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7 dicembre 2015 1 07 /12 /dicembre /2015 12:00
Tokyo Noir. La complicata storia di un ladro, con risvolti noir anticonvenzionali, di Fuminori Nakamura

(Maurizio Crispi) E' raro leggere storie di "ladri" e Tokyo Noir il romanzo di Fuminori Nakamura (Mondadori Strade Blu, Narrativa, Gialli e Thriller, 2015) appartiene a questo ristretto ambito.
In teoria, la vita di Nishimura, ladro provetto, non dovrebbe avere dei risvolti noir, regolata com'è da continue attenzione, da un atteggiamento costruito negli anni di consapevolezza ambientale e prudenza, mescolata ad ardimento).
Cosa fa in fondo? Solo rubare con destrezza, portafogli e qualche volta orologi di pregio, ma non c'è limite in fondo alle sue capacità dal momento che possiede l'arte di far danzare le mani e di creare situazioni ingannevoli, esattamente come un abile prestidigitatore: con queste arti, dopo aver localizzato il suo "bersaglio", potrebbe in teoria rubare qualsiasi cosa.
La sua vita, per quanto votata alla solitudine (c'è alla sue spalle la relazione con la bella Saeko, conclusasi dolorosamente, con l'abbandono di lei), è sicura e protetta grazie all'anonimato in cui si avvolge (un ladro-borseggiatore deve essere il più possibile anonima, né dare nell'occhio). Ma - all'improvviso - qualcosa cambia: il desiderio di proteggere un giovane ladruncolo, istigato dalla madre a rubare, ma soprattutto il fatto forse di avere rubato il portafoglio sbagliato, a qualcuno troppo potente per farla franca; il fatto infine di venire ingaggiato da un astuto e potente personaggio che lo costringe a mettere al proprio servizio le sue abilità.
E' il Destino che crea per lui questa situazione in cui tutto precipita? Oppure è questo Kizaki, con la sua mania di essere un manipolatore di vite, a rappresentare la Nemesi per tutto ciò che Nishimura ha fatto, vivendo ai margini?
Nella conclusione del libro si ritroverà un finale tragico e assurdo, senza soluzioni falsamente consolatorie: su tutto incombe una gigantesca e metafisica torre, lontana ed irraggiungibile che a Nishimura morente non potrà svelare la sua vera natura (torre che, peraltro, come rivela lo stesso autore nell'interessante postfazione, fa parte delle sue personali visioni ed ossessioni sin da quando era bambino: la Torre è in sé un'enigma inattingibile e inspiegabile che rende il romanzo - per il fatto stesso di comparirvi con tutta la sua carica di mistero - lievemente metafisico e surreale. Ed è anche per questo motivo che l'Autore ammette di avere scritto queste pagine, sentendosi particolarmente ispirato, come se la Torre potesse assurgere al rango di oggetto psichico, potente e denso di significati.
Le pagine di Fuminori Nakamura, considerato dala critica un vero enfant prodige della Letteratura giapponese contemporanea, sono scritte in una prosa nitida ed introspettiva, senza sbavature e rappresentano la metafora dell'Uomo che ritiene di essere libero, ma che è dominato prima e poi stritolato da forze più grandi di lui.

(Dal risguardo di copertina) Nishimura è un ladro. Passa le giornate camminando solitario per le strade di Tokyo senza che nessuno si accorga della sua presenza. Con la grazia di un ballerino compie la sua danza tra i corpi dei passanti. Una danza durante la quale la sua mano leggera sfila dalle tasche delle prede portafogli e preziosi. Le sceglie con cura, le sue vittime. Ha imparato a distinguere con un'occhiata i più ricchi tra la folla, quelli che possono permettersi di essere derubati. Vive solo, senza famiglia, con poche parole, lasciandosi trasportare dalla corrente dei giorni, distante da tutto, come se attraversasse le atmosfere ovattate di un sogno. Ma due incontri stanno per cambiare la sua vita. Il primo è con un ragazzino che scopre a rubare maldestramente del cibo in un supermarket. Lo specchio di un tempo lontano della sua vita. Un incontro che gli farà riscoprire la possibilità di avere un legame, segnando la nascita di un'amicizia strana e profonda tra il miglior borseggiatore di Tokyo e un bambino troppo solo. Il secondo incontro è quello con Kizaki, uno dei più grandi criminali giapponesi, il quale lo coinvolgerà in una serie di rapine, che sveleranno a poco a poco un disegno crudele e geniale, assolutamente imprevisto e imprevedibile. Nakamura Fuminori, nuovo enfant prodige della letteratura giapponese, debutta in Italia con un noir appassionante e sorprendente, capace di tenere il lettore incollato alla pagina, bilanciando alla perfezione le atmosfere metropolitane e misteriose di Tokyo, una trama avvincente piena di colpi di scena e personaggi che parlano al cuore.

Fuminori NakamuraUn libro che ha avuto un'accoglienza entusiastica tanto in patria, dove ha venduto centinaia di migliaia di copie e si è meritato importanti elogi, tra cui quelli del Premio Nobel Kenzaburo Oe (che ha conferito a Tokyo noir il premio letterario a lui dedicato), quanto negli Stati Uniti, dove è stato scelto tra i libri dell'anno dal "Los Angeles Times" e dal "Wall Street Journal".

Nakamura Fuminori è nato nella prefettura di Aichi, nel Giappone centrale, nel 1977. Nel 2002 ha esordito con il racconto lungo Ju ('La pistola') che gli è valso il Premio Schinzo, il primo di una serie di riconoscimenti, tra cui il Premio Akutagawa nel 2005 per il romanzo Tsuchi no Naka no Kodomo ('I bambini della Terra') e, nel 2010, il Premio Kenzaburo Oe per Tokyo noir, che, tradotto in inglese, è stato finalista al Los Angeles Times Book Prize nel 2012.

Seguendo il link puoi leggere il primo capitolo

 

 

 

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Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Letture
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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