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26 gennaio 2019 6 26 /01 /gennaio /2019 10:37

I libri mi conoscono meglio di chiunque altro.
Mi fido solo di loro.
Perché sanno sempre darmi le risposte che cerco.

Citazione dal testo (in copertina)

Stephanie Butland, La libreria dove tutto è possibile, Garzanti 2018

Sempre più spesso, negli ultimi anni, capita di imbattersi in libri siano essi di saggistica, diaristica o di narrativa in senso stretto, in cui è posta al centro dell'attenzione la relazione con i libri, oppure una riflessione sull'avere libri o sul comprarli, in una gamma di sfaccettature che vanno  dall'interesse per il contenuto in sé dei libri alla più pura passione bibliofilica. In un'epoca in cui il libro tradizionale (quello cartaceo, per intenderci) è tenuto sotto assedio dall'editoria kindle e in cui le piccole librerie indipendenti sono messo sotto scopa dal mercato librario online sempre più invadente ed aggressivo, questo trend è sintomatico di un tentavo di valorizzare e di riportare in auge il più autentico e puro amore per i libri, in cui si mescola inscindibilmente il piacere di scoprire contenuti sempre nuovi con tutto ciò che di sensoriale attiene al rapporto con l'oggetto-libro. Noi, accaniti lettori dobbiamo essere sicuramente grati a questi scrittori che ci conducono per mano in un territorio di riflessioni sul libro come oggetto mentale e come oggetto su cui polarizzare la propria libdo in senso lato.
"Un libro è come un fiammifero nell'attimo fumante tra lo strofinamento e la fiamma" (p. 11)
"Una libreria non è magica, ma a poco a poco può guarire il tuo cuore" (p. 309)
Tra queste due frasi è racchiusa l'intesa storia di crescita e di formazione della protagonista di "La Libreria dove tutto è possibile" di Stephanie Butland (titolo originale: Lost for Words, nella traduzione di Elisabetta Valdré, Garzanti editore - Collana Narratori Moderni - 2018).
Loveday Cardew lavora in una libreria di York che tratta soprattutto libri usati, ama profondamente i libri e la lettura, ma anche - privatamente - scrive delle poesie.
Loveday piuttosto vive chiusa in se stessa, essendo sostanzialmente diffidente nei confronti del prossimo e degli uomini, pur circondata dai libri che raccontano di vite altrui e di sentimenti.
Per questo motivo, la nostra eroina rifugge dal coinvolgimento in relazioni di lunga durata, poiché teme di imbattersi in sgradite sorprese.
I libri in mezzo ai quali Loveday vive sono il suo mondo e la sua fortezza.
Ama i libri a tal punto che, di quando in quando, decide di farsi tatuare sulla pelle gli incipit di quelli che, per lei,sono stati più significativi e che le hanno impartito delle lezioni di vita.
I libri per per Loveday non sono soltanto fidati amici, ma anche maestri e guida, anche se, in alcuni casi, possono riservare delle sorprese e condurre il lettore in luoghi della mente dove non si vorrebbe mai andare, per mantenere una rispettosa distanza distanza da tutto ciò che, nella vita, ci ha traumatizzato.
In questa esistenza blindata, tuttavia, cominciano a succedere delle cose che generano inquietudine, ma che, nello stesso tempo, spingono Loveday a ridurre il livello di guardia, ad attenuare le diffidenze e ad intraprendere cautamente nuove relazioni.
Da un lato resterà traumatizzata nuovamente, ma nello stesso tempo conoscerà Nathan, gentile e premuroso, e poeta. E con lui comincia a frequentare dei reading poetici, venendo anche allo scoperto con alcune delle sue composizioni.
Per via di queste circostanze Loveday si trova a dover attivare un confronto serrato con il suo passato e con i suoi fantasmi: solo quando sarà venuta a termini con questo fardello ingombrante (in parte rimosso), Lovejoy potrà finalmente intraprendere un suo percorso davvero creativo.
"Lost for Words" è una bellissima storia sui libri e sulla lettura, ma anche un esempio davvero intenso sul modo in cui, a volte, i libri possano davvero salvare la vita.
Le ambientazioni tra York e Whitby (luogo legato all'infanzia di Loveday) sono davvero affascinanti.
Il volume, nell'edizione italiana, è completato dal testo di una conversazione con l'autrice.

 

(quarta di copertina) "Stavo riflettendo sull’eventualità di un tatuaggio musicale, ma gli incipit dei libri sono tutt’altra faccenda. Non provo rammarico per nessuno dei miei, neppure per Jane Eyre o I bambini della ferrovia che mi sono fatta tatuare sulle scapole. Adesso il primo, Anna Karenina, sembra prevedibile. Ma quando avevo diciassette anni e avevo appena scoperto la letteratura russa, mi sembrava che Tolstoj parlasse alla mia anima".


(risguardo) Nel cuore di York, nel Nord dell’Inghilterra, c’è una piccola e fornitissima libreria. È il rifugio preferito della giovane Loveday Cardew. L’unico luogo che sia mai riuscita a chiamare casa. Solo qui si sente al sicuro. Solo qui può prendersi cura dei libri proprio come i libri si prendono cura di lei. Perché è attraverso le loro pagine che la giovane libraia riesce a comunicare le emozioni e i sentimenti più profondi: la solitudine di Anna Karenina; la gioia di vivere di La fiera della vanità; le passioni travolgenti di Cime tempestose.
Fino al giorno in cui comincia a ricevere misteriosi pacchi ricolmi dei libri con cui è cresciuta, e inizia a pensare che qualcuno stia cercando di mandarle un messaggio. Qualcuno che, forse, la conosce bene e che conosce anche la sua infanzia, divisa tra una madre assente e una donna che ha cercato di esserne il sostituto. Un’infanzia piena di ricordi difficili. Loveday non ha la minima idea di chi possa essere e del motivo per cui il misterioso mittente si ostini a non lasciarla in pace. Sa solo che non può più continaure a nascondersi e a fare finta di niente: se vuole costruirsi un futuro diverso, migliore, deve affrontare il passato che ha fatto di tutto per lasciarsi alle spalle. Al suo fianco, pronto ad aiutarla a raccogliere tutto il coraggio di cui ha bisogno, c’è il brillante e dolcissimo Nathan, poeta in erba, l’unico che sembra conoscere la strada per arrivare al suo cuore. A poco a poco, con i suoi versi pieni di speranza, riesce a scalfire il guscio che Loveday si è costruita intorno e a regalarle la promessa di una felicità che lei, in fondo, non vede l’ora di afferrare. La libreria dove tutto è possibile è un esordio brillante e originale che ha saputo conquistare il cuore dei librai di tutto il mondo. Nessun’altro romanzo è riuscito a dipingere in modo altrettanto emozionante e delicato la realtà quotidiana di una libreria e la passione di un libraio che, da custode della letteratura, ne fa dono a piccoli e grandi lettori. Perché la libreria è il luogo giusto per trovare la risposta a tutte le nostre domande: basta saper ascoltare e fidarsi di quello che i libri hanno da raccontarci.

Stephanie Butland

L'autrice. Stephanie Butland vive con la famiglia in Northumberland.
Quando non è impegnata a scrivere nel suo piccolo studio sulla riva del mare, cerca di stimolare le persone a pensare con maggiore creatività.
Ha scritto un libro in cui racconta la sua esperienza di paziente con il cancro al seno che ha vinto la sua battaglia con la malattia (Come ho sconfitto il cancro. Una storia vera, Newton Compton, 2012)

 

"Una lettura irrinunciabile. Loveday è un personaggio affascinante e sfaccettato che non dimenticherete tanto facilmente"

Daily Mail (appraisal in quarta di copertina)

Aprendo il file allegato si possono leggere le prime pagine

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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