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9 maggio 2021 7 09 /05 /maggio /2021 07:59
Botero

Un tempo conobbi una certa signora Massa. Lascio a voi immaginare se questo cognome sia fittizio o reale.
Noi lachiameremo "Signora Massa", proprio per quella starordinaria intimità  tra nome che la designa e apparenza della persona: un altro nome non potrebbe essere più appropriato.

"Chiamatemi Massa" - disse la signora Massa - "e vi condurrò in un appassionante viaggio nei meandri della mia pacchionaggine".
La signora Massa la incontrai la prima volta in ospedale dove era impiegata come ausiliaria (come si diceva allora), ai tempi delle mie prime esperienze lavorative e, successivamente, ebbi modo di rivederla in un'altra struttura della Azienda sanitaria dove, nel frattempo, ero stato trasferito.
Lei era ormai prossima alla pensione. E, in virtù delle precarie condizioni di salute, era sta assegnata ad una funzione lavorativa "riposante" e di scarso impegno quotidiano (ci fosse o non ci fosse, in sostanza, non cambiava nulla).

E si era fatta enorme: solo il viso era stranamente poco appensantito e conservava la stessa leggiadria popolana di un tempo.
Era diventata una "mole" di donna, una specie di balena, fornita di gambe. In fondo, se si pensa alle dimensioni della balena bianca di Melville, il "Chiamatemi Massa" assume un suo senso preciso.

Ripeto che, essendo malatticia (anche se la sua mole dava l'impressione di floridezza e di salute straripante) era stata assegnata a compiti non gravosi (rispetto alla sua esigenza di dover combattere quotidianamente con la forza di gravità), insomma esentata dal dovere lottare contro le leggi sulla caduta dei gravi.

Quindi, il suo compito principale, se non unico, era quello di starsene chiusa dentro un gabbiotto a vetri con una struttura di alluminio anodizzato, situato all'ingresso della struttura operativa.
Teneva d'occhio l'ingresso e l'afflusso di visitatori e utenti. Ma il più delle volte si distraeva a sferruzzare, lanciando soltanto di tanto in tanto delle occhiate rapide con quei suoi occhietti vispi.

Non se ne stava sempre e volentieri dentro a quel gabbiotto, dal cui si vedeva sporgere soltanto la sua testa. Ogni tanto ne emergeva e con un'incerta andatura pachidermica si allontanava e spariva per un po' di tempo.

Soltanto molto tempo dopo scoprii che si ritirava in un piccolo sgabuzzino al termine di un lungo corridoio e ci si chiudeva dentro, per un po' di tempo: lo sgabuzzino non si sa perchè e come, lo aveva ottenuto per il suo personale uso.
Io immaginavo che  si chiudesse lì dentro per compiere il rito di ripetuti e frequenti spuntini necessari ad alimentare il suo corpaccione e la sua golosità.
La signora Massa, non appena trovava qualcuno disposto ad ascoltarla, prendeva sempre a lamentarsi del fatto che mangiava troppo, ma - nello stesso tempo - sosteneva spesso di essere a dieta. Un altro argomento da lei favorito erano isuoi molteplici malanni. Il terzo, invece, quando sarebbe potuta andare in pensione. E nell'attesa infiorava spuntini su spuntini.
Ma com'era possibile che fosse a dieta, visto che le dimensioni del suo corpo sembravano aumentare di giorno in giorno a vista d'occhio?
E, naturalmente, le assenze dalla sua postazione aumentavano sempre più di frequenza: si poteva immaginare che merende e spuntini, di conseguenza, si facessero del pari sempre più frequenti. Ma tra tutti gli altri miei colleghi ero io quello che aveva scoperto il bandolo della matassa ed ero io a tenerla d'occhio.
Infatti, il bello era che per raggiungere quel famoso stanzino la Signora Massa doveva passare davanti alla porta della stanza che, a quel tempo, io occupavo: e, quindi, presi a tenere la porta aperta, in modo tale da poterla tenere d'occhio e monitorare così i suoi passaggi.
Con una mia amica di quel tempo, cominciammo a scambiarci sms proprio a partire proprio dalla sua "biomassa". C'erano risate e commenti che rimbalzavano attraverso l'etere. 

Ad un certo punto, partì tra noi la scommessa di riuscire a commentare sulla signora Massa sempre in rima, utilizzando in altri termini parole che rimassero con il "Massa".
Ben ardua impresa, perchè il repertorio di possibilità lessicali era - è - alquanto limitato.
In quel fitto scambio di messaggi ci siamo divertiti un mondo. Ero sempre io che cominciavo per primo, scrivendo: "E' passata la signora Massa..." e di seguito la rima: per esempio, "...suonando una grancassa"...
Tutto questo finì con il diventare un'interminabile storia a puntate, quasi una saga-tormentone. di cui, in qualche modo, la diretta interessata venne a sapere, poichè ogni tanto mi capitava di parlare con qualcuno dei miei colleghi di questa "storia di Massa" che si stava formando a partire dai primi stringati messaggi. Sicché un bel giorno mi interpellò, la signora Massa in persona: "Mi hanno detto che Lei ha scritto una storia su di me: ma di cosa si tratta?".
Io le inventai lì per lì una penosa bugia (o meglio una falsa verità) a cui lei credette.
Le dissi che quegli altri le avevano detto una bugia per farle uno scherzetto (dolcetto scherzetto? Dolcetto, dolcetto!).

Fin dall'inizio cominciai a trascrivere quei messaggi e vidi che le cose si facevano sempre più complicate, poichè - se l'avvio erano state delle semplici rime - a poco a poco cominciavano a venire fuori delle puntate giornaliere in cui, se il cimento della rima rimaneva sempre, conquistavano sempre più spazio delle vere e proprie narrazioni.
L'insieme di quelle narrazioni ricevette il titolo di "Storie di Massa".

Per un po' di tempo persi il file originario che - fortunosamente - in tempi più recenti sono riuscito a ritrovare.

Facevano da pendant al corpo delle narrazioni prinicipali, altre sottostorie, tra le quali la descrizione parodica di un concorso canoro per ciccioni (a cui immaginavo avesse partecipato anche la signora Massa- ed era questo l'elemento fiction) ed un'altra in cui la signora Massa faceva parte di una ciurma di pirati che assaltava un cargo carico di barili di melassa.
Ed era questa in particolare la storia di cui la signora Massa mi chiedeva notizia.
Si trattava appunto della riscrittura di una notizia di cronaca sulla recrudescenza delle azioni di neo-pirati nei Mari dell'Estremo Oriente. 
Io la riscrissi, immaginando che la signora Massa fosse a capo di una ciurma di  ribaldi che assaltavano le navi che trasportavano melassa e ci ricamai sopra.
Siccome, il tutto era molto divertente - per non dire esilarante - con la signora Massa che voluttuosamente, alla fine, si tuffava nella melassa, come zio Paperone nei dollari - alcuni si fecero scappare qualche indiscrezione.

No, no! Qui in chiusura, di questa mia introduzione vorrei però dirvi che la signora Massa fu interamente un parto della parto della mia fantasia,che - forse, sì - ebbe uno spunto dalla realtà, poichè il palazzo dove avevano sede gli uffici della Azienda sanitaria, c'era - al tempo - anche la sede dell'Assessorato comunale alla Casa e quindi, quotidianamente arrivava una processione di cittadini tra i quali si ritrovavano anche personaggi memorabili, di uno dei quali anche scrissi un breve testo "Chii capiddi chi aio!".
E forse, come occasionale compagno di viaggio, dovetti avere odo di imbattermi in qualche pacchionissima che forse, in quel momento,mi ritrovai a battezzare come "la Signora Massa". E, a quel punto, i giochi erano fatti.

A partire dall'incontro fortuito con la signora Massa parti tutta la sequenza di storie e storielle.

Ed ecco di seguito per voi le "storie di Massa".

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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