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9 ottobre 2015 5 09 /10 /ottobre /2015 05:58
Inside Out. Ecco ciò che accade nella mente dell’11enne Riley: una bella semplificazione del mondo interno e delle sue emozioni
Inside Out. Ecco ciò che accade nella mente dell’11enne Riley: una bella semplificazione del mondo interno e delle sue emozioni
Inside Out. Ecco ciò che accade nella mente dell’11enne Riley: una bella semplificazione del mondo interno e delle sue emozioni
Inside Out. Ecco ciò che accade nella mente dell’11enne Riley: una bella semplificazione del mondo interno e delle sue emozioni
Inside Out. Ecco ciò che accade nella mente dell’11enne Riley: una bella semplificazione del mondo interno e delle sue emozioni
Inside Out. Ecco ciò che accade nella mente dell’11enne Riley: una bella semplificazione del mondo interno e delle sue emozioni

Il lungometraggio Inside Out é una presentazione accessibile del mondo emozionale e del funzionamento mentale nella costruzione delle esperienze, sul ruolo dei ricordi, sulla memoria a breve e a lungo termine e sulle esperienze emozionali correttive, il tutto sia nel funzionamento normale sia nel corso di un evento interiore drammatico, che parrebbe sfociare in un vero e proprio breakdown (con rottura e frammentazione del mondo interno, seguita da una ricostruzione su nuove basi).
Qui, si dà la massima rilevanza alle emozioni, piuttosto che ad altre funzioni psichiche. Sono le emozioni a governare tutto ciò che accade nella nostra mente in corso di formazione e tutto ciò che accade, in termini emozionali, avrà una funzione fondamentale nel plasmare i diversi aspetti della nostra personalità adulta. Questa visione è figlia di alcune correnti di pensiero che si sono sviluppate a partire degli anni Novanta e che hanno dato il massimo rilievo al mondo emozionale, in connessione con le teorie sul “pensare positivo”.
E’ per questo momento che nella “centrale di comando” si trovano ubicate cinque personaggi che rappresentano le quattro emozioni fondamentali e che sono Joy, Sadness, Anger, Fear e Disgust: dalla loro interazione si svilupperanno le esperienze. A capo del gruppetto di personaggi sta ovviamente Joy che cerca di fare in modo che le esperienze che vengono catalogate nella memoria a breve e a lungo termine siano il più possibile positive e luminose. Solo in questo modo, nella visione di Joy, sarà possibile garantire alla piccola Riley uno sviluppo sereno ed equilibrato e la costruzione di un rapporto con il mondo sereno e fondato sulla fiducia.
La stessa Joy, tuttavia, non ha esperienza e non tiene conto del fatto che non è possibile che tutto sia rose e fiori. E Joy cerca di tenere lontana dalla consolle di comando soprattutto la sua antitesi che è Sadness, senza sapere tuttavia che proprio dal contatto con la tristezza (il dolore per i danni fatti, da cui scaturisce il desiderio di porre rimedio) alcune esperienze possono evolversi.

In altri termini, occorre uscire da una sorta di paradiso edenico in cui tutto é bello e buono, scontrarsi con le difficoltà e con le asprezze del mondo per poter “crescere”. E’ quello che Joy, dopo una lunga e complicata avventura, imparerà a sue spese, aiutando Riley un momento di difficoltà.

E’ proprio l’impasto emozionale a garantire un sano e corretto sviluppo, a creare le premesse di una base sicura dalla quale organizzare proprio contatto con il mondo e a organizzare in modo fecondo il contatto cognitivo con la realtà.

In questo senso, il film non è lieto come lo sono in genere tutti i cartoni animati, fondati il più delle volte sulla scissione e sulla idealizzazione: qui irrompe come forza plasmante la depressione (nel senzo kleiniano del termine): per star meglio e superare certi scogli dell’esistenza, passando da una condizione di onnipotenza in cui si vuole avere tutto il buono ad una posizione in cui si accettano i limiti e ci si può confrontare con il dolore, considerando questo come parte fondamentale della nostra esperienza quotidiana.

Il film si fonda ovviamente solo su una delle tante teorie della mente, quella che sviluppatasi in anni di recente dà la preminenza nello sviluppo e nella nostra vita interiore e di relazione al la cosiddetta "Intelligenza Emotiva", fondata sulle teorie (un approccio cogniitivo costruttivista, più che un insieme di teorie) sviluppate da Daniel Goleman nei suoi due volumi, Intelligenza Emotiva. Cos'è e come può renderci felici (Rizzoli, 1994) e il successivo "Intelligenza Emotiva" (Rizzoli, 1997)con "Il cervello emozionale" a cui hanno fatto seguito un'enorme quantità di saggi sulle "molecole di emozioni", sulla "chimica delle emozioni" (e così via), sul controllo emozionale e manuali di auto-apprendimento per il controllo e/o liberazione delle emozioni sepolte dentro di noi, con l'apertura di un trend che si spinge sino ai nostri giorni, sino alla divulgazione per i più piccini, come è nel caso di questo cartoon della Pixar che mostra quanto la lezione sulle emozioni e sulle rispettive "emoticone" sia stata digerita e metabolizzata. 

Ma c'è anche da dire che il pubblico anglofono è ben più assuefatto di quello nostrano ai temi relativi alle emozioni nell'infanzia: cosa di cui dà testimonianza ilprofluvio di libri per l'infanzia centrati appunto sulle dimensioni emozionali dei personaggi, sulla loro forza iconica nell'espressività emozionale, mentre da noi - forse per atavico condizionamento culturale viene tuttora dato ampio primato al controllo razionale ed intellettuale (come traspare chiaramente anche dai percorsi educativi e psico-pedagogici per i più piccini).

Nel film, tuttavia, vi è è anche spazio per altri teorie della mente che riguardano gli aspetti più meramente neuroscientifici (come, ad esempio, l'excursus sulle modalità di funzionamento della Memoria e sulla sua suddicisione in "scomparti" e più propriamente psicodinamici, come ad esempio la suddivisione del funzionamento della mente per livelli di progressiva maggiore profondità, con una dimensione inconscia della mente che si spinge sino ad avere scomparti dove vanno ad accumularsi i frammenti di memoria che andrano persi per sempre, per via di successivi re-styling del contenuto conscio della mente.

Insomma, in questa carrellata, tutti gli interessi culturali e scientifici possono essere soddisfatti e nessuno potrà essere accusato di importanti omissioni, anche se il primato di tutto va alle emozioni che sono dislocati in una minima componente della mente che del funzionamento dell'intero cervello rappresentya la vera "centrale di comando".

Inside Out è un film interessante e lucido, ma anche divertente (con tristezza).

 

 

Il Trailer

La scheda del film

Regista: Pete Docter.
Interpreti (voci):Mindy Kaling, Bill Hader, Amy Poehler, Phyllis Smith, Lewis Black. «continua Kaitlyn Dias, Diane Lane, Kyle MacLachlan;
Titolo originale: Inside Out.
Genere: Animazione.
Ratings: Kids. Durata 94 min.
Origine: USA 2015. - Walt Disney/Pixar

Per un ulteriore approfondimento ecco la recensione pubblicata su www.mymovies.it/

(Marzia Gandolfi) Riley ha undici anni e una vita felice. Divisa tra l'amica del cuore e due genitori adorabili cresce insieme alle sue emozioni che, accomodate in un attrezzatissimo quartier generale, la consigliano, la incoraggiano, la contengono, la spazientiscono, la intristiscono, la infastidiscono. Dentro la sua testa e dietro ai pulsanti della console emozionale governa Joy, sempre positiva e intraprendente, si spazientisce Anger, sempre pronto alla rissa, si turba Fear, sempre impaurito e impedito, si immalinconisce Sadness, sempre triste e sfiduciata, arriccia il naso Disgust, sempre disgustata e svogliata. Trasferiti dal Minnesota a San Francisco, Riley e genitori provano ad adattarsi alla nuova vita. Il debutto a scuola e il camion del trasloco perduto nel Texas, mettono però a dura prova le loro emozioni. A peggiorare le cose ci pensano Sadness e Joy, la prima ostinata a partecipare ai cambiamenti emotivi di Riley, la seconda risoluta a garantire alla bambina un'imperturbabile felicità. Ma la vita non è mai così semplice. Il segreto della Pixar non risiede nell'abilità tecnica, sempre raggiungibile o perfezionabile, ma nella forza drammatica delle loro storie. Storie che non abdicano mai l'originalità narrativa. Prima un bel soggetto, a seguire la scelta grafica, sempre coerente con quella narrativa che tende a semplificare la superficie e mai la sostanza. La bellezza delle loro sceneggiature è costituita poi dai risvolti teorici, che dopo aver esplorato il mondo oggettuale e indagato i sogni delle cose, reificano le emozioni umane, in altre parole prendono per concreto l'astratto. Inside Out visualizza ed elegge a protagonisti della vicenda la gioia, la tristezza, la rabbia, la paura e il disgusto, emozioni che guidano le decisioni e sono alla base dell'interazione sociale di Riley, che a undici anni deve affrontare sfide e cambiamenti. Se Up svolgeva l'avventura di fuori, Inside Out la sviluppa di dentro, attraversando in compagnia di Joy e Sadness la memoria, il subconscio, il pensiero astratto e la produzione onirica di una bambina che sta imparando a compensare la propria emotività e ad assestarsi in una città altra. Diretto da Pete Docter, Inside Out impersona le voci di dentro con un radicalismo che impressiona e commuove. Con Inside Out Docter installa di nuovo l'immaginario al comando e ingaggia cinque creature brillanti per animare un racconto di formazione che mette in relazione emozioni e coscienza. Perché senza il sentimento di un'emozione non c'è apprendimento. Dopo la senilità e l'intenso riassunto con cui apre Up, che ha la grazia e la crudeltà della vita, Docter lavora di rovescio sulla fanciullezza, tuffandosi nella testa di una bambina, organizzando la sua esperienza infantile intorno a centri di interesse (la famiglia, l'amicizia, l'hockey, etc) e accendendola con flussi di pensieri sferici che hanno tutti i colori delle emozioni. E a introdurre Riley sono proprio le sue emozioni che agitandosi tra conscio e inconscio sviluppano le sue competenze e la equipaggiano per condurla a uno stadio successivo dell'esistenza. Nel cammino alcuni ricordi resistono irriducibili, altri svaniscono risucchiati da un'aspirapolvere solerte nel fare il cambio delle stagioni della vita e spazio al nuovo. A un passo dalla pubertà e resistente dentro un'infanzia gioiosa, che Joy custodisce risolutamente e Sadness assedia timidamente, Riley passa dal semplice al complesso, dal noto all'ignoto. Nel processo 'incontra' e congeda Bing Bong, amico immaginario che piange caramelle e sogna di condurla sulla Luna. Creatura fantastica generata dalla fantasia di una bambina, Bing Bong, gatto, elefante e delfino insieme, è destinato a diventare uno dei personaggi leggendari della Pixar Animation, rivelando un'anima segreta, la traccia di un sentimento e l'irripetibilità del suo essere minacciato dalla scoperta di una data di scadenza. Rosa e soffice come zucchero filato, guiderà Joy e Sadness dentro i sogni e gli incubi di Riley, scivolando nell'oblio per 'fare grande' la sua compagna di giochi. I personaggi, realizzati con tratti essenziali che permettono di coglierne la natura profonda (rotonda, esile, spigolosa), emergono l'aspetto intangibile del processo conoscitivo dentro un film perfettamente riuscito, che ricrea la complessità e la varietà dell'animazione senza infilare scorciatoie tecniche o narrative. Dentro e fuori Riley partecipiamo alle vocalizzazioni affettive indotte da Joy e Sadness che, finalmente congiunte, la invitano a comunicare la tristezza. Perché la tristezza, quando è blu e piena come Sadness, è necessaria al superamento dell'ostacolo e alla costruzione di sé. Impossibile resistere all'espressività emozionale delle emozioni primarie di Docter che privilegia anziani e bambini, gli unici a possedere una via di fuga verso il fantastico. Gli unici a volare via coi palloncini e ad avere nella testa una macchina dei sogni.

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Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Cinema
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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