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14 luglio 2021 3 14 /07 /luglio /2021 09:44
Torre Salsa - Foto di Maurizio Crispi, 2016

Sono andato a Mondello, dopo molto tempo
Ho parcheggiato l'auto in una stretta strada laterale, rispetto a quella che percorre il lungomare e poi mi sono avviato a piedi verso il rinomato club nautico di cui sono tuttora socio (avendo addirittura conquistato il titolo di "benemerito" che spetta ai soci dopo cinquant'anni continuativi di affiliazione!).
Ed è lì che arrivavo dopo una lunga, piacevole, camminata.
Devo dire che, dalla morte di mamma (avvenuta nel 2010) non vado quasi più a Mondello.
E' come se non potessi andarci, come se qualcosa mi trattenesse dall'interno, frantumando anche le migliori intenzioni. Rimando, dilaziono: percorrere quegli otto chilometri di strada da casa mia sino a Mondello diventa spesso una fatica proibitiva, impensabile.
Non amo la folla, non voglio confrontarmi con le difficoltà di parcheggio, ma anche andarci a piedi o in bici  hanno il sapore di un'impresa superiore alle mie forze.
E sì che un tempo ci andavo quotidianamente, talvolta anche due volte al giorno,poichè spesso - anche d'inverno - era meta di escursioni serali con amici e fidanzate.
Oggi, invece no.
Mondello per me rimane ormai come un luogo della memoria, forse anche del sogno, ma non più posto di fruizione diretta ed immediata.
E comunque, nel mio sogno, ero là ed era proprio al circolo dove arrivavo. Entravo nell'area di pertinenza del club dal mare, cioè seguendo la spiaggia, quella via d'accesso che un tempo era difesa dal burbero Pietrino, soprattutto nel pieno della stagione estiva, quando tanti non soci (dunque "estranei", "foresti") ambivano ad arrivare al moletto del circolo per cimentarsi in fantasiosi e schiamazzanti tuffi.
Ma questa volta non c'era il Pietrino a fare la guardia (Pietrino, del resto, dopo anni di fedele servizio è morto molti, molti anni fa). Tuttavia mi veniva incontro uno del personale (che non conosco del tutto: tutti quanti, infatti, con il rinnovamento dello staff e l'immissione di leve giovani nella compagine, sono divenuti degli sconosciuti per me, come del resto io lo sono per loro).
E quel giovane zelante mi diceva che, visto che eravamo in tempi di Covid, occorreva prenotare l'accesso, visto che il numero dei soci che potevano essere contemporaneamente presenti era contingentato.
Inoltre - aggiungeva - occorreva esibire  il Green Pass dal quale risultasse che uno era "covidato o vaccinato", o - ancora - in alternativa acquistare per ogni singolo accesso un kit per l'esecuzione rapida del tampone direttamente dalla saliva. E lui, era appunto il Covid Manager della struttura [seguendo il link, puoi leggere il post relativo su questo stesso blog] , tenuto a conservare tutte le documentazioni e ad accertarsi che, in condizioni di socialità, tutto avvenga in regola e pienamente rispettoso della lettera delle norme vigenti.
Intanto, mentre il Covid Manager blaterava, osservavo che, nello spazio antistante la sede nautica, erano state disposte in file ordinate delle poltroncine bianche di plastica, opportunamente distanziate, e che i soci erano tutti seduti lì, senza fare nulla (s ene stavano a prendere il sole, forse).
Mi rendevo conto che, essendo quelle le regole e le condizioni di utilizzo delle strutture del circolo, per me non voleva la pena soffermarsi  (che noia! Che costrizione!)e mi allontanavo, ripercorrendo i miei passi. L'inserviente, tuttavia, mi inseguiva zelante e mi consegnava il kit per l'autosomministrazione del tampone rapido.  
Io dicevo: "No, grazie, non lo voglio!"
Ma quello insisteva, con un misto di servilità e di prevaricazione.
Ed io finivo con l'accettarlo.
Mi ritrovavo in seguito in un capannone adiacente e su un piano di appoggio improvvisato esaminavo il kit per capire quale fosse la procedura da seguire.
Dopodiché eseguivo secondo le istruzioni.
Risultavo negativo.
Però pensavo: "Ma che idiozia! Mi sono dimenticato di essere già vaccinato! E per giunta anche con le due rituali somministrazioni di Astrazeneca!".
Ma, in effetti, non avevo con me il Green Pass [già, devo ancora scaricarlo, seguendo le istruzioni contenute nell'SMS che mi è arrivato nel telefono un paio di giorni dopo la seconda dose].
E, quindi, autosomministrarmi il tampone poteva anche avere un senso.
Ma il fatto vero era che non avevo nessuna voglia di passare una giornata al circolo seduto su una di quelle orribile poltroncine di plastica bianche. Mi sembrava una cosa triste, stare in mezzo a tutte quelle persone che parevano imbalsamate.
Pensavo che era il caso di riprendere la via del ritorno.
E riuscivo a salire al volo un bus per ritornare al luogo dove avevo lasciato l'auto.
Viaggiavo a lungo sul mezzo di trasporto pubblico, calzando correttamente la mascherina.
Scendevo alla fermata di Piazza Leoni.
Ma qui, in un'improvvisa folgorazione, mi rendevo conto che l'auto era parcheggiata a Mondello nella viuzza.
C***o! - esclamavo, battendomi il palmo della mano sulla fronte.
Che fare?!
Forse riprendere un bus in direzione inversa.
Oppure chiedere un passaggio, ma non ad un monopattino: quei monopattini li odio!
Mi stavo predisponendo a ciò, quando passava un'auto che, subito dopo avermi superato, si fermava con gran stridore di freni.
Dentro - non alla guida, però - c'era il mio amico di lungo corso, G.
E mi davano un passaggio, forse per via dell'intercessione di G..
Ripartivamo, senza dirci una sola parola, e l'auto prendeva velocità: all'improvviso, una rondine con la sua livrea bianco-nera si schiantava sul parabrezza sul quale rimanevano tracce organiche, forse anche chiazze di sangue, mentre l'armaluzzu era scivolato via chi sa dove.
Ma nessun danno all'auto. Il materiale del parabrezza aveva resistito fieramente all'impatto, senza nemmeno incrinarsi.
Poi di nuovo - e l'auto andava ad una velocità sostenuta - un'altra rondine, intercettata in una delle sue pazze traiettorie, sbatteva sull'auto.
Un forte schianto, di nuovo tracce organiche sporcavano il parabrezza, che questa volta era lievemente incrinato, con una raggiera di piccole crepe radiali rispetto al punto dell'impatto.
Il guidatore prorompeva in una pazza risata, dopo aver esalato un forte grido di giubilo, mentre i suoi occhi si dilatavano al punto da apparire pronti a schizzare fuori dalle orbite: e accelerava ancora di più: sembrava ai miei occhi che avesse quasi goduto in modo adrenalinico di questi due crash e che desiderasse che se ne verificassero altri, la bramosia di altre prede, di altre vittime, di altri schianti.
Il suo sguardo allucinato, il modo in cui stringeva il volante sino a farsi diventare bianche le nocche delle mani, denunciavano in lui una forte attivazione, un'insana eccitazione.
Una follia, davvero.
Mi preoccupavo ("Ma in quali mani mi sono messo?" - pensavo) e mi chiedevo se, alla fine, saremmo riusciti ad arrivare sani e salvi.

(Dissolvenza)

 

14 luglio 2021

 

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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