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13 giugno 2015 6 13 /06 /giugno /2015 06:11
Land Grabbing. Un fenomeno che sta diventando di rilevanza geopolitica, come una forma di neo-colonialismo

La locuzione inglese land grabbing (letteralmente «accaparramento della terra») identifica una controversa questione economica e geopolitica venuta alla ribalta nel primo decennio del XXI secolo, riguardante gli effetti di pratiche di acquisizione su larga scala di terreni agricoli in paesi in via di sviluppo, mediante affitto o acquisto di grandi estensioni agrarie da parte di compagnie transnazionali, governi stranieri e singoli soggetti privati.

Sebbene il ricorso a simili pratiche sia stato largamente diffuso nel corso della storia umana, il fenomeno ha assunto una particolare connotazione a partire dagli anni 2007-2008, quando l'accaparramento di terre è stato stimolato e guidato dalle conseguenza della crisi dei prezzi agricoli di quegli anni e dalla conseguente volontà, da parte di alcuni paesi, di assicurarsi le proprie riserve alimentari al fine di tutelare interessi nazionali alla sovranità e alla sicurezza in campo alimentare.
Il fenomeno del land grabbing può essere foriero di buone opportunità e di rischi per i paesi destinatari del fenomeno: da un lato, le acquisizioni possono garantire un'iniezione di preziose risorse per investimenti, in realtà economiche in cui queste ultime sono necessarie ma scarseggiano; d'altro canto, esiste il rischio concreto che le popolazioni locali perdano potere di controllo e di accesso sulle terre cedute e sulle risorse naturali collegate alla terra e ai suoli, come, ad esempio, l'acqua. Risulta cruciale, pertanto, assicurare che le acquisizioni siano realizzate in modo da minimizzare i rischi e massimizzare le opportunità di crescita e sviluppo economico.

Una delle condizioni sfavorevoli da rimuovere è stata individuata, da ricercatori della Banca Mondiale, nella detenzione privata di terre, da parte di comunità locali, sulla base di titoli di proprietà informali e non certi.
Per alcuni esperti in geopolitica il fenomeno del land grabbing è una sorta di colonialismo rivisitato in chiave moderna e portato avanti senza guerre, operazioni militari o trattati, ma semplicemente in forza di atti notarili.
Il giornalista Stefano Liberti ha condotto un'inchiesta esaustiva e approfondita sul fenomento in questione che è stata pubblicata da Minimum Fax (2015), con il titolo, Land Grabbing. Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo
Nell’anno dell’Expo torna in libreria il primo reportage al mondo sull'allarmante fenomeno del land grabbing, con una nuova prefazione aggiornata. Dopo la crisi finanziaria del 2007, la terra da coltivare (specie quella del Sud del mondo) è diventata oggetto di un frenetico «accaparramento» il cui risultato è una nuova forma di colonialismo che rischia di alterare gli scenari internazionali.

Viaggiando fra l’Etiopia e il Brasile, l’Arabia Saudita e la Tanzania, passando per la borsa di Chicago, la FAO e le convention finanziarie, Liberti fa luce su un fenomeno poco indagato ma di scottante attualità, svelandoci come i legami fra politica internazionale e mercato globale stiano cambiando il volto del mondo in cui viviamo.

Hanno detto del libro di Stefano Liberti:

Un libro meraviglioso, perfettamente corretto nelle osservazioni e intelligente nelle conclusioni. Stefano Liberti è più che un grande giornalista: è un grande scrittore. (Oivier De Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo)
Una delle analisi più profonde del capitalismo agrario e nello stesso tempo uno dei diari di viaggio più avvincenti del XXI secolo. I racconti precisi, a volte cattivi, di Liberti non sono solo piacevoli. Servono anche a ricordarci che la crisi alimentare coinvolge persone vere (Raj Patel)
In tutto ciò che Liberti scopre e documenta durante questo viaggio nella nostra catena alimentare ci sono lezioni che dovremmo imparare per prepararci a un futuro difficile. (The Financial Times)

Nota sull'autore. Stefano Liberti (1974) pubblica da anni reportage di politica internazionale sul Manifesto e altri quotidiani e periodici italiani e stranieri. Nel 2004 ha pubblicato -­ insieme a Tiziana Barrucci -­ Lo Stivale meticcio. L’immigrazione in Italia oggi (Carocci). Collabora con il programma televisivo C’era una volta ed è tra i curatori di mwinda, sito di analisi geopolitica sull'Africa. Un suo reportage è incluso nell’antologia Il corpo e il sangue d’Italia (minimum fax 2007). Per minimum fax ha pubblicato A sud di Lampedusa (2008), con il quale ha vinto il prestigioso premio di scrittura Indro Montanelli, e Land grabbing (2011). Ha ottenuto il premio giornalistico Marco Luchetta, il premio Guido Carletti per il giornalismo sociale e il premio L’Anello Debole (sezione tv).

Land Grabbing. Un fenomeno che sta diventando di rilevanza geopolitica, come una forma di neo-colonialismoLand Grabbing. Un fenomeno che sta diventando di rilevanza geopolitica, come una forma di neo-colonialismo

La prima cosa che colpisce è la vastità. Terre rigogliose che si estendono a perdita d’occhio. Colline verdeggianti che scivolano sulle rive di un lago dalle acque cristalline. Poco sotto
l’altopiano, le asperità su cui sorge Addis Abeba si addolciscono in una campagna che somiglia all’Eden perduto. Il sole splende. L’aria è limpida. Nulla a che vedere con l’atmosfera rarefatta della capitale, dove i gas di scarico si impastano con il poco ossigeno disponibile a 2300 metri d’altitudine.
Siamo ad Awassa, nel cuore della Rift Valley etiopica, trecento chilometri a sud di Addis Abeba. Il paesaggio circostante è di una bellezza da togliere il fiato. Sulla via che porta verso l’ingresso di questa cittadina, si susseguono cartelli di aziende agricole. C’è un simbolo, un nome, qualche volta un numero di telefono di un ufficio lontano. Al di là dei cancelli non si vede nulla. Solo una distesa senza fine di terre apparentemente incolte
Ma proprio dietro quei cancelli, a una distanza che protegge da occhi indiscreti, c’è l’ultima frontiera dello sviluppo agricolo del paese africano: serre ad alta tecnologia, in cui crescono legumi, frutti, verdure, oppure piantagioni di colture da destinare ai cosiddetti agrocarburanti. Uno sviluppo che l’Etiopia ha affidato agli investitori stranieri, in un gigantesco piano d’affitto a lungo termine che l’ha trasformata nella meta di businessmen e avventurieri provenienti da
mezzo pianeta.

L'incipit del volume

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Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (fonti web) - in Anticipazioni
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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