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22 marzo 2020 7 22 /03 /marzo /2020 18:29
Miles Gibson, L'uomo della sabbia, Meridiano Zero

Meridianozero ha avuto il coraggio e l'intraprendenza di proporre autori stranieri del noir in traduzione italiana, trascurati il più delle volte dalle case editrici major: coraggio che non èstato ripagato nel lungo termine, poichè in anni recenti la piccola casaeditrice indipendente ha dovuto chiudere i battenti.
Così è stato, anni fa per Miles Gibson e con il suo "L'uomo della sabbia" (titolo originale: The Sandman, nella traduzioone di Alberto Pezzotta, 2000), uno dei suoi primi titoli in catalogo.
Miles Gibson è stato - ed è - giornalista, è negli anni Ottanta ha iniziato un'acclamata carriera di romanziere, con un esordio fortunato proprio con questo romanzo. Molti sono le sue prove narrative in madrelingua, ma l'unico disponibile in traduzione italiana è questo titolo, che racconta la storia - in forma diaristica, quasi fosse un racconto "di formazione" - di un serial killer che agisce nella Londra del dopoguerra e degli anni Sessanta. Willliam Burton è un personaggio totalmente inventato che pratica l'assassinio seriale di donne di qualsiasi età (ed anche di uomini, se occorre) con spietatezza, ma fornendo di continuo a se stesso l'alibi dell'estetica dell'omicidio. Si ritiene infatti un mago dell'assassinio che, rigorosamente, mette in atto, utilizzando dei coltelli da macellaio, e poi fotografando in polaroid le sue vittime.
Il suo racconto autobiografico si dipana dalla sua infanzia ed adolescenza sino a quando decide di uscire di scena, mettendo in atto una mossa azzardata e quasi da illusionista. Non a caso, egli si interessa sin dall'adolescenza di illusionismo e sulla storia di questo tema vorrebbe scrivere un trattato.
Inviolato ed impunito, William Burton è una sorta di Jack lo Squartatore "gentile" che uccide con destrezza le sue vittime - designate solo dal caso - e senza farle soffrire e senza infierire su di esse. Le sue "prede", peraltro, sono sempre come stordite dalla sua spavalda intrusione, non cercano mai di lottare e si lasciano condurre alla morte come animali al macello.
Ovviamente, non si prova per lui la benché minima simpatia, ma solo orrore e terrore, nell'osservare come il Male possa vestire i panni di un uomo comune e assolutamente anonimo nella folla di una grande città. In questo senso William Burton - proprio per via di questa apparente normalità se non addirittura "insignificanza" - può essere un'icona del male ben più spaventosa di quanto non sia un personaggio fiction della levatura dell'Hannibal Lecter de "Il Silenzio degli Innocenti" e degli altri romanzi di quella fortunata saga che ha aperto la via - nella letteratura di evasione - alle storie di fantasia sui serial killer. Ricordiamo qui che il primo romanzo che ha visto Hannibal Lecter, psichiatra deviato, feroce e raffinato assassino, nonchè occasionalmente cannibale - come protagonista e totale icona del Male fu "Il Delitto della Terza Luna" - titolo originale "Red Dragon" - comparso nel 1981, anche se soltanto il 1988 decreta il successo planetario dell'invenzione letteraria di Thomas Harris, con "The Silence of the Lambs". Quindi, possiamo certamente dire che Miles Gibson non ha preso a prestito l'invenzione letteraria di Harris, ma ha creato piuttosto un'antieroe del male che farebbe piuttosto pensare ad un famoso racconto di Edgar Allan Poe, L'uomo nella folla ("The Man on The Crowd").
Sia pure nella rappresentazione dell'estremo non si può che apprezzare la scrittura netta ed incisiva di Gibson.

(soglie del testo) L'Uomo della Sabbia, colui che dà il sonno, il Macellaio pluri-ricercato da polizia e giornali, sceglie le sue vittime tra l'umanità sbandata che popola le strade di Londra, persone stanche di vivere e che senza saperlo non attendono altro che la morte. Vittime che a volte lottano per sopravvivere e molte altre, invece, si abbandonano rassegnate. I suoi omicidi sono semplici, veloci e, per gli inquirenti, senza movente. L'"Uomo della Sabbia" riecheggia fin dal titolo la visione notturna e minacciosa di una demoniaca presenza che, a poco a poco, sgretola le rassicuranti categorie della ragione. William Burton è l'Uomo Nero in fondo alla strada, il babau in paziente attesa, lo spettro oscuro alle spalle di ciascuno. È l'ombra spaventosa di ogni uomo comune. Il tranquillo vicino che ci invita, con la mano guantata, a oltrepassare la soglia buia della sua casa.
"Sono l'Uomo della Sabbia.Sono il Macellaio dai morbidi guanti di gomma. Sono la paura che cova nel buio.Sono il dono del sonno: Gli psicologi scrivono tronfi trattati sul significato dei miei delitti.I medium cercano il mio volto nei loro sogni.I ragazzini discutono sulle torture che corre voce io infligga alle donne. Eppure sono uno sconosciuto. Celebrato ma ignoto.
Tutti mi danno la caccia e nessuno mi viene a trovare. Quando mi siedo al bar i camerieri mi ignorano. Quando cammino in un mercato le massaie mi spintonano. Se sto in mezzo ad una strada, il traffico mi scorre accanto.
"
Come vive chi uccide? William Burton ha ucciso diciotto persone. E' quel che i giornali definiscono un serial killer:lui si definisce un artista, qualcuno che ha scoperto in sé un talento, ha sentito una missione e l'ha seguita.
Con la pacatezza di chi racconta le cose più naturali, ci racconta la sua vita. Scavando nei ricordi e oggettivizzando, con la massima lucidità le proprie sensazioni.
Ne esce il racconto di una vita per molti versi anonima, di un cammino del male che non sembra conoscere altre vie, un ritratto umano del tutto credibile e, proprio per questo, terrorizzante.

Miles Gibson

William Burton è l'Uomo Nero in fondo alla strada, il babau in paziente attesa, lo spettro oscuro alle spalle di ciascuno. E' l'ombra spaventosa di ogni uomo comune. il tranquillo vicino che ci invita, con la mano guantata, a oltrepassare la soglia buia della sua casa.

L'autore. Miles Gibson (1947) è un romanziere, poeta e artista inglese solitario.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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