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18 maggio 2015 1 18 /05 /maggio /2015 06:07
Il vecchio Leone torna a ruggire

Sono alle prese con un esercizio ginnico.

Devo arrampicarmi su per una pertica di cinque metri, come facevo con molta prestanza ai tempi della scuola (ero uno dei migliori e riuscivo anche a salire a forza di braccia con le gambe a squadra).

Ma i tempi sono cambiati, sento il mio corpo pesante e i muscoli poco reattivi.

Ciò che prima era facile come bere un bicchier d'acqua, si è trasformato in un'impresa difficile e rischiosa

A fatica, mentre ogni parte del mio corpo urla di dolore, riesco a sollevare il mio corpo centimetro dopo centimetro, fino ad arrivare alla cima.

Una grande conquista per me, ma nessuno mi ha visto.

Mentre compio quest'impresa vedo che c'è un armo (è un quattro di coppia) pronto ad andare con i remi tesi indietro per abbracciare l'acqua con una prima spinta.

Ed io non faccio parte dell'equipaggio.

Avverto una vibrazione di rammarico dentro di me.

Vorrei gridare: "Aspettatemi!", ma la voce mi manca: ho sprecato tutte le mie forze (risibili) per arrampicarmi lungo la pertica.

E dall'alto della coffa che ho faticosamente raggiunto guardo l'imbarcazione che, con bracciate vigorose e coordinate, si allontana, facendosi sempre più piccola, per finire inghiottita dall'orizzonte lontano.

Una voce fuori campo sussurra che avrei dovuto dirlo prima, se avessi avuto intenzione di partecipare all'impresa e che tutti avevano pensato che non fossi interessato, visto il mio silenzio persistente e sprezzante.

Il corpo con gli anni cambia: e, alla fine, senza nemmeno essercene resi conto ci ritroviamo diversi da quelli che eravamo stati, altre persone, con altre capacità, con diversi limiti, con una diversa morfologia, senza più la sensazione di una capacità illimitata, ma con uno spazio ristretto, rinchiusi in uno spazio ristretto a volte non più grande di una piccola gabbia.

Ma qualche volta, anche se fiaccato, il vecchio leone ritorna a ruggire

Il vecchio Leone torna a ruggireIl vecchio Leone torna a ruggire
Il vecchio Leone torna a ruggire

Un insolito metodo di pesca tipico delle culture dello Shi Lanka. Le foto realizzate a Koggala, sono lo specchio di come l’uomo, in base al territorio ed alle sue risorse, possa pescare in maniera veramente sostenibile.

La pesca con la pertica, chiamata in inglese stilt fishing, è praticata all’alba e al tramonto, i pescatori sono seduti su di un trespolo o pertica in legno, a pochi cm dall’acqua. I pali che vengono piantati in acqua rimangono un “patrimonio familiare” che viene tramandato di generazione in generazione.

Appollaiati su questi pali, i pescatori catturano sardine, aringhe e piccoli sgombri che la mattina vengono poi portati al mercato del pesce.

Le canne da pesca, semplici bastoni di bambolo, sono dotati di una lenza che riporta l’amo, a cui i pescatori innescano vermi di sabbia raccolti sul luogo di pesca.

Il palo portante è fissato sul fondo del mare e quasi in cima c’è una barra trasversale, chiamata Petta, su cui i pescatori si siedono.

L’equilibrio precario fa si che il pescatore con una mano trattenga la canna e con l’altra si appoggi al palo per evitare di cadere in acqua.

E' una tradizione di pesca che tende a deperire, purtroppo.

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Published by Frammenti e Pensieri Sparsi - in Sogni
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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