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16 giugno 2015 2 16 /06 /giugno /2015 05:36
Manuale del perfetto Venditore di Droga. Opera prima di Alessandro Esposito riflette esperienze personali, ma è anche lo specchio di alcuni aspetti della società contemporanea

Apri il tuo regno,
sia fatta la mia volontà,
come in cielo
così pure a Scampia.

Dalla quarta di copertina del volume di Alessandro Esposito

(Maurizio Crispi) Il volume di Alessandro Esposito, Manuale del Perfetto Venditore di Droga. Romanzo con Business Plan (edito da Zero91, 2010), è il distillato di esperienze personali vissute dall'autore in prima persona (ovviamente con licenza letteraria), ma è nello stesso tempo un affresco di certi aspetti della società contemporanea e di tutto ciò che concerne l'uso di droghe che, finite nel silenzio le grandi battaglie sociali e sanitarie portate avanti negli anni Novanta del secolo scorso e nei primi anni del nuovo secolo, sembra essersi inabissato come un fiume in un territorio calcareo che corre sommerso, senza più dare segno di sé, dopo la legge nefasta che penalizzava in modo marcato i consumatori, spingendoli a scendere ancora di più nell'invisibilità sociale.

L'altra faccia della medaglia di tutto ciò è il progressivo inaridimento dei finanziamenti ai servizi pubblici per le tossicodipendenze e allo spegnersi progressivo delle politiche sociali contro la droga (e alla fine del dibattito politico sul tema).

Il fatto è che il consumo di droghe non suscita più scalpore, non fa notizia, a nessuno più interessa se qualcuno muore di overdose, ma sostanzialmente perché il consumo di droghe, di certe droghe in particolare (quelle stimolanti) é cresciuto a dismisura, capillarizzandosi.
In assenza di tossicodipendenti "clinici", c'è un numero enorme di semplici consumatori edonistici, ricreativi, del sabato sera e delle movide sfrenate del fine-settimana, ma avanza anche l'esercito dei consumatori performativi che hanno imparato a gestire chimicamente le proprie perfomance (di studio, lavorative, sessuali) e che, per necessità di cose sono diventati dei piccoli alchimisti con una dinamica di spaccio che segue le loro esigenze, fornendo di volta in volta ciò che occorre.

Lo spacciatore, anche lui capillarizzato, soprattutto in piazze di vendita che sfuggono alla logica fortemente gerarchicizzata vigente in alcune città (modello "Scampia", anche questo del resto non più rigido come un tempo), deve essere un "professionista" duttile e discreto, capace di tenere un portafoglio clienti, anche loro capaci di discrezioni e, soprattutto, solventi.

Tutto questo ci mostra lucidamente (ed impietosamente) il libro-verità di Alessandro Esposito, che getta una luce sui riti e gli intrallazzi di questo mondo sommerso, in cui - se ci si muove accortamente - si rimediano facilmente i soldi necessari per iniziare l'impresa e poi per gestirla, acquisendo - come elemento non di secondaria importanza - potere nelle relazioni con gli altri e ottenendo ogni sorta di vantaggi, salvo ad incappare nelle maglie delle legge. Ma anche questo è un puro incidente di percorso, dal quale ci si può facilmente risollevare per ricominciare, magari su basi migliori, magari armati - paradossalmente di un "Business Plan" ottenuto al momento della propria liberazione da un compagno di cella che, per ingannare il tempo, ha messo nero su bianco tutto ciò che è utile sapere per condurre in maniera efficace e renumerativa i propri commerci di droga.

Chi lavora in questo settore, dovrebbe sicuramente leggere questo libro, per avere un quadro di come si muovono le cose: ma si comprende bene, perchè la ddroga non interessa più a nessuno come problema, mentre si fa sempre più interessante come "oggetto di consumo".


(Dal risguardo di copertina) Questa è la storia di un individuo dal destino già scritto.
Un ragazzino che ha avuto come scuola la strada.
Un ragazzo che è un re magio in un presepe chimico illuminato da mille neon color piscio.
Come madre una zoccola.
Come padre un bidello cornuto.
Come miglior amico la coca.
Come amante un trans.
Il ritmo delle sue giornate è scandito da coca da vendere e perversioni da consumare.
La sua unica certezza è che dio te la manda buona, se sai scegliere il dio giusto.
È così che si vive nella periferia nord di Napoli.
La coca non è sballo a Scampia.
È il mezzo attraverso il quale diventare ricchi. Acquisire denaro e potere.
La salvezza forse arriva anche per lui sotto forma di un controverso manuale che fa del crimine un’arte.
Manuale del perfetto venditore di droga è un romanzo che descrive un’Italia invisibile che giornali e televisioni non riescono a raccontare. Un libro – ispirato agli anni più oscuri dell’autore – che lacera La scimmia sulla schiena di Burroughs innestandola agli incubi consumistici della "Vita liquida" di Bauman.
E' la storia di uno spacciatore improvvisato. Uno spacciatore per scelta - la scelta di non aver scelto - che, come Pablo Emilio Escobar Gaviria, si rivela bravissimo nel commercio della cocaina. Perché la droga è un business. Anzi, è il business del millennio. Si guadagna molto perché il rischio è alto. Molto alto. I creditori. Gli sbirri. La concorrenza. La galera. I debitori. Ma non finisce ammazzato come El Patron.
Finisce a Milano, cambia lavoro, mette su famiglia e scrive un libro.
Un manuale che parla di un'attività particolare, per di più illegale, analizzandola con un approccio manageriale.
"Per farvi accumulare una vera fortuna senza farvi arrestare. Perché, come ogni altra impresa, anche vendere la droga è un'attività che deve essere pianificata con cura e attenzione. Quindi anche con un business-plan".
Manuale del perfetto venditore di droga è un romanzo autobiografico con business plan. La prima parte è il diario degli anni raminghi dell 'autore, un Gomorra raccontato da protagonista, la seconda è un vero manuale di management: se non fosse per il tema potrebbe essere edito dalla Harvard University Press.

Nota sull'Autore. Alessandro Esposito (Napoli, 1974) ha trascorso un decennio turbolento in giro per l’Italia, un’Italia borderline. Poi una conversione, non religiosa, lo porta lontano dalle periferie. Ora vive a Milano, ha due figli e, dopo aver lavorato per quattro anni per la più grande agenzia di pubblicità meneghina, si è messo in proprio. Un’attività legale, questa volta. Manuale del perfetto venditore di droga è il suo esordio letterario.

Un'intervista con Alessandro Esposito. Alessandro Esposito è l’autore del libro “Manuale del perfetto venditore di droga” edito da Zero91. Un racconto che nasce da esperienze vere, che si nutre di grande ironia e molta compassione. Un racconto reale delle strade di Scampia da parte di chi le ha vissute per davvero. Ed oggi ci consegna un affresco sincero, umano, e che riesce a spiegare (bene) molto di ciò che sembra già essere conosciuto.
Il tuo libro affascina, diciamocelo pure, perché sembra che tu abbia spacciato droga per davvero e vissuto sulla strada, quindi vogliamo mettere un attimo di ordine alla biografia, prima di continuare?
“E’ chiaro che l’argomento mi è noto. D’altronde risulterebbe difficile raccontare in modo profondo una realtà così particolare senza averla vissuta davvero. Come tanti altri giovani ho passato diversi anni per strada, campando tra criminali, trafficanti e situazioni pericolose. E ovviamente ho conosciuto - stando per strada è inevitabile che ciò succeda - la droga: la droga è l’elemento principale di aggregazione criminale nonché il prodotto che - più di altri - ti permette di arricchirti in fretta e conquistare immediatamente potere e territorio. Tutto questo nel mio caso è durato per molti anni, prima da consumatore e poi da trafficante organizzato. Da diversi anni invece ho scelto la via della legalità e oggi lavoro come pubblicitario a Milano, dove ho messo su una famiglia meravigliosa”.
Chi scrive e vuole raccontare la Camorra e i suoi traffici deve avere un retroterra di vissuto reale, o è un accessorio? Bisogna sporcarsi le mani o meno?
“Dipende. Oggi tutti parlano di camorra. Sembra essere il piatto del giorno per giornalisti e scrittori. Io farei distinzione tra il volerla raccontare da osservatori esterni, cosa più che legittima e che spesso produce risultati giornalistici ed editoriali da premio, ed avere la pretesa di volerla raccontare dall’interno. In questo caso bisogna averla vissuta. Un poco come gli psicologi che rispondo alle domande sui tormenti amorosi, nella posta del cuore: possono dare risposte esaustive e impeccabili, ma i veri tormenti li conosce solo l’innamorato”.
Scampia, Secondigliano sempre uguali, stesse storie e medesime tarantelle, vorrei conoscere il tuo punto di vista del perché non cambia una virgola mai in quel territorio del napoletano.
“A Secondigliano, come in tante altre periferie del mondo, è troppo radicata la cultura dell’arricchimento immediato e del consumo, nelle sua forme più voraci. Gli unici modelli che funzionano sono quelli di chi riesce a conquistare il potere subito e senza regole. E l’unico sistema per raggiungere questi risultati, nei ghetti e nelle periferie, è il crimine. Pertanto è difficile, almeno nell’immediato, che cambi questa scenario. Questo soprattutto a causa di uno stato che in alcuni territori è praticamente assente, ha gettato la spugna e ha imbarbarito migliaia di cittadini privandoli di strumenti essenziali come la scuola, i servizi sociali, i punti di aggregazione e tanto altro. Forti di questa assenza, le organizzazioni criminali sono diventate l’unico punto di riferimento concreto per sfuggire ad una vita fatta di miseria e privazioni. E anche per tentare la fortuna.
Napoli è la più grande piazza di spaccio. Milioni di euro che cambiano mano ogni giorno. Dal tuo punto di vista esiste una sorta di disegno criminale maggiore, o è solo un arricchimento che vive giorno per giorno senza nessun grande schema di fondo?
“Lo schema di fondo, il disegno maggiore e unico, non è creato a tavolino da supergruppi criminali. Questa è, secondo me, assoluta fantascienza. E’ la longa manus del mercato a equilibrare la filiera criminale che deve essere sempre perfetta ed efficiente. Al mercato non importa se oggi un super trafficante (o un piccolissimo spacciatore) venga ucciso, l’importante è che da domani qualcuno prenda il suo posto è il consumatore venga soddisfatto, nel nome del dio mercato. Ne è prova il frenetico avvicendarsi di boss che si sostituiscono ormai nel giro di pochi mesi, giusto il tempo in cui riescono a dimostrarsi più efficienti di altri (non era mai stato così negli anni passati). E nonostante questa precarietà di "dirigenze criminali", il mercato non si ferma mai. Il venditore è relativo, è la vendita ad essere essenziale. Perciò, se può risultare facile per le forze dell’ordine eliminare un camorrista, molto più complesso è sradicare la camorra”.
La tua storia personale ti ha fatto conoscere anche Castel Volturno qual è il tuo punto di vista sulla criminalità africana presente.
“Ero frequentatore assiduo di quei posti. Una terra di frontiera dove gli africani fanno affari per chilometri e chilometri. Sia droga che prostituzione. Spaccio di polvere chimica e di carne umana. Tutto senza controllo. Ricordo che gli episodi di violenza, su quelle strade, erano all’ordine del giorno. Africani che fregavano sul peso gli italiani e italiani che caricavano i neri nelle loro auto e poi li derubavano della droga. Anche se non mancavano trafficanti serissimi e nella zona comunque si era creato un grande mercato, tutto sommato affidabile. Molti italiani si riforniscono di droga nella zona. A quanto so, tolti tragici episodi recenti, questa presenza africana (nigeriana in particolar modo) negli anni passati non è mai stata ostacolata dai criminali locali che qui la fanno da padroni. Quindi suppongo che abbia portato vantaggi anche a loro. Non credo che la camorra regali fette di territorio per pura generosità”.
Si discute molto di camorra, ormai è un argomento ben noto. Di tutta la letteratura che si è fatto e si fa cosa ti ha colpito maggiormente e cosa invece ti ha dato fastidio.
“Questo è un bene perché i riflettori sono puntati su un problema importante. Diverso è trasformare il fenomeno in pura merce da vendere sotto ogni forma. A questo proposito tengo a precisare che io non ho scritto nella fattispecie un libro sulla camorra, tutt’altro. Ho scritto una storia sorprendente (e un business plan che spiega come diventare narcotrafficanti) ambientata nella periferia malsana di Napoli soprattutto perché è il posto che conosco meglio. E che quindi so raccontare meglio”.

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Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Letture Società
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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