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29 marzo 2020 7 29 /03 /marzo /2020 09:07
Radioso risveglio ad Altavilla (Foto di Maurizio Crispi)

(29 marzo 2020) Avverto oggi, al risveglio, una certa stanchezza.
Ma bisogna abituarsi.
Non vedo sprazzi di luce in fondo al tunnel.
A livello mondiale, stiamo diventando un popolo di reclusi, avviati mestamente verso un collasso globale senza precedenti, per quanto si possa capire.
Non mi pesano la reclusione forzata, nè tantomeno la solitudine sociale (fatta salva la possibilità di vivere in contatto con i miei cari), ma ciò che maggiormente mi logora è l'incertezza: sì, avete ragione nel dirmi adesso che mi sto contraddicendo con quanto ho scritto qualche giorno fa a proposito della necessità di vivere alla giornata, applicando la filosofia degli AA.
Ma perfino gli AA per poter seguire questa loro visione del mondo salvifica hanno bisogno di un gruppo di altri AA, propri pari nel problema che cercano di risolvere, con cui riunirsi e con cui condividere la propria filosofia del condurre la propria battaglia "giorno dopo giorno".
Per il resto, in questo momento mi piace pensare ad una delle mie letture giovanili di riferimento e di formazione, che fu Walden ovvero la vita nei boschi di Thoreau, alla base di ogni forma di anarchismo libertario e di ritorno alla semplicità/essenzialità del rapporto diretto e non mediato con la Natura.
Oggi, non mi sento ottimista, se non si era ancora capito. Vorrei poter guardare al bicchiere mezzo pieno. Ma non ci riesco.

L'invasione degli ultracorpi (The Body Snatchers, 1954) - locandina originale

L'impensabile si sta verificando. New York è sotto assedio da parte del Covid-19, anzi è stata già invasa, in un'inedita "invasione degli ultracorpi" che, in molti modi diversi, ha sempreossessionato gli Americani (ancora una citazione letteraria e si tratta di "The Body Snatchers" di Jack Finney, più volte trasposto in film). Ho sentito dire in un notiziario che il ritmo delle morti nella Grande Mela, calcolato ieri, è stato di una ogni 6 minuti. E si deve aggiungere che chi ha redatto questa notizia ha anche chiosato  che forse questa stima al momento della divulgazione del testo era già mutata.
Trump adesso, dopo essere stato troppo a lungo coronavirus-scettico parla di mettere sotto quarantena stretta lo stato di NY e i due stati confinanti, il Connecticut e il New Jersey.
Quello che era stato raccontato nella narrativa d'anticipazione si sta dunque verificando.
E in Italia  si è mestamente sorpassato il livello 10.000 quanto ai morti. Altre campane a morto, troppe.
Oggi, non mi sento di dire altro, se non che - nel corso della notte - mi sonosvegliato diverse angustiato e in sofferenza.

Ho sognato che mi recavo in ospedale per andare a visitare qualcuno ammalato di mia conoscenza. Impossiile avvicinarsi con l'auto ad una distanza ragionevole, poichè le strade erano nel caos. Mi sono dunque incamminato assieme agli altri con cui mi trovavo per raggiungere a piedi il nosocomio.
Qui, abbiamo trovato il cancello presidiato da infermieri in divisa verde da sala operatoria, i quali formavano un vero e proprio cordone umano.
Ci hanno detto che non si poteva entrare senza preavviso e che la visita ai propri cari degenti andava prenotata prima per telefono. Senza, nessun ingresso sarebbe stata consentito.
Interdetti, io e gli altri rimanevano a ciondolare davanti al cancello e, ad un certo punto, riuscivamo a sgattaiolare all'interno, per ritrovarci in una specie di ampio bar-refettorio-caffeteria dove il personale ospedaliero, visibilmente esausto, si ristorava e mangiava velocemente prima di tornare al lavoro. Visto che c'ero, anch'io ordinavo qualcosa da mettere sotto i denti
Poi, uscendo e immergendomi in una folla assorta e indaffarata, vedevo avvicinarsi a me il primario della Divisione di Neurologia dove ho lavorato all'inizio della mia carriera. Mi facevo incontro per salutarlo, ma lui mi evitava deliberatamente rivolgendomi un veloce cenno con gli occhi, come a dire: "Cerca di capire, non è il momento di salutarsi e di fare rimpatriate". E si scansava per dissuadermi dal fare qualsiasi gesto di ulterior saluto.

Segnali dal futuro (Knowing, 2009) - locandina

La seconda parte del mio piccolo scenario onirico mi ha portato a ricordare che ieri sono andato a fare la spesa, al piccolo supermercato di San Nicola l'Arena, trovando una coda all'esterno piuttosto lunga, poichè l'indomani, domenica, l'esercizio commerciale sarebbe stato chiuso, come tutti gli altri, del resto. Pioveva, ed eravamo in molti sotto la pioggia. Altri cercavano riparo sotto una striminzita tettoia. Mi sentivo infastidito, quando qualcuno mi veniva troppo vicino e allora facevo un passo indietro o di lato, all'interno, quando le traiettorie degli utenti contingentati si incrociavano, inevitabilmente. A questo siamo arrivati!

Poi, nel pomeriggio di ieri, ho guardato due film su Netflix. Entrambi già visti in passato, in particolare il secondo è stato "Knowing" (in italiano, "Segnali dal futuro", del 2009) che racconta di un'ipotetica fine dell'umanità e del mondo intero. Giusto per stare allegri, anche se il film ruota attorno alla possibilità di un nuovo inizio, per il quale soltanto pochi, prescelti da un misterioso popolo extraterrestre di "angeli custodi", verranno messi in salvo per dare vita ad un un nuovo biblico inizio.

E con questo confortante scenario, mi congedo per oggi.

Aggiungo qui il link ad un articolo che mi pare davvero interessante e utile ad una riflessione comune.

Qui di seguito, invece un link ed un video youtube che illustrano le possibili correlazioni tra la diffusione del Covid-19 e l'attivazione a livello planetario del sistema 5G.

La veduta di Monte San Calagero, dalla mia campagna (foto di Maurizio Crispi)

(30 marzo 2020) Notte di sogni inquieti. Dormo sempre di più tuttavia e la mia disciplina quotidiana, fatta di risveglio precoce per potere sfruttare al meglio le ore del giorno, si sta sgretolando davanti all'assenza di prospettive. Per fortuna che, essendo in campagna, c'è sempre del lavoro da fare per creare da sé una specie di regola minimale.
Qui il lavoro non manca mai: spietrare il terreno, utilizzare le pietre più grandi per costruire dei nuovi muretti a secco di contenimento laddove ce ne sia bisogno e quelle piccole come riempimento, un po' di lavoro con il cemento, bruciare frasche e ramaglie secche.
Ma oggi al mio risveglio piove e quindi niente lavoro manuale.  Ieri, invece, è stata una grande giornata piena di soddisfazioni.
Non pensavo che avrei scritto qualcosa, ma poi mi sono messo davanti al laptop e le parole hanno cominciato a fluire.

Bla bla bla bla, dunque.
Si sente sempre più parlare di economia di guerra: è un dato di fatto. Bisogna fare i conti anche con tutte quelle forme di economia sommersa che l'ordine di restare a casa ha improvvisamente stoppato. Oltre a tutte quelle forme di lavoro nero  dipendenti da datori di lavoro che non pagano i contributi e che non mettono in regola: anche in questo caso, chi lavorava in esercizi commerciali di cui è stata decretata la chiusura sono rimasti a casa senza alcuna tutela, mentre chi ancora lavora, peggiorando le cose, non potrà usufruire di alcuna forma di ammortizzatore.
Si affaccia la possibilità di distribuire agli indigenti delle somme di denaro per potere provvedere alle necessità vitali e ritorna quindi (non si sa in quale forma, ancora) la "carta annonaria" dei tempi della II guerra mondiale, quando quantità stabilite di ogni genere alimentare venivano distribuite a chi la presentasse. Tra i racconti di guerra di mia mamma c'era anche questo: erano narrazioni che mi affascinavano e io le dicevo sempre, di questo o di quello, "Mamma raccontamelo di nuovo!".
Stanotte, ho sognato di essere in ospedale (dimensione onirica ricorrente, evidentemente), ma non ricordo i dettagli, se non che avevo la sensazione che il sogno riprendesse immutato dopo ogni mio risveglio, come se fossi bloccato all'interno di un loop onirico. Invariabilmente ripiombavo nello stesso scenario, anche se ad ogni risveglio mi ripetevo sollevato: "E' soltanto un sogno".
Imperversano in questi giorni le teorie complottiste. anche se, ad onor del vero, alcune sembrano essere suggestive e danno l'idea di essere fondate su di un'ideazione complessa.

Lettura (foto di Maurizio Crispi)

Come quella, ad esempio, che attribuisce il dilagare del Covid-19 all'attivazione su scala planetaria del sistema 5G. Io non so: non mi sento di prendere posizione a favore di una tesi oppure dell'altra, ma ritengo - come fece Freud a proposito del soprannaturale - di dover umilmente sospendere il giudizio, rimanendo in attesa di evidenze più esaustive ed incrollabili a qualsiasi critica.
In ogni caso, non so se ci avete fatto caso. chi parla più di migranti e di barconi? E chi invece fa riferimento ai diversi scenari di guerra e di guerriglia nel mondo? La pandemia da Covid-19 è diventata un'enorme nuvola - una cortina fumogena - che sta nascondendo al nostro sguardo tutto il resto, così come - lavorando sulla paura individuale e sociale - impedisce di riflettere all'enormità della sospensione delle libertà civili e al suo protrarsi per un tempo indefinito.
Basta così per oggi...

 

Altavilla Milicia, Piano Aci (foto di Maurizio Crispi)

(1° aprile 2020) Ieri non ho scritto nulla. Il sole brillava e il cielo era azzurro. Ho preferito sin da subito dedicarmi al lavoro all'aperto, anziché ad una session davanti al laptop.
Quindi all'aperto, qui in campagna.

Poi di notte ho sognato.
Mi sono svegliato e ho preso una copia della Bibbia che tengo vicino al letto, anche se non ne sono un lettore assiduo e l'ho aperta a caso.
Ecco i versetti che hanno attirato la mia attenzione e che ho letto, prima di rimettermi a dormire:


(Sapienza 3, 1-5) Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
nessun tormento le toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero;
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro dipartita da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza è piena di immortalità.
In cambio di una breve pena
riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati
e li ha trovati degni di sé;
(...)

 

Poi, ho sognato nuovamente.
E questa volta, quando mi sono risvegliato, ho ricordato.
Ero in un grande giardino e mi occupavo delle piante che vi crescevano rigogliose, innaffiandole con attenzione per evitare che l'acqua si spandesse inutilmente e che ogni goccia ricadesse all'interno delle caselle fatte con le vanga (per le piante in piena terra) e dentro i vasi.
Arrivava la mamma di un compagno di scuola di Gabriel e mi chiedeva se potevo occuparmi anche delle loro piante, visto che c'ero.
All'inizio non me ne davo per inteso e continuavo ad occuparmi delle mie piante, quelle di cui sentivo di avere la piena responsabilità.
Poi, però, mi ricredevo, sentendomi uno stronzo per non essermi mostrato disponibile e, quindi, trascinando con me il tubo dell'acqua, andavo ad abbeverare le piante del loro giardino.
Poi, il giardino si trasformava nel chiostro di un convento (o forse un monastero). Anche qui mi dedicavo con scrupolo a dar acqua alle piante, senza trascurarne neppure una.
Su di un lato del giardino c'era una grande fossa oblunga piena d'acqua, dalle sponde erbosa e decorata con papiri ed altre piante acquatiche. Posso immaginare che in quelle acque scure navigassero delle carpe e che nascoste tra l'erba più giovane e tenere al limite della specchio d'acqua tranquillo si raccogliessero rane e ranocchi.
Nello svolgimento dei miei compiti entravo anche nella chiesa (o comunque di un luogo di culto), anch'essa decorato con grandi piante in vaso e continuavo ad abbeverare con attenzione e, direi quasi, con amore.
Mentre così facevo, cominciavano entrare inn ordine sparso delle suore, in abito bianco, e man mano che affluivano si disponevano sui banchi di preghiera.
Io continuavo nel mio lavoro.
Improvvisamente, l'acqua cessava di scorrere. Il tubo si afflosciava senza più vibrazioni sotto la mano che lo reggeva.
Entrava un'ultima suora che mi fissava stizzita e con un'aria di rimprovero: e dio capivo che era stata lei a chiudere il rubinetto. La sua espressione mi diceva chiaramente che aveva ritenuto il mio comportamento irrispettoso e che dunque aveva deciso di porvi termine in modo drastico.
Uscivo in punta di piedi, mortificato, poiché non ritenevo di aver fatto torto a nessuno né di aver mancato di rispetto alla sacralità del luogo.
Riavvolgevo il tubo di gomma, prendevo la mia cassetta degli attrezzi e me ne andavo.
Vedevo che bambini e ragazzi di età variabile avevano prso a usare il piccolo laghetto artificiale come piscina: facevano salti, si tuffavano, schiamazzavano, si spruzzavano a vicenda e, soprattutto, intorbidavano l'acqua.
Li rimproveravo con veemenza, facendo loro notare che quel laghetto non era una piscina e che, così facendo, avrebbero disturbato il delicato equilibrio tra specie animali e vegetali.
Non se ne davano per inteso e continuavano a sguazzare, imperturbati.
Anzi mi sembrava che mi irridessero per il mio zelo.
La cosa che mi dispiaceva di più era che, tra loro, vi era anche mio figlio Francesco e che, almeno da lui, io mi sarei aspettato di ricevere una qualche forma di comprensione, se non proprio di di cooperazione.
Giravo le spalle e proseguivo mesto per la mia strada.
C'e anche un altro frammento di sogno e non mi ricordo se si sviluppasse prima o dopo quello del giardino.
Qui ero con quattro amici e eravamo appena arrivati in un grande sito marino di vacanza.
Da una hostess ci venivano assegnati i nostri alloggi e quindi ci venivano distribuite delle schede di affiliazione al Club, allo scopo di poter usufruire di tutte le facilitazioni esistenti nel resort.
Poi scoprivo in una nicchia nella parte un'attrezzatura super-tecnologica per la connessione internet e mi davo da fare per attivarla [benché io nella vita ordinaria sia assolutamente una schiappa per quanto concerne queste cose]. Ma era davvero super, super, super.
Quindi, dopo tutti questi rituali, mi spogliavo e mi avviavo per andare alla spiaggia.
Uno dei miei amici mi faceva notare che ero tutto nudo, senza nulla addosso, nemmeno uno slip minimale. E io gli rispondevo: "Qual'è il problema? Questo è un sito naturista! E poi qui non c'è nessun altro oltre a noi".  I miei interlocutori mi hanno guardato sgomento, come a dire: "Ma allora che vacanza è?".
Oggi, il cielo è coperto e di notte ha piovuto, ma non mi sono mai accorto che piovesse, durante i miei risvegli.

Ho seguito tanti dibattiti ieri.
Uno relativo a quello dell'impossibilità di comprare articoli di cancelleria, giocattoli, biancheria intima nei supermercati; in quanto non "generi di prima necessità".
E poi a quello sul permesso in deroga al precedente decreto di accompagnare i bambini, uno alla volta e un solo genitore alla volta, a fare una breve passeggiata: non monopattini, no biciclette, niente attività ludiche e motorie.
Come dire che ai bimbi viene accordata una sorta di ora d'aria, ma molto restrittiva.
Per alcune cose stiamo assistendo a effetti davvero molto grotteschi.
Le misure limitative dei sistemi complessi come è la nostra organizzazione societaria portano a questo tipo di effetti. Nel senso che nel dare delle limitazioni generali, di rado si pensa alle ricadute che esse potranno avere sugli aspetti più minuziosi della vita quotidiana.
Chi governa dovrebbe avere la situazione monitorata da un team di esperti, includendo anche sociologi e psicologi, in modo da poter ricalibrare costantemente le misure adottate, ma senza tanti intralci burocratici. Perché altrimenti ii rimedi proposti rischiano di di ingenerare effetti peggiori del male che si intende allontanare o deformare grottescamente e surrealmente le nostre vite.

Al Confine (foto di Maurizio Crispi)

(2 aprile 2020) E' passato il giorno del pesce d'Aprile e da giorni ormai l'equinozio di primavera ce lo siamo lasciati alle spalle. C'è anche stato il cambiamento annuale dell'ora legale, lo scorso week end. Abbiamo guadagnato un'ora di luce: ma di queste giornate più lunghe, con la promessa di una temperatura mite e di pomeriggi assolati, per il momento non ne potremo godere. Ieri è stato decretato il prolungamento dell'#iorestoacasa sino a Pasqua.
Intanto, dopo le recenti piogge, la vegetazione è in pieno rigoglio e le strade sono fiancheggiate da macchie colorate: il glicine già fiorito precocemente, il siliquastro, i susini, la zagara delle piante di agrumi con il loro profumo sontuoso. Un tripudio. Ma in giro non c'è nessuno che possa godere di questa festa di colori e di odori.
Il mare lontano appare una superficie primigenia non solcata da natanti.
Anche questa notte, in uno dei miei risvegli, ho preso la Bibbia. Proseguendo nel mio esperimento, questa volta, la ricerca casuale l'ho fatta al buio: aprendo il volume a caso, sfogliando poi delle pagine in avanti e indietro comefa il mazziere quando rimescola le carte, e poi, alla fine di questa procedura, ho puntato il dito su di un rigo. Solo a questo punto ho acceso la luce e ho letto:

Dice il Signore Dio:
Distruggerò gli idoli
e farò sparire gli dei da Menfi.
Non ci sarà più principe nel paese d'Egitto,
vi spanderò il terrore,
devasterò Patros, darò fuoco a Tanis,
farò giustizia su Tebe

(Ezechiele 30, 12-13)

Quindi mi sono riaddormentato e ho sognato.
Ero con mio fratello. Lui con il suo badante. Eravamo seduti ad un desco ed io facevo  avanti ed indietro da un cucinotto dove stavo approntando una pietanza appositamente per lui, sperando che ne mangiasse, anziché limitarsi a bere vino e a fumare una sigaretta appresso all'altra.
Poi la scena si spostava.
Ero in un ristorante, altri avventori seduti ai tavoli. Io da solo, ma circondato da persone.
Mangiavo, ma anche qui ero inquieto, mi alzavo di frequente come se avessi cose più urgenti da fare.
Quando tornavo da un'assenza più prolungata trovavo degli sconosciuti seduti al mio tavolo: e fumavano spavaldamente, facendola da padroni. Loro! Al mio tavolo! Ma cose da pazzi!.
Protestavo vivacemente, gli indicavo la pietanza ancora nel piatto, non finita, e gli dicevo che desideravo poter continuare il mio pasto.
Mi lanciavano un'occhiata aggressiva e poi uno dei due diceva: "Qui c'è posto per tutti, ci pare!"
Io:  "Sì, non lo metto in dubbio, ma per poter mangiare io ho bisogno della mia privacy,  quindi vi prego di lasciarmi spazio".
Prima che la conversazione degenerasse i vicini di tavolo intervenivano a mio favore, siimprovvisavano pacieri e, con bonomia, invitavano gli intrusi ad allontanarsi.
Si avvicinava una donna che faceva da cameriera ai tavoli con un taccuino in mano e mi chiedeva la comanda per il secondo. Non ricordo affatto cosa avessi scelto per primo.
Mi diceva che c'era, e molto buono (da non perdere assolutamente), l'"orso" e io non capivo: lei allora cominciava a decantare le qualità di questa pietanza, fatta di ortaggi, una specie di sformato vegetariano, mi sembrava di capire.
Il mio sguardo vagava per il locale e veniva catturato dall'immagine di un orso tricolore rampante, fatto come un dipinto di Arcimboldi: infatti, si intravedevano nella trama della sua sagoma carote, piselli, cavoletti di Bruxelles, rape, broccoli ed altro. La combinazione dei diversi colori creava, in effetti, l'effetto cromatico del nostro tricolore.
Io le chiedevo: "E' questo?"
"Sì, è buonissimo, salutare e per giunta patriottico!", faceva lei.
"Vada per questo, allora!"
[L'orso vegetariano mi faceva pensare al pesce finto fatto di tonno e patate impastati assieme che, a volte, si fa in casa e se all'impasto ci si aggiungono anche un po' di capperi, il sapore è la fine del mondo!]

E la cameriera si allontanava impettita.
In una scena successiva arrivavo in una località dove era annunciata una conferenza sul Coronavirus. Si trattava di una cittadina dall'aspetto medievaleggiante. Ed era in corso, in concomitanza, una manifestazione che metteva in scena la ricostruzione di una battaglia, in cui la cittadina con le sue alte mura turrite era messa sotto assedio da un esercito invasore. E quindi si vedevano cavalieri armati di tutto punto, arcieri, guerrieri a piedi con le armature di ferro, con elmi con la celata, con spadoni e alabarde, mazze ferrate, asce bipenni, e tutto il corredo di catapulte, torri di legno mobili di quelle usate negli assedi delle città per avvicinarsi riparati e poter dare la scalata alle mura e di altre macchine da guerra ingegnose.
La cittadella era circondata da un fossato pieno di piccole imbarcazioni fortificate, dotate di ripari per arcieri e frombolieri, ed anche qui erano in corso dei combattimenti simulati nella variante "navale".
Ero incantato da queste scene e dalla precisione filologica della loro ricostruzione.
Intanto nel grande salone in cui si sarebbe dovuta svolgere la conferenza c'erano alcuni, ragazzi e ragazze, che predisponevano i materiali per i relatori, i cavalieri(non quelli del combattimento di prima...), penne e matite, piccole carpette con le alette e intanto qualcuno provava anche i microfoni e l'impianto di amplificazione: "Pronto, pronto, uno, due, tre, prova, prova".
Ma dei relatori ancora nessuna traccia.
Poi, all'improvviso, arrivava una mia vecchia conoscenza, accompagnato dalla moglie. Ero sorpreso nel vederlo, perchè pensavo che di questi tempi avrebbe preferito rimanere a casa al riparo.
Lo salutavo calorosamente: "Buongiorno, Professore!"
Chiacchieravamo del più e del meno, e ci ritrovavamo seduti a tavola, di nuovo a pranzare. Per un attimo c'era anche mia moglie; io che stavo parlando in Italiano con il mio interlocutore le dicevo che avrei tradotto per lei in Inglese, ma nel frattempo lei, sentendosi esclusa, si alzava dicendo che doveva andare d'urgenza in farmacia.
Scoprivo, parlando con il Professore, che proprio lui avrebbe dovuto essere il relatore.

 

Tintin

Assieme a loro era comparsa un'altra signora corpulenta e sussiegosa che si scopriva essere una cantante lirica: infatti, senza esserne stata richiesta, si esibiva in arie e gorgheggi d'una potenza inaudita  da far incrinare i cristalli e, mentre lei si esibiva, mi accorgevo che le pareti della grande sala erano costellate di sue gigantografie, intenta in performance varie della sua scoppietante carriera. Mi faceva pensare alla cantante lirica dell'episodio di Tintin (Tintin and the Castafiore Emerald, in Italiano "Tintin e i gioielli della Castafiore"), insomma quel tipo lì.
Spendevo qualche parola su di lei e sulla sua abilità di cantante: ma le mie parole si rivelavano essere irrimediabilmente banali e scontate. Non me ne poteva fregar di meno.
Si avvicinava l'ora della conferenza e il Professore si sedeva al tavolo dei relatori, ma dei partecipanti non v'era traccia. C'ero solo io come uditore.
Infatti, gli organizzatori prendevano tempo, probabilmente in attesa che qualche spettatore prima o poi arrivasse, per quanto in ritardo.
Vedevo un'angusta porticina e mi affacciavo ad essa: uscivo e mi ritrovavo su di un piccolo terrazzo lastricato di pietre rese scivolose dalla pioggia. Di fronte a me, scorgevo la cittadella turrita mentre era in corso ancora la finta battaglia. Mi sporgevo per guardare meglio e mi accorgevo che questo piccolo terrazzo, senza parapetto peraltro, era aggettante dalla sommità di un dirupo con una caduta verticale di oltre cento metri.
Ero preso da un attacco subitaneo di vertigini e, in preda alla paura di cadere giù o addirittura di lanciarmi nel vuoto spinto da un improvviso raptus, perdevo di lucidità e di coordinamento, incespicando mentre cercavo di guadagnare una via di uscita. Praticamente strisciando e sudando freddo, rientravo  - con il respiro accelerato e il battito cardiaco a mille - nel salone delle conferenze, ritornando a guardare le variegate scene di battaglia attraverso il vetro di una finestra appanato e imperlato di gocce di pioggia.
La promessa conferenza sul Covid-9 intanto era andata in dissolvenza e, all'interno di quel salone, mi ritrovavo completamente solo.

L'ultima immagine che ricordo era quella di una di una figuretta con il volto appiccicato al vetro della finestra in un salone completamente e desolatamente spoglio e vuoto.

(03.04.2020)

Il Signore guida il suo popolo,
si muove a pietà dei suoi servi.
Gli idoli dei popoli sono d'argento e d'oro,
opera delle mani dell'uomo.
Hanno bocca e non parlano;
hanno occhi e non vedono;
non c'è respiro nella loro bocca.
Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida.

(Salmi, 134, 14-19)

Prosegue il mio esperimento di lettura a caso della Bibbia, notte dopo notte.
Il caso (o la necessità?) mi hanno portato stavolta a questi versetti dei Salmi.
Rimango sempre impressionato, così come mi capitava quando consultavo un altro libro sapienziale, ma della tradizione orientale, cioè l'I-King.
In fondo, e non vorrei che nessuno si offendesse, a parte lo specifico discorso della Fede (e delle attitudini interiori che vi sono connesse) la Bibbia è anche in primo luogo un libro (o meglio una racoltadi libri, una "biblioteca") sapienziale e che, possedendo q    uesta qualità, ha molto da dire e da far riflettere.
Le parole della Bibbia hanno il più delle volte una forza d'impatto enorme. In questi primi tre giorni di esperimento i brani che ho trovato alla cieca li ho trovati accomunati da un filo comune e li ho sentiti molto legati in qualche modo alla situazione attuale.

Alba sul mare (foto di Maurizio crispi)

(05.04.2020) Al mattino del sabato, ci sono nuvole a chiazze nel cielo, poi spunta il sole tra un aureale di nubi e i suoi raggi piovono in basso verso la distesa del mare tranquillo come una colata di oro fuso.
Viene voglia di nuotare sino a quella distesa scintillante e magari raccogliere con un cucchiaio qualche goccia di quell'oro scintillante.
Wow!
Rientro in città dopo quasi tre settimane di assenza.
Viaggio spettrale. Nessuna auto davanti a me. Nessuna dietro.
Qualche sciabolata di luce alle mie spalle che presto svanisce inghiottita dal buio.
Silenzio.
Se abbandonassi la razionalità, potrei pensare di essere l'unico rimasto sulla faccia della Terra, come capita in alcune storie di anticipazione o che sia avvenuta un'improvvisa dislocazione in una dimensione parallela dove la storia è andata diversamente.
Sia come sia, arrivo a casa sano e salvo, nella sera di sabato.
Domani sarò a Palermo, bloccato.
Lunedì mattina sbrigherò delle cose improrogabili e, dopo, il più presto possibile, farò ritorno alla mia dimensione campagnola.
Il rientro in casa è ancora più strano: mi sembra di far ritorno dopo un lungo periodo di malattia altrove o anche dopo un lungo viaggio, iniziato senza che ciò fosse previsto e dove tutto denuncia un improvviso abbandono.
Dormo nel mio letto di sempre, trovandovi conforto, con i miei libri quelli che stavo leggendo tre settimana fa. Ne riprendo le fila, senza fare alcuna fatica. Anche se è passato molto tempo, mi ricordo sempre della trama e del punto in cui ho lasciato.
Dormo nel mio solito modo.
Ogni tanto leggendo. Ogni tanto sveglio, riflettendo.
Consulto, sempre a caso, la Bibbia e questa volta il mio indice punta un paragrafo di Geremia.

Geremia nella rappresentazione di Michelangelo Buonarroti

Ecco la parola che fu rivolta a Geremia da parte del Signore: «Alzati, scendi in casa del vasaio, e là ti farò udire le mie parole».
Allora io scesi in casa del vasaio, ed ecco egli stava lavorando alla ruota;
il vaso che faceva si guastò, come succede all'argilla in mano del vasaio; da capo ne fece un altro
come a lui parve bene di farlo.
La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini:
«Casa d'Israele, non posso io fare di voi quello che fa questo vasaio?»,
dice il Signore.
«Ecco, quel che l'argilla è in mano al vasaio, voi lo siete in mano mia, casa d'Israele!
A un dato momento io parlo riguardo a una nazione, riguardo a un regno,
di sradicare, di abbattere, di distruggere; ma, se quella nazione contro la quale ho parlato, si converte dalla sua malvagità, io mi pento del male che avevo pensato di farle.
In un altro momento io parlo riguardo a una nazione, a un regno, di costruire e di piantare;
ma, se quella nazione fa ciò che è male ai miei occhi senza dare ascolto alla mia voce,
io mi pento del bene di cui avevo parlato di colmarla.
«Ora parla agli uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme, e di':
"Così parla il Signore: Ecco, io preparo contro di voi del male, e formo contro di voi un disegno.
Si converta ora ciascuno di voi dalla sua malvagità, cambiate le vostre vie e le vostre azioni!"
Ma costoro dicono: "È inutile; noi vogliamo camminare seguendo i nostri pensieri, vogliamo agire ciascuno seguendo la caparbietà del nostro cuore malvagio"».
Perciò, così parla il Signore: «Chiedete dunque fra le nazioni chi ha udito tali cose!
La vergine d'Israele ha fatto una cosa orribile, enorme.
La neve del Libano scompare mai dalle rocce che dominano la campagna?
O le acque che vengono di lontano, fresche, correnti, si asciugano mai?
Eppure il mio popolo mi ha dimenticato, offre profumi agli idoli vani;
lo hanno fatto inciampare nelle sue vie, che erano i sentieri antichi,
per seguire sentieri laterali, una via non appianata, e per far così del loro paese una desolazione, un oggetto di continuo scherno; talché tutti quelli che vi passano rimangono stupiti e scuotono il capo.
Io li disperderò davanti al nemico, come fa il vento orientale;
io volterò loro le spalle e non la faccia nel giorno della loro calamità». (Geremia 18, 1-17)

Al mattino passeggiata nella città silente.
Incrocio tanti padroni di cani, ma tanti.
Si potrebbe pensare che, ormai, dei cittadini di un tempo ci siano soltanto padroni di cani, e questo non soltanto negli orari mattutini (quelli delle uscite canoniche e più regolari), ma a tutte le ore del giorno.

 

Il parco di Villa Sperlinga (Pa) deserto ai tempi del Covid-19 (foto di Maurizio Crispi)

Magari c'è stata un'improvvisa corsa al procacciamento di cani, per avere un salvacondotto alle uscite più frequenti (risata).
Presto anche i cani indosseranno la mascherina e forse anche i gatti (risata).
Avvisto un gabbiano acquattato sul marciapiedi. Non si muove. Soltanto quando Flash comincia a latrare eccitata, il gabbiano cerca di scostarsi a fatica. Ma non prende il volo maestoso, come farebbe in circostanze normali. SI muove a fatica e si capisce chiaramente che ha un ala malconcia.
Vorrei aiutarlo, ma non ho i mezzi per farlo. E poi dove trovare oggi un veterinario che se ne possa occupare, e poi - in ogni caso - come fare a gestire un volatile così grande e maestosa e dotato per di più di un becco così grande e minaccioso?
La primavera è in pieno rigoglio. Ci sono intere pareti di glicine fiorito che emanano un profumo sontuoso ed inebriante. Le Jacarande sono già in piena fioritura (in anticipo, quest'anno, come il glicine) e già un tappeto viola comincia a formarsi ai loro piedi.
Altri profumi percorrono l'aria, molto più intensi del normale, poiché non c'è l'inquinamento dei gas tossici dei fumi di scarico a fare da cortina olfattiva.
Rientro a casa, alla fine.
Quanto durerà la segregazione?
#ioresto a casa.
Restate a casa! E questa la frase che viene ripetuta come un mantra, nelle scritte, nelle affissioni murali, nei notiziari e negli spot "educational". Più tardi, durante la seconda passeggiata canina, la mia attenzione è improvvisamente captata da un frastuono che mi sgomenta.
Cosa succede? E' arrivato il circo? C'è una catastrofe imminente? Guardo nella direzione da cui sento provenire il rombo nel quale si cominciano a distinguere parole e frasi roboanti.
Ecco c'è un camion piuttosto grosso sul quale è montato un sound system di tutto rispetto dal quale fluisce una voce stentorea che, mentre il camion incede a passo d'uomo seguito da un'auto della Polizia municipale, esorta i cittadini a restare a casa, dando loro tutte le coordinate cui rivolgersi in caso di perplessità.
Non avrei mai creduto che si potesse arrivare a questo. Come se fosse annunciato un terremoto oppure un'imminente catastrofe naturale, come un improvviso riscaldamento globale dell'atmosfera, o l'arrivo di un missile nucleare, e le autorità non sapendo quali altre misure prendere invitano i cittadini a chiudersi a casa.
Questa scena mi ha sconfortato perché mi ha fatto pensare ad una fine del mondo imminente. Intanto il conto dei morti aumenta e così quello dei contagiati che ha già superato, nel mondo, il milione. Ma questo milione è soltanto la punta dell'iceberg, poichè è soltanto in funzione del numero di individui che sono stati sottoposti al tampone.
Alcuni hanno detto che si dovrà fare una stima di gran lunga superiore, tenendo conto di tutti i contagiati asintomatici che, senza misure di restrizione della mobilità individuale, hanno portanto e continuano a portare in giro per il mondo il virus. Che tutto questo sia opera di un Dio-vasaio, come nella parabola di Geremia?

 

Foto di Maurizio Crispi

(07.04.2022) Una giornata calda e assolata, come ieri del resto. Vari piccoli lavori. Brucio ramaglie e ricavo quelle parti dei rami buone per accendere il fuoco nel camino e nella stufa. Come esperimento, metto a dimora quattro piantine di pomodoro.

Raccolta di fave ancora giovani e tenere e di punte di asparagi: saranno utili per cucinare qualcosa per il pranzo.

A sera, la luna si leva nel cielo, quasi piena. Un disco argentato che sorge dal mare e che accende un lungo riflesso sulla sua superficie immota.

In lontananza, in una visione incantata scintillano le luci di Termini Imerese e di Trabia.

L'aria è fresca e umida. Si sente un sentore forte di terra bagnata.

Un altro giorno è andato, con poche iniziative da parte mia a parte il lavoro mattutino nel campo.

Ho sentito di un'iniziativa collettiva da parte di alcuni artisti a Palermo che, iniziata il 30 marzo scorso, consiste nel proiettare sulle facciate delle case e sui balconi l'immagine di Santa Rosalia con   una mascherina a coprirle il volto, come a dire: Io farò il miracolo e vi salverò dalla pestilenza, ma voi fate i bravi e come faccio io indossate la mascherina.

Ex Voto collettivo di artisti a Palermo

 

 

 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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