pelle con la lingua »

Inoltre annota nei suoi diari: « Oggi Anna mi ha fatto impazzire di piacere. Ha fatto l'amore con un soldatino in modo così efficace che da lontano anche io ho partecipato alla sua gioia. Mi è costato trentamila lire, ma ne valeva la pena »

Non mancano le testimonianze di chi ha partecipato ai loro giochi erotici, come quella di un bagnino:

«Erano degli zozzoni - racconta - Venivano sulla spiaggia e si mettevano nudi. Un giorno mi hanno invitato a stendermi tra loro. L'ho fatto e mi sono sentito sfilare il costume, poi quella donna mi ha attirato sopra di sé. È accaduto tutto sotto gli occhi del suo compagno. Alla fine lui era talmente contento che mi ha dato cinquemila lire di premio».
Il ménàge libertino durò a lungo in una spirale di crescente manipolazione (sì perché, in fondo ad ogni caso, il Marche se Casati era un manipolatore delle persone) sino a quello che diventò un delitto passionale, quando Anna Fallarino stanca del gioco cerco di sottrarvisi, coinvolgendo nel suo tentativo di “uscita” un giovane studenteuniversatario che era stato coinvolto nei torbidi di giochi. Il Marchese Casati li uccise entrambi, togliendosi subito dopo la vita. Il “caso” riempi le pagine della cronaca nera di allora.

Sono disponibili oggi alcune rivisitazioni di quella storia, tra cui una rielabolarione letteraria da parte di Andrea Camilleri.

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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