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20 ottobre 2019 7 20 /10 /ottobre /2019 09:08
Alberi stroncati a Monte Pellegrino (Foto di Maurizio Crispi)

(Aprile 2019) Dopo molto tempo di sedentarietà e di brevissime uscite, anche a causa di un ginocchio traballante, un giorno mi son deciso e sono partito di prima mattina per fare una passeggiata da casa sino al Santuario di Santa Rosalia, zaino in spalla. Ed è stata anche la prima passeggiata di una certa lunghezza che mi sono deciso a fare dopo la morte di Frida, compagna fedele di corse e passeggiate, a gennaio.
E ce l'ho fatta, camminando di buona lena (secondo le mie possibilità) in 1h40' circa, percorrendo la Scala Vecchia e facendo anche alcuni tornanti della strada più moderna.
Questa passeggiata è stata per me fonte di grande gioia.
Innanzitutto, perché ho potuto dimostrare a me stesso che ce la potevo fare, malgrado gli acciacchi e la disabitudine al movimento e al tarlo della sedentarietà. E, in secondo luogo, perché ho potuto vivere il gusto dell'avventura di "casa mia": la sensazione cioè di aver a portata di mano il vasto mondo senza dover compiere grandi spostamenti per raggiungerlo, assieme a quella sensazione - altrettanto impareggiabile - dell'essere da solo nel silenzio e nella natura.
Ho avuto il piacere di constatare che tante cose sono rimaste identiche, mentre altre sono cambiate. Ho notato come dopo il devastante incendio di alcune estati fa, alcuni passaggi prima ombreggiati da grandi pini siano adesso del tutto spogli e desolati, non solo lungo le prime rampe della Scala Vecchia, ma anche lungo il suo tratto finale.
Qui, addirittura, sembra di vedere le vestigia di un'antica foresta pietrificata con tronchi calcinati dal fuoco che sono rimasti in piedi, mentre altri schiantati dal fuoco sono rimasti per terra come giganti uccisi che nessuno ha più rimosso.
Mi chiedo, considerando che Monte Pellegrino è una Riserva naturale orientata (la cui gestione è affidata al gruppo Rangers d'Italia) a chi dovrebbe spettare il compito di far pulizia delle macerie che il fuoco ha lasciato a terra e di mettere a dimora nuovi alberi per far in modo che i fianchi della montagna tornino ad essere coperti da un bosco.
Inoltre, un tempo, in diversi punti della montagna c'erano dei vaccari che qui portavano le mucche al pascolo e quindi molti tratti di terreno scoperto erano tenuti puliti dalle erbe infestanti in questo modo.
Adesso, essendo divenuto il Monte territorio della Riserva queste pratiche sono state escluse oppure sono cadute in disuso (considerando anche che oggi nessuno vuole più fare questi lavori), levando però un importante volano per il mantenimento della pulizia dei terreni, elemento primario - d'altra parte - per una più efficace protezione dagli incendi. Mi chiedo se gli ambientalisti nel proclamare il rispetto totale di determinati ambienti non pecchino di una forma di ottuso fondamentalismo, determinando come effetto paradossale di una pratica che vuole essere protezionistica e di tutela a condizioni di abbandono che poi sfociano (laddove arrivino degli incendi accidentali o, peggio, dolosi) in devastazioni e perdita delle caratteristiche che per l'appunto si intendevano preservare.

 

Ex-voto dedicati a Santa Rosalia (Foto di Maurizio Crispi)

L'arrivo al Santuario è stato come sempre emozionante. Quando sono entrato nella cappella-grotta sono stato subito contagiato dalla intrinseca forza del luogo, dalla sua sobrietà e dalla sua permanenza, immutata, nel tempo. Se si visita la grotta, e si legge prima la descrizione che ne fa Goethe (che salì qui nel corso del suo viaggio in Sicilia, parte del Grand Tour che egli compi in Italia), si può avere l'impressione che il tempo sia rimasto da allora fermo ed immutato.
Altrettanto bella è la prosecuzione della passeggiata verso il belvedere (un chilometro più in là) dove è stata eretta su di un plinto di cemento e marmo una grande statua di una santa Rosalia ieratica che fronteggia il mare e il lontano orizzonte. Questo è un luogo dove i fidanzati vengono a giurarsi eterno amore e dove, oltre alle loro scritte su fogli di cartone o di plastica, legano i propri lucchetti, come pegno della durata dell'amore, alla maniera di quanto è descritto in "Tre Metri sopra il Cielo", caso eclatante della finzione che entra d'impeto, in un gioco di emulazione e di specchi, nella vita reale (con la conseguente cascata di imitatori ed emuli a partire dai lucchetti legati a quintali sui lampioni di Ponte Milvio a Roma.
Il belvedere è un posto davvero magico perché si ha la sensazione di essere esattamente a metà tra la terra e il cielo e in vista del perfetto cerchio dell'orizzonte là dove mare e cielo si confondono in un una caligine blu, mentre barche a vela e bastimenti solcano le acque. Una visione d'incanto e evocativa de L'Infinito di Leopardi.

Santa Rosalia, statuetta in una cappella votiva a mezza via della Scala Vecchia di Monte Pellegrino (foto di Maurizio Crispi)

Quando mi allenavo seriamente con la corsa, salivo a Monte Pellegrino almeno una volta alla settimana, se non due. Qui, alla piccola cappella votiva dedicata a Santa Rosalia, alla metà circa della prima serie di rampe (le più dure, quanto a pendenza) sostavo sempre per un paio di minuti in meditazione. E raccomandavo alla Santa le persone che mi erano più care. Non pratico assiduamente la religione, eppure ci sono delle cose in cui credo fermamente. E d'altra parte i luoghi di culto dedicati ai santi diventano spesso dei luoghi di preghiera trasversali a molte religioni.
Forse non molti sanno che per molti dello Sri Lanka e di Mauritius il cammino per salire sino sino alla Grotta di Santa Rosalia è un percorso devozionale molto frequentato. Ogni domenica mattina, su e giù per la Scala vecchia c'è una vera e propria processione.
Anche questa volta, dopo tanti anni, mi sono fermato davanti alla piccola cappella a meditare, a dedicare pensieri alle persone che mi sono care e a quelle che non ci sono più, e a osservare gli ex voto.
Dopo questa sosta rigeneratrice sono ripartito di buona lena, lasciandomi alle spalle la parte più dura della Scala Vecchia.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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