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2 giugno 2019 7 02 /06 /giugno /2019 08:22
Cristina Cattaneo, Naufraghi senza volto. Dare un volto alle vittime del Mediterrraneo, Raffaello cortina Editore, 2018

I morti nel Mediterraneo sono tantissimi, migliaia. E sono stati i più delle volte dei morti rimasti senza nome, anche perché di loro non ne è rimasta più traccia alcuna: sono rimasti nel fondo del mare e le loro spoglie si sono disperse. Come accadde nel caso del naufragio, a lungo ignorato, in cui perirono quasi in trecento al largo delle acque di Porto Palo alla fine degli anni Novanta, un carico di migranti in massima parte provenienti dallo Sri Lanka, quando ancora la maggior parte del viaggio era compiuto in mare su navi relativamente grandi e solo la parte finale con il trasbordo a terra su carrette del mare piccole e strapiene. In quel caso, quella tragedia del mare venne a lungo taciuta benché molti sapessero (i pescatori della zona in primis) e soltanto quando ad un giornalista di Repubblica fu inviato un documento di identità srilankese e qualche altro reperto recuperato con le reti da pesca dal fondo del mare, venne avviata un inchiesta giornalistica che permise di evidenziare con un piccolo sommergibile teleguidata l'effettiva presenza di quel relitto. Si trattò dell'affondamento della F174 (divenuto in seguito noto anche come Tragedia di Portopalo o Strage del Natale 1996): un sinistro marittimo avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 1996 nelle acque internazionali a 19 miglia nautiche (35 km) al largo di Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa. Il coraggioso ed intraprendente giornalista a condurre un'inchiesta  in gran parte a sue spese fu Giovanni Maria Bellu: sino al punto che La Repubblica noleggiò una sonda sottomarina telecomandata per esplorare il fondale dove si riteneva avesse avuto l'uogo il naufragio. E gli sforzi di Bellu furono alla fine ricompensati con la divulgazione della drammatica verità: va assolutamente letto il libro che fu la risultante finale dell'inchiesta, I Fantasmi di Porto Palo (che venne poi trasformato in una fiction TV negli anni successivi). Ma quei morti della Strage di Natale rimasero per sempre anonimi e sepolti in mare, dispersi a tutti gli effetti.
A partire dal 2015 Cristina Cattaneo, medico legale presso l'Università di Milano, con il suo sparuto team ha cominciato a porsi un problema innanzitutto etico. Che è quello di ridare identità certa e appartenenza familiare ai corpi recuperati dal mare dei sempre più numerosi naufragi nel corso dei viaggi della speranza attraverso il Mediterraneo, affrontando un tema considerato di nell'opinione investigativa e giuridica non rilevante, dal momento che l'identificazione di una vittima deve essere compiuta mettendo assieme i riscontri post mortem con quelli ante mortem laddove si ipotizzi un delitto, oppure nel caso di cittadini di un qualsiasi paese europeo vittime di catastrofi naturali, di incidenti di vaste proporzioni o di attentati terroristici (si pensi, ad esempio, al caso del maremoto in Estremo Oriente, esperienza che vide sul campo la stessa Cristina Cattaneo per avviare le procedure di identificazione delle vittime italiane: fu proprio questa esperienza come riferimento interiore, a spingere Cristina Cattaneo a porsi seriamente il problema di agire in modo altrettanto rispettoso nei confronti delle vittime del Mediterraneo e dei loro familiari.
I corpi degli extracomunitari recuperati dal mare, sino al 2015 non venivano trattati con pari dignità e il più delle volte venivano seppelliti in luoghi messi a disposizione dalle istituzioni locali e assolutamente anonimi. Le famiglie di origine, quindi, non potevano piangere i propri morti e, nello stesso tempo, rimanevano prive di quei documenti che, attestando in modo certo la morte del proprio congiunto, potevano essere indispensabili per adempimenti giuridici, per la successione e quant'altro.
Cristina Cattaneo si è impegnata in una vera e propria battaglia per potere restituire dignità e volto alle vittime del mare, quelle di cui fossero stati recuperati i corpi, superando disinteresse, diffidenza, ma nello stesso suscitando condivisione e consenso per quella che ad alcuni - i più illuminati - apparve da subito una causa giusta per la quale valeva la pena spendere energia e risorse, ingaggiando al tempo stesso una battaglia per ottenere riconoscimenti e supporto da parte del Governo e da parte delle organizzazioni internazionali..
La grande occasione venne con l'affondamento di un barcone con oltre mille a bordo, in prevalenza Eritrei , il 15 aprile 2015. Il team di Cristina Cattaneo, che già aveva messo a punto un modello operativo, venne chiamato per attivare tutte le procedure necessarie sui corpi recuperati dal mare (quasi cinquecento su mille naufraghi): dall'esame dei corpi e dei loro effetti personali, all'esame ispettivo dei resti alla ricerca di elementi importanti al riconosicmento, all'esame autoptico vero e proprio, all'esame dentario, alo scopo di raccogliere per ciascuna vittima un quadro post mortem il più possibile completo (compresa un'esaustiva documentazione fotografica) e per raccogliere tramite incontri con i familiari di vittime ancora soltanto presunte di evidenze ante mortem con la creazione di una banca dati che poi alla fine del processo avrebbe consentito di trovare dei match certi o attendibili. Un compito immane che ha richiesto fondi e supporto logistico non indifferente ma che ha visto il convergere di entusiastico consenso da parte di molti, ponendosi nella coscienza collettiva come pietra miliare di in intervento che ha rotto una volta per tutte il muro dell'indifferenza nei confronti di questi morti.
Cristina Cattaneo che pure avava già pubblicato altri volumi sulle vittime del Mediterraneo (uno per Mondadori e l'altro per Franco Angeli) ha pensato di consegnare questo lavoro con tutti i suoi antefatti compreso il percorso di pensiero e di emozioni che lo ha accompagnato ad un libro che, uscito nel 2018 per i tipi di Raffaello Cortina Editore, si intitola, Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo.
Vi si racconta appunto di questa esperienza e si legge con partecipazione ed entusiasmo. il lavoro della Cristina Cattaneo pur essendo fondato su parametri scientifici, medico-legali e antropologico-forensico presenta al lettore inarrivabili squarci di umanità, sia nella descrizione di alcuni reperti rinvenuti sui cadaveri, sia per quanto concerne gli incontri con i familiari delle vittime per accogliere le evidenze ante mortem e per tentare dei possibili riconoscimenti a partire dall'imponente archivio fotografico raccolto. Squarci di umanità che trasfigurano il racconto della Cattaneo che non appare più semplicemente come la cronaca di un'impresa scientifica e che diventa uno story telling vibrante di pathos.

(quarta di copertina) Il corpo di un ragazzo con in tasca un sacchetto di terra del suo paese, l’Eritrea; quello di un altro, proveniente dal Ghana, con addosso una tessera della biblioteca; i resti di un bambino che veste ancora un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e in francese. Sono i corpi delle vittime del Mediterraneo, morti nel tentativo di arrivare nel nostro paese su barconi fatiscenti, che raccontano di come si può “morire di speranza”. A molte di queste vittime è stata negata anche l’identità. L’emergenza umanitaria di migranti che attraversano il Mediterraneo ha restituito alle spiagge europee decine di migliaia di cadaveri, oltre la metà dei quali non sono mai stati identificati. Il libro racconta, attraverso il vissuto di un medico legale, il tentativo di un paese di dare un nome a queste vittime dimenticate da tutti, e come questi corpi, più eloquenti dei vivi, testimonino la violenza e la disperazione del nostro tempo.
L'autore. Cristina Cattaneo è professore ordinario di Medicina Legale presso l’Università degli Studi di Milano e direttore del LABANOF
(Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense). È attualmente coinvolta nell’identificazione dei migranti morti in mare, in particolare nei naufragi di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e del 18 aprile 2015. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Crimini e farfalle. Misteri svelati dalle scienze naturali (con M. Maldarella, 2006).

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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