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27 dicembre 2015 7 27 /12 /dicembre /2015 07:35
La Casa dei Fantasmi. L'eclettico Boyle si cimenta nel classico plot della casa infestata, ma con un tocco di originalità
La Casa dei Fantasmi. L'eclettico Boyle si cimenta nel classico plot della casa infestata, ma con un tocco di originalità
La Casa dei Fantasmi. L'eclettico Boyle si cimenta nel classico plot della casa infestata, ma con un tocco di originalità
La Casa dei Fantasmi. L'eclettico Boyle si cimenta nel classico plot della casa infestata, ma con un tocco di originalità

(Maurizio Crispi) John Boyne, eclettico ed ironico scrittore irlandese, si cimenta con La Casa dei fantasmi (titolo originale: This House is Haunted, nella traduzione di Beatrice Masini, Rizzoli Editore, collana La Scala, Milano, 2015, edizione originale 2013) con il tema classico della Ghost Story e della Haunted House..
C'è una giovane istitutrice (Eliza Caine) che, rimasta da poco orfana e desiderosa di disambientamento rispetto alla metropoli londinese, viene assunta per accudire due ragazzi, fratello e sorella, Eustace e Isabel, ancora bambini che vivono in una grande casa nel Norfolk.
C'è sin dall'inizio una casa infestata (del resto il titolo inglese è ancora più esplicito di quello italiano, dal momento che recita "The House is Haunted") da una presenza che sembra essere ostile proprio nei confronti di Eliza, in un crescendo di azioni che mettono a repentaglio la sua vita.
Eliza si improvvisa investigatrice e comincia a porre delle domande, con insistenza, scontrandosi con un muro di omertoso ed imbarazzato silenzi da parte dei suoi interlocutori.
Sia come sia, riesce a poco a poco a costruirsi un quadro attendibile degli eventi e a comprendere quale sia la natura del fantasma che si aggira nell'immensa dimora.
Scoprirà tra l'altro che delle sue precedessore, nell'arco di un anno ben cinque sono morte in seguito ad incidenti di vario genere e che solo una è sopravvissuta, ma solo perché è fuggita precipitosamente dalla casa.
Il romanzo ha dei precedenti illustri, ovviamente, a partire da "La casa dei fantasmi" o anche "Canto di Natale" (dove entrano in scena ben tre fantasmi) di Charles Dickens, passando per "Il Giro di Vite" di Henry James o per "Il Fantasma di Canterville", ironico e divertente, uscito dalla penna di Oscar Wilde, per arrivare a "La donna in Nero" ("The Woman in Black") di Susan Hill, senza trascurare i numerosissimi racconti di un genere in cui vari scrittori si sono cimentati, a volte rimanendovi confinati (vedi al riguardo la bella antologia curata da Roald Dahl e pubblicata per i tipi di Salani, con il titolo "Il Libro delle Storie di Fantasmi" (2001), anche se sono innumerevoli le raccolte di racconti e di brevi romanzi che hanno come tema fantasmi e case infestate), a volte producendo delle piccole gemme destinate ad essere ricordate..
E, in effetti, il romanzo di Boyle, si sviluppa in un'atmosfera decisamente dickensiana, per quanto con quell'ironia e leggerezza che contraddistingue la prosa di Boyne e che rendono l'intreccio originale e non noioso.
Nulla a che vedere, ad esempio, con la "pesantezza" della prosa di Susan Hill nel costruire la sua casa dei fantasmi, con una serie di passi canonici che dovrebbero contribuire al crescendo della paura, mentre la "vittima" di turno si trova in difficili situazioni in cui potrebbe soccombere ad una volontà maligna: eppure ogni volta riesce a salvarsi e aprogredire lungo una strada che porterà ad un'epifania per quanto terrificante.
Gli ingredienti utilizzati da Boyle, comunque, sono sempre quelli e lo schema narrativo identico, con la costruzione e definizione di un'atmosfera di paura/terrore attraverso accurate descrizioni la cui apparente "normalità" viene spezzata dall'introduzione ad arte di improvvisi squarci attraverso cui irrompe l'elemento perturbante.
La Casa dei Fantasmi ha un ritmo eccellente e il lettore viene letteralmente trasportato nel cuore di una torbida vicenda in cui -come sempre accade in questo tipo di storie - il male e il bene si scontrano sino al tragico epilogo e al ristabilirsi di una Pace che però è soltanto temporanea.

(Dal risguardo di copertina) “Se mio padre è morto la colpa è di Charles Dickens.
La vita cambia all’improvviso nell’arco di una settimana per Eliza Caine, giovane donna beneducata ma di carattere, amante dei buoni libri e di famiglia modesta ma rispettabile. Un’infreddatura le porta via il padre che, a dispetto di una brutta tosse, ha voluto ad ogni costo assistere a una lettura pubblica del grande scrittore inglese in una sera di pioggia londinese. Disperata per la morte del genitore, Eliza risponde d’impulso a un annuncio misterioso che la conduce nel Norfolk, a Gaudlin Hall, dove diventa l’istitutrice di Isabella ed Eustace, due bambini deliziosi ma elusivi.

Nella grande casa sembra che non ci siano adulti, i genitori dei piccoli Westerley sono di fatto assenti in seguito al terribile epilogo di una storia di abusi, ossessioni e gelosie. Ma contrariamente a quel che sembra, nei grandi ambienti della villa non è il silenzio a regnare: in quelle stanze vuote spadroneggia un’entità feroce e spietata, decisa a imporsi sulla donna per impedirle di occuparsi dei bambini.
Una ghost story dal crescendo mozzafiato, un pastiche all’inglese raccontato con gusto, un filo di divertimento e molti brividi da un autore che sa plasmare la materia letteraria.
Nota sull'autore. John Boyne è nato a Dublino nel 1971 e ha studiato Letteratura inglese al Trinity College. È l’autore di uno dei più clamorosi bestseller internazionali degli ultimi anni, Il bambino con il pigiama a righe (2006), divenuto poi un film di Mark Herman, oltre che dei romanzi Il ragazzo del Bounty (Rizzoli 2009), La sfida (BUR 2010), Il bambino con il cuore di legno (Rizzoli 2010), Non all’amore né alla notte (Rizzoli 2011), Che cosa è successo a Barnaby Brocket? (Rizzoli 2012), Il palazzo degli incontri (Rizzoli 2013) e Resta dove sei e poi vai (Rizzoli 2013). Vive e lavora a Dublino

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Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Letture
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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