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21 marzo 2019 4 21 /03 /marzo /2019 08:41

Un giovane nigeriano torna a casa dopo quindici anni vissuti a New York. Ma Lagos è una città immensa, pullulante di storie e di vita, un'allucinazione febbrile che si sottrae allo sguardo. Ogni giorno è per il ladro è il diario di un ritorno impossibile in cui nostalgia, amore e rabbia indicano il sentiero di una peregrinazione affascinante e inquieta.

Quarta di copertina

Teju Cole, Ogni giorno è per il ladro, Einaudi, 2014

La voce narrante di Ogni giorno è per il ladro (titolo originale: Every Day is for the Thief, nella traduzione di Gioia Guerzoni, Einaudi Editore - Collana I Coralli) - 2014), opera dolente di Teju Cole, è la stessa di "Città Aperta" (già pubblicato presso Einaudi).  Si tratta di uno studente di Medicina che, dopo dieci anni di assenza, fa ritorno in visita in Nigeria, nella sua città natale: e si tratta di un vero e proprio alter ego dell'autore.
Il libro si articola in 19 brevi capitoli, intensi e ciascuno corredato da una fotografia dello stesso autore.
Dopo le sebaldiane peregrinazioni per New York, Teju Cole ci accompagna in una visita nei luoghi a lui conosciuti della sua Nigeria e negli incontri con i familiari, i parenti e gli amici da tempo persi di vista.
Il suo occhio e la sua mente devono tornare ad adattarsi alle differenze, nonché al divario tra il passato ricordato e il presente vissuto, allo scarto tra memoria e realtà, e nello stesso tempo riprendere consuetudine con le bellezze e con le cose ammirevoli che, nonostante la corruzione e le disfunzioni, in Nigeria e a Lagos ci sono.
Come in Città Aperta di tratta di percorsi soggettivi, in cui i luoghi e la mente sono in costante connessione. I luoghi attivano e catalizzano i contenuti mentali e da questi incontri nascono narrazioni che rievocano il passato e attraversano il presente: come ha mostrato Sebald nella sua prosa autobiografica soggettiva non si può essere viaggiatori ed esploratori )o anche viandanti della vita) oggettivi, poichè la connessione tra la realtà osservata e lo scenario interiore che contemporaneamente si va muovendo è continuamente variabile e colui che ne vuole scrivere può soltanto registrare questi continui slittamenti tra interno ed esterno.
I racconti, capitolo per capitolo sino all'avvicinarsi del giorno temuto (ma anche atteso) della partenza e delle inevitabili separazioni, sono pervasi dalla nostalgia di un impossibile ritorno.

(Risguardo) Le città si aprono intorno a chi le attraversa come un paesaggio e si chiudono come una stanza, diceva Benjamin. Ed è cosí per il narratore di questo libro, un nigeriano che torna nel suo paese dopo quindici anni vissuti a New York. È fuggito da Lagos quasi di nascosto, per motivi misteriosi forse anche per lui: certo c’entrano la morte del padre e un risentimento mai elaborato per la madre. Ecco, rabbia e amore sono la coppia che definisce il rapporto con la sua città: una metropoli enorme, brulicante di vite e di storie in una quantità che stordisce, avamposto della modernizzazione globale e allo stesso tempo calviniana città invisibile. Il testo è accompagnato da diciannove fotografie dell’autore, diciannove immagini che fanno da controcanto ai capitoli come una storia parallela, diversa eppure puntata verso la stessa direzione: sia le parole sia le immagini, in fondo, si interrogano sugli ostacoli della visione. Lagos è una città difficile da vedere – nelle foto di Cole appare spesso sfocata, nascosta dalla griglia di un recinto, da una tenda, da un finestrino offuscato dalla pioggia, dalla ragnatela di un vetro rotto. Allo stesso tempo le parole del narratore (studente di Medicina e aspirante scrittore come il protagonista di Città aperta) sono, è vero, di una lucidità che confina con la spietatezza, ma anche segretamente fessurate dalla malinconia, dall’irrequietezza, dal rancore di chi è stato tradito. Un appannamento dello sguardo che è quello proprio dell’amore.

Hanno detto (quarta di copertina)
«Teju Cole «ci insegna a guardarci intorno e a cercare chiavi e risposte» (Goffredo Fofi, «Internazionale»)
«Cole parla del proprio tempo senza parlare del proprio tempo. Perché le domande piú grandi – quelle di cui si nutre la letteratura fondamentale – sono sempre le stesse» (Cristiano de Majo, «Rivista Studio»)
«Leggendo Teju Cole «si scopre come è fatto l’essere umano»  (Francesco Longo, «Europa»)


L'Autore. Teju Cole, scrittore, storico dell'arte e fotografo, è cresciuto in Nigeria e vive a Brooklyn. Città aperta, il suo primo romanzo, pubblicato da Einaudi nel 2013, ha vinto il PEN/Hemingway Award, il New York City Book Award for Fiction e il Rosenthal Award, ed è risultato finalista al National Book Critics Circle Award, il New York Public Library Young Lions Award, e l'Ondaatje Prize della Royal Society of Literature. Inoltre, è stato giudicato uno dei migliori libri dell'anno da più di venti testate, fra le quali «The New Yorker», «The Atlantic», «The Economist», «The Daily Beast», «The New Republic», «Los Angeles Times», «Salon», «Slate», «New York magazine» e «Kirkus Reviews».

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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