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9 settembre 2014 2 09 /09 /settembre /2014 06:39

Belluscone. Una storia siciliana. Un film emblema sulla Sicilianità deteriore che dice di più con i non detti e con le mimiche dei suoi personaggi-chiave

 

(Maurizio Crispi). Belluscone. Una storia siciliana di Franco Maresco (2014) si pone il difficile compito di esplorare le radici siciliane dell'ascesa, del potere e della fortuna di Berlusconi, indagano sulla "sicilian connection" tra il magnate di mediaset e la mafia siciliana. Un compito arduo e non facile. E come lo ha portato avanti? Semplice: andando alla ricerca di "persone informate sui fatti" e tirandole dentro al suo film, ma nello stesso tempo sviluppando un'inchiesta sul genere musicale neo-melodico che - negli ultimi anni - ha imperversato in alcuni quartieri popolari di Palermo in occasione di feste rionali, ottenendo un successo pari soltanto a quello dei narco-corridos, forma estrema del "corrido" messicano.

In questo senso il film di Maresco non è una docufiction, ma un documentario vero e proprio, anche se degli elementi fiction vengono sapientemente inseriti a tingere l'inchiesta del regista di giallo.
Infatti, nel bel mezzo della realizzazione del suo film, Franco maresco scompare, senza lasciare traccia. Che fine ha fatto? E' stata l'improbità del compito da portare avanti e la sensazione di rovistare con un coltello nell'acqua che lo ha trascinato verso una condizione di irreparabile depressione, al punto da spingerlo al suicidio, oppure si nasconde poichè lanatura della sua inchiesta lo ha messo in contatto con del materiale scottante.

Belluscone. Una storia siciliana. Un film emblema sulla Sicilianità deteriore che dice di più con i non detti e con le mimiche dei suoi personaggi-chiaveUn suo caro amico, critico cinematografico e giornalista,  Tatti (Gaetano) Sanguineti scende dal nord e, alla luce dei suoi appunti di regia, si mette sulle sue tracce, cercando di risolvere il mistero della sua scomparsa. Una trovata, questa, davvero geniale.

Ma quali sono i personaggi-chiave che franco Maresco tiene in gran conto per le rivelazioni che potrebbero fargli: innanzitutto, un tale Francesco Mira, noto come "Ciccio" tra gli amici e gli amici degli amici, ex-barbiere, musicante con un suo gruppo in eventi e manifestazioni di piazza, promoter a sua volta di eventi musicali, cacciatore di talenti nell'ambito del genere neo-melodico con il quale si stabilisce un asse di collegamento musicale partenopeo-palermitano, ma anche conduttore televisivo/animatore di una popolare e seguita trasmissione da un canale televisivo privato palermitano che accoglie performer in erba e che soprattutto serve ad inviare messaggi (scritti, ovviamente, su "pizzini" gialli) agli ospiti delle patrie galere per fatti di mafia e non, che seguono costantemente e appassionatamente il programma proprio per questo motivo, offendendosi se non vengono citati o messaggiati, per dimenticanze o volute esclusioni.
Abbiamo il piacere di vedere nelle riprese il vero Ciccio Mira, reso grottesco dall'uso del bianco nero e delgrandangolo spinto, mentre parla, ma soprattutto quando non parla. Infatti, se la dichiarazione d'intenti, è che può parlare di tutto senza problemi e che gli può essere chiesto di tutto, le limitazioni e le preclusioni sono così tante che ben poco può essere detto, anche se le sue mimiche e le mezze parole che pronuncia sono assa più eoquenti del suo silenzio di vere parole: un tipico esponente della sicilianità mafiosa, dove è necessario saper leggere tra le righe di qualsiasi discorso pronunciato o di qualsiasi cenno,anche di quello apparentemente più insignificante.

Poi c'è - nientemeno - il più famoso degli avvocati di Berlusconi e cioè Marcello Dell'Utri, secondo alcuni (ed anche secondo le inchieste) ispiratore di Berlusconi e sua longa manus in terra di Sicilia, proprio per i suoi contatti e le sue conoscenze.
Anche lui campione di silenzio, ma di un silenzio ermetico e da maschera di ferro che - ad un certo punto punto inaspettatamente si scioglie nel desiderio espresso di voler fare una dichiarazione: che ci porta lontano, addirittura al caso Mattei, ma non appena comincia a dire qualcosa di cogente e risolutivo la sua voce si fa incrinata sino a che la traccia sonora letteralmente scompare, con l'ira nei confronti di una trupe d'inetti da parte di Maresco che vede vanificarsi il suo possibile scoop.
Belluscone. Una storia siciliana. Un film emblema sulla Sicilianità deteriore che dice di più con i non detti e con le mimiche dei suoi personaggi-chiaveE, sullo stesso divano, compare indossando per garantirisi l'anonimato una maschera gorttesca tutta bianca un pentito di mafia che, invece, parla e racconta (manon molto in definitiva)
Poi ci sono svariati rappresentanti di ultima generazione del genere neo-melodico (quello di cui mario Merola viene considerato un precursore), alcuni palermitani - come il famoso "EriK" - palermitano - o il partenopeo Vittorio Ricciardi - intrattenitori delle masse popolari (panem et circenses) e aedi dell'amore sfrenato ed incodizionato nei confronti di Berlusconi, vero eroe popolare che dspensa a tutti lavoro (opromesse in questo senso), denaro ma soprattutto un possenteesempio di come si possano realazzare i propri sogni (pescando nel torbido o muovendosi nella semi-illegalità), sino alla canzone clou e vessillo del film (che diventa essa stessa occasione per querelle sui diritti d'autore tra i protagonisti) sul tema di "Vorrei conoscere Berlusconi"che è poi, infondo, emblema e leit-motiv di tutta la pellicola.
Nel corso di brevi interviste a questi ultimi, emerge la loro profonda ignoranza (l'incapacità persino di trovare una definizione del genere musicale di cui sono paladini), ma anche l'atteggiamento omertoso nei confronti della mafia e delle sue connessioni e altri qualunquismi, al punto che alcune loro frasi si tramutano in gag che strappano allo spettatore non colluso un sorriso (per quanto amaro).
Ma il film si avvale anche della partecipazione straordinario dei due comici Ficarra e Picone che intervengono nel ruolo di "mediatori" per risolvere una grana di "diritti d'autore" sorta per l'utilizzo di una canzone di Eric.
Alla fine, anche - o forse soprattutto - attraverso i non detti, viene tracciato un percorso che delinea le connessioni tra l'astro nascente di Berlusconi e il clan dei Bontade, ma soprattutto disegnato un quadro che mostra quanto sia vivo il "berlusconismo" tra le masse prive di cultura dei panormiti DOC e quanto sia serpeggiante un vero e prorpio culto per l'eroe "Belluscone".

VDue fila avanti a me c'era seduto un signore che soprattutto davanti alla facce di Ciccio Mira si ganasciava dalle risate e che, alla fine, ha addirittura applaudito. Nell'intervallo si ègirato verso di me e mi ha detto: "E' tutto vero! Alcuni di questi li ho sentiti cantare durante una festa nella piazza di Borgo vecchio! Certo è che con le sue domande Maresco ha messo Ciccio Mira in serio imbarazzo!".
Assolutamente da vedere: ancora una volta un film sulla Sicilianità più deteriore e sugli intrecci tra Mafia e politica di alto livello, ma proprio per questo un documento antropologico prezioso, anche se Maresco si chernisce, dicendo: "E' solo una farsa".
Un film che, premiato a Venezia (Premio speciale della Giuria Orizzonti) , è destinato a lasciare un segno graffiante tanto che Forza italia ne ha chiesto alla Magistratura il sequestro, a causa dell'immagine negativa e diffamante che dà di Berlusconi.
Ma soprattutto viene da chiedersi, vedendo questo film, cosa mai possa cambiare in meglio in Sicilia e a Palermo (in particolare9 a fronte di atteggiamenti popolari così consolidati, grazie anche ad un terreno di abissale ed atavica ignoranza che forse nemmeno generazioni potranno dissodare e rendere fertile di idee e di afflati civici e di senso della comunità civile.

 

 

 


 


 

 

 


 

 

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Published by Maurizio Crispi - in Cinema
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

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