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16 dicembre 2019 1 16 /12 /dicembre /2019 06:57

Sento di aver l'assoluto bisogno di un limone.
Sono per strada, a torso nudo e con un paio di pantaloni sbuffanti, bianchi, con il cavallo basso, come si usa in oriente (mi manca il termine specifico per nominarli correttamente).

Sono anche a piedi scalzi, come se fossi un cultore dellamarcia a piedi scalzi oppure un penitente.
Non so dove mi trovo, né dove vado.
Vado avanti, cammino e cammino, e sento crescere dentro di me il desiderio di un buon limone succoso,  quando - ad un tratto - vedo un grande cancello che si apre su di un giardino lussureggiante, pieno all'inverosimile di alberi da frutto.

Il cancello è spalancato: quasi un invito ad addentrarsi all'interno: cosa che faccio immediatamente, senza esitazione alcuna.
E cosa vedono i miei occhi? Ma proprio un albero di limone, da cui rami pende un unico frutto voluminoso con la scorza verde-gialla. Sembra perfetto, anche se si presenta parzialmente scorciato, come se qualcuno avesse sentito la necessità di scorzette della buccia per farsi un Martini, oppure - che so - un’acqua canarino, con la famosa ricetta della nonna per curare il mal di pancia e l’acidità di stomaco, tanto per dire.
E’ proprio quello di cui ho bisogno: grosso e succoso.
Non c’è nessuno in vista e dalla grande casa, immersa nella verzura, non si scorgono segni di vita.
Mi avvicino alla pianta e colgo il frutto, con decisione: sto per andarmene, ma scorgo un’ombra dietro il vetro di una delle grandi vetrate panoramiche.
Capisco di essere stato scoperto e, anziché darmela a gambe levate, mi prostro per terra con la faccia nella polvere e le braccia protese davanti a me con il limone stretto tra le dita come in offerta.
Una postura penitenziale, è la mia, quasi fosse al cospetto di un terribile Dio punitore.
Recito come un mantra che ero lì di passaggio, che non sono un ladro e che avevo sentito l’improvvisa necessità di dissetarmi con quel limone.
Penso che il dichiarare con molta semplicità ciò che avevo fatto potrà valermi il perdono e persino il dono del limone.
Si avvicina un bambino e si ferma davanti alle mie mani distese in avanti, quasi sfiorandole con la punta dei suoi piedi pure nudi. Di lui, del bambino, posso vedere solo i piedi: non oso guardare in alto.
Mi osserva a lungo, poi si china, afferra il limone e torna nella casa.
Io rimango disteso nella polvere per qualche istante.
Poi mi rimetto in piedi con grande fatica, perché mi sento tutto rattrappito e me ne vado a passi stanchi, ripensando a quel limone che non avevo potuto gustare.
L'ho potuto contemplare, soppesare nella mano e sentirne l'aroma.
E poi mi è stato giustamente sottratto poichè era un frutto rubato, non meritato.

Ho solo potuto sperimentare una versione inedita ed istantanea del supplizio di Tantalo.
E sono di nuovo sulla strada, con la nostalgia di quel frutto appena colto che non ho potuto gustare.


Palermo, 4 dicembre 2019

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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