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18 aprile 2019 4 18 /04 /aprile /2019 07:50
Rupert Thomson, Katherine o gli inattesi colori del destino, Enne Enne Editore, 2016

Rupert Thomson è uno scrittore che indubbiamente merita di essere esplorato. A Katherine o gli inattesi colori del destino (traduzione di Federica Aceto, NN Editore, 2016) ci sono giunto attraverso la lettura di "Morte di un'assassina", pubblicato da Einaudi (Collana Stile Libero) nel 2011, che mi è piaciuto molto, anche perché si trattava di una narrazione insolita, decisamente fuori dall'ordinario e molto di qualità.

Da questo punto di partenza, come spesso mi capita nell'approccio ad autori per me nuovi, ho cercato di rintracciare altre sue opere tradotte in Italiano, e ci sono riuscito anche se con molta fatica, poichè la maggior parte non sono più disponibili nel mercato librario cartaceo, benché di pubblicazione relativamente recente (per esempio su IBS compare solo Katherine, ma in formato ebook). Alcuni li ho potuti rintracciare second hand attraverso Il Libraccio.
E quindi a poco a poco ho cominciato a leggere i suoi romanzi. Ho fatto fatica a portare avanti sino alla fine "Le cinque porte dell'Inferno", benchè anche questo fosse decisamente originale. Ma la sorpresa vera è arrivata con "Katherine..." che ha sin dalle prime battute monopolizzato in modo assoluto la mia attenzione.

La 18enne Katherine, proveniente da un embrione prodotto in vitro e successivamente impiantato nel grembo della madre dopo mesi di attesa in un congelatore, ha perso da poco la madre (portata via da un tumore) con la quale aveva un rapporto di profondo affetto e si sente abbandonata o non riconosciuta dal padre, impegnato senza soste nella sua attività di giornalista di grande fama. Conosce le sue origini e forse proprio per questa cresce la sensazione di essere figlia di nessuno: come in una spy story, matura un suo progetto, lasciandosi guidare dalle causalità e dalle coincidenze che la inducono a partire per un lungo viaggio, cancellando sistematicamente ogni traccia del suo passaggio.
Il romanzo è decisamente una storia di ricerca e di formazione, iniziata in verità come un'avventura-pellegrinaggio alla ricerca di una dissoluzione del proprio sé che, a poco a poco, attraverso un lavoro costante dei ricordi che vanno via via emergendo, consente alla giovane protagonista di desiderare di nuovo di riallacciare i rapporti con il suo passato dal quale si è sentita sradicata ed esule.
Katherine affronta un lungo viaggio dal noto all'ignoto, verso lande sempre più desolate, buie e fredde, passando da Berlino ad Arcangel'sk in Siberia, per poi approdare infine in un luogo sperduto delle Isole Svalbard, quasi ricercando un punto di contatto con le sue origini, essendo lei stata, prima ancora che figlia dei suoi genitori, figlia di una provetta.

Questo viaggio in luoghi che diventano immediatamente luoghi della mente e, nello stesso tempo, la fitta attività di fantasticherie di Kit si svolgono su note affascinanti: sino alla fine, da lettore-testimone, si vuole andare avanti assieme a lei per capire dove il suo percorso la porterà, se sarà veramente verso la dissoluzione e l'annientamento di ogni legame interno ed esterno, oppure se ci sarà una possibile redenzione e il ritorno ad una vita piena di affetti e di colori. Il romanzo si costruisce tutto attorno a questo asse: il desiderio di dissoluzione (ovvero quello di scomparire al mondo) che si trasforma in quello speculare dells rinascita ad una nuova vita di affetti, in un perfetto ciclo di morte-rinascita.
Proprio nel distacco radicale da ogni affetto, si ponfgono le premesse per la ricerca dentro di sé di più saldi punti di radicamento.

(Dal risguardo di copertina) Katherine è nata da fecondazione in vitro dopo essere stata congelata per otto anni. Da sempre avverte un vuoto, anche se da qualche tempo il destino le manda dei messaggi, piccoli indizi che trova sulla sua strada e che le riempiono la vita di colore. A diciannove anni Katherine vive a Roma, da sola: la madre è mancata dopo una malattia e il padre è spesso lontano per lavoro. Così un giorno decide di seguire i segni del destino. E scappa facendo perdere le sue tracce. Il viaggio, che la porta da Berlino fino ai confini estremi della Russia, è l’occasione per prendere consapevolezza delle sue origini e per venire a patti con l’assenza del padre e la morte della madre.
Con una prosa lucida, cristallina e cinematografica, Rupert Thomson ci racconta di una donna che con la forza del carattere riesce a portare la sua vita fuori dal vicolo cieco del passato e a lanciarsi nel futuro con coraggio, libertà e passione.
(retro di sovracoperta) Questo libro è per chi si specchia nella buccia di una mela rossa, per chi non ha mai ascoltato What a difference a day makes cantata da Shilpa Ray, per chi si sente a casa quando riconosce il profumo dei pini, e per chi ha gettato via d’impulso un oggetto del passato creando così un nuovo ricordo impalpabile {questa nota sul retro della sovracoperta, si comprende meglio se si considera che la Casa Editrice Enne Enne, nel suo sito, propone per i lettori dei suoi libri una collana sonora che accompagni la lettura di alcuni dei suoi volumi].

Rupert Thomson

L'autore. Rupert Thomson, nato a Eastbourne nel 1955, ha lavorato a Londra come copywriter per 4 anni fino a quando ha deciso di dedicarsi interamente alla scrittura. È considerato uno degli scrittori più originali delle ultime generazioni.
Tra le sue opere: Le cinque porte dell'Inferno (Bompiani, 1992), A nudo (Passigli 2004), Divided kingdom. Sei collerico, malinconico, flemmatico o sanguigno? (Isbn 2005), Il lato oscuro (Passigli 2006) e Morte di un'assassina (Einaudi 2011). Molti dei suoi romanzi non sono stati ancora in Italiano.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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