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1 febbraio 2018 4 01 /02 /febbraio /2018 16:44

La prima volta che intervistai Mandela, agli inizi del 1993, gli domandai perchè, secondo lui, il messaggio antirazzista dell'ANC aveva catturato l'immaginazione della popolazione nera più del programma vendicativo del PAC. Lui rispose che la storia aveva insegnato al suo popolo a essere accomodante, gentile e generoso, anche con i nemici. "Non contempliamo il rancore, anche quando lottiamo contro qualcosa che consideriamo profondamente sbagliato".
(...)
Ci voleva una saggezza rara per dire alla propria gente: "Capisco la vostra rabbia. Ma se volete costruire un nuovo Sudafrica, preparatevi a lavorare con persone che non vi piacciono"...

Sall'epilogo del volume di John Carlin, p.278

John Carlin, Ama il tuo nemico, Sperling&Kupfer

Molti ricorderanno sicuramente Invictus, il bel film di Clint Eastwood in cui si racconta dell'epopea del Campionato del Mondo di Rugby del 1995 che, dopo la fine dell'Apartheid, si disputò in Sudafrica, finalmente riaccolto nella comunità internazionale, e che vide la vittoria della squadra sudafricana - gli Springbooks - in un'accesissima finale contro la la squadra neozelandese degli All Blacks. Fu una partita che fece la storia e che rappresentò il culmine della vision di Nelson Mandella assurto - poco meno di un anno prima al difficile compito di governare il Sudafrica e a percorrere (sfidando tutti gli estremismi non del tutto sopiti) la difficile via, a lui particolarmente cara, della "riconciliazione".
Ciò avvenne, catalizzando l'attenzione di tutti (bianchi e neri, Afrikaner e cittadini bianchi anglofoni) su quella partita, con la consapevolezza che soltanto in questo modo si sarebbero create le premesse per un Sudfrica del tutto nuovo che si lasciava definitivamente alle spalle i tempi bui del regime dell'Apartheid e che aveva anche portato il paese a patire per lunghi anni  una segregazione internazionale.
Il libro di John Carlin, cui il film di Clint Eastwood si ispirò, Ama il tuo nemico (titolo originale: Playing the Enemy.Nelson Mandela and the Game that Made a Nation, nella traduzione di Dade Fasic), pubblicato da Sperling&Kupfer nel 2009, racconta tutto questo con efficacia e profondità.
Il libro (non un romanzo, come afferma Wikipedia, si badi bene, bensì un saggio storico con il taglio dell'inchiesta giornalistica), oltre all'utilizzo di fonti documentarie e di svariate testimonianze, si avvalse di lunghe conversazioni che l'autore ebbe con Mandela nel 2001, poco tempo dopo il suo ritiro dalla scena politica, alla conclusione del suo mandato presidenziale.
L'idea di Carlin - supportata da altri esempi illustri - che un evento sportivo, come fu appunto la mitica partita tra la squadra sudafricana e la neozelandese All Blacks, potesse determinare il corso della Storia venne sposata con entusiasmo da Mandela stesso che si ritrovò dunque - assieme a Carlin - a ripercorrere le tappe fondamentali di quel suo primo anno di governo, sino all'apoteosi di quellìevento che era stato in grado di consolidare definitivamente il cambiamento verso il Nuovo Sudafrica, ovvero la nazione "arcobaleno",
E naturalmente, per potere essere davvero esplicativo, il libro in maniera sintetica deve percorrere tutto il cammino di Mandela a partire dalle prime trattative con il governo sudafricano, che, ad un certo punto, auspicava una soluzione politicva ad una tensione sempre crescente che minacciava di esplodere - nello scenario più cupo - in una devastante guerra civile. E in questo racconto Carlin tratteggia con efficacia tutti i personaggi coinvolti, dell'una e dell'altra parte, esplicitando le abili mosse di Mandela, spesso non calcolate con acume machiavellico, ma scaturenti dal suo stesso tempo temperamento, che lo portava sempre a vedere il meglio dei suoi interlocutori e a trovare delle leve per entrare in una comunazione simpatetica con loro, fidandosi e rischiando, oltre che supportate dal suo forte e, secondo le testimonianze dei più, irresistibile carisma.
Appare chiaro dagli incalzanti capitoli in cui si dipana la narrazione di Carlin che quella storica partita non si può comprendere senza conoscere appieno tutto il lavoro di preparazione che l'ha preceduta.

In questo, la lettura del libro diviene un complemento quasi indispensabile alla visone del film di Eastwood, un suo vero e proprio "companion" per usare il termine inglese: poichè dice tutto quello che, il film, per le necessità intrinseca della narrazione cinematografica tace oppure vengono semplicemente inserite in forma di cose che vengono appena accennate di esili tracce e di accenni.
E' un libro che, inoltre, va letto per comprendere efficacemente i modi in cui si compì il processo di transizione daòl vecchio Sudafrica alla realtà della nuova nazione arcobaleno.
Alla conclusione, viene offerto un glossario di nomi di persone che dà un aggiornamento per seguire i destini dei orotagonisti di quella storia sino alla prima pubblicazione del volume ed inoltre è inclusa nel volume una esaustiva iconografia fotografica.

 

John Carlin

(nota editoriale nella 4^ di copertina) Nel 1994 Nelson Mandela trionfa: il Sudafrica è fatto, ma restano da fare i sudafricani. Così il genio politico di «Madiba» si inventa la più audace e improbabile delle scommesse: usare il rugby, lo sport dei bianchi, per unire il Paese una volta per tutte. «Se non potete parlare alle loro menti, parlate ai loro cuori». Durante la coppa del mondo del 1995 avviene il miracolo. La squadra degli Springboks – orgoglio della minoranza afrikaner – vince la finale, e quarantadue milioni di sudafricani sono finalmente uniti dalla stessa passione.

L'Autore. John Carlin ha collaborato con prestigiose testate come The New York Times, Wired, Spin, The Observer e The Independent, di cui è stato corrispondente in Sudafrica dal 1989 al 1995. Oggi scrive su El País. In Italia alcuni dei suoi articoli sono comparsi su Internazionale.

 

Di seguito la mia recensione al film di Clint Eastwood

Il sito web di John Carlin

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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