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2 ottobre 2018 2 02 /10 /ottobre /2018 08:43
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

Alcuni anni fa scrissi per un periodico freepress, diretto da Valentina Gebbia, un articolo sulle Magnolie, nel quale in particolare raccontavo dell'Albero-orecchio, cioè di una grande magnolia nei pressi del luogo in cui abito a Palermo, sul cui tronco appare in rilievo un enorme orecchio. Si tratta proprio di un orecchio: non occorre molto sforzo di fantasia per individuarlo. E' lì ed è palese, indiscutibile.
L'Albero-orecchio è sempre lì, eterno, immutabile e per questa sua natura fa pensare agli Ent-Alberi dell'universo di Tolkien: le magnolie, del resto, hanno in sè questa caratteristica che le fa apparire un archetipo dell'eternità, alberi in continua espansione e crescita, grazie alle loro radici pensili che, protendendosi dall'alto e raggiungendo il suolo in un n movimento geocentrico, si trasformano rapidamente in nuovi tronchi.
Le magnolie attivano fortemente la fantasia.


E ancora di più questo straordinario Albero-orecchio.
L'Albero-orecchio è stato tema di costanti narrazioni con mio figlio Francesco, quando ci passavamo accanto e lo osservavamo.
Ed è tornato ad essere di altre narrazioni con mio figlio Gabriel.
La narrazione che segue è stata la più recente che ho voluto proporre qui, poichè per il momento non riesco a trovare il file dell'articolo originario che non è mai stato diffuso online.

 

L'Albero-orecchio con Gabriel (foto di Maurizio Crispi)

Tanto tempo fa un uomo si è fermato ai piedi di questa magnolia ed è rimasto fermo a lungo a pensare, ammirato dalla bellezza dell'albero e dalla sua densa e fresca ombra, dalle sue radici pensili e dalle radici enormi che fuoriuscivano dal terreno rivelandosi come le sinuose creste ossee di qualche dinosauro che lotta per liberarsi dalla terra in cui è sepolto..
L'albero, rapito dalle buone vibrazioni di questo passante, preso dalla meraviglia e da un empito di benevolenza, ha cominciato a protendere le sue radici aeree verso costui.
L'uomo, in contemplazione estatica, non si è mosso e le radici hanno preso a crescere e ad inglobarlo nel legno.
L'uomo nel giro di poco si è fatto uomo-radice ed infine albero.
L'unico segno distintivo del suo essere stato uomo è l'orecchio che è rimasto a sporgere verso l'esterno, quasi a suggellare il suo desiderio di poter rimanere in contatto con il mondo, benché ormai nella forma e nella sostanza di un albero.
L'albero-orecchio (che contiene dentro di sé quell'uomo) vuole ascoltare le storie di chi passa accanto a lui.
Grazie alla trasfusione dell'umanità di quel passante nella materia vivente e silenziosa di cui sono fatte le piante quella magnolia è divenuta un essere sociale e vuole ascoltare le storie del mondo.
Ecco perchè, quando ci si trova a passare vcicino a quel grande orecchie conviene bisbigliare delle storie: le storie di ciò che si è visto, di ciò che si è sentito dire, anche semplicemente delle storie fantastiche inventate di sana pianta oppure anche attingendo al repertorio di storie fiabesche e di avventure. Io per conto mio amo raccontargli le storie di Sinbad il marinaio e quella di Ali Baba e i quaranta ladroni.
E ogni tanto gli racconto anche la storia di quell'uomo che, tanto avendo ammirato quella possente Magnolia, è divenuto uomo-radice.
Giusto nel caso che l'uomo-radice avesse perso memoria delle sue origini.
Se tu, passante, quando ti trovi a sfiorare quel gigantesco orecchio, gli sussurrerai delle storie, l'albero poi sarà benevolo con te e le sue radici di rispetteranno...
Potrai allontanartene tranquillamente, senza esserne avviluppato.
Ma la scelta è tua, in fondo.
Potresti desiderare, in fondo, di diventare anche tu Albero-radice.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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